Vie nuove e riattrezzamenti

Leggere con attenzione prima di proseguire!

Il Vallone di Sea si colloca in un ambiente prettamente alpino, austero e severo. Le pareti di roccia, sulle quali viene praticata l’arrampicata, si collocano ad una quota variabile tra i 1500 m e i 2700 m. L’avvicinamento varia dai 45-60 minuti per le strutture più vicine fino alle due ore e oltre per quelle ubicate nei posti più reconditi. Fondamentale essere sempre aggiornati sulle previsioni metereologiche prima di intraprendere qualsiasi scalata.

Gli interventi in progetto o già realizzati dall’associazione “Rocciatori Val di Sea” non hanno l’intento di “mettere in sicurezza” gli itinerari del Vallone bensì di cercare di sostituire, almeno in parte e nei limiti del possibile, l’attrezzatura presente considerata vetusta e soggettivamente non più affidabile. Nessuna delle vie del Vallone presenta o presenterà una chiodatura “plaisir” e nessuna ha subito o subirà una chiodatura integrale a fix. La pubblicizzazione, il rinnovamento o piazzamento di attrezzatura non implica che l’associazione, o chi per essa, intenda arrogarsi la custodia o la manutenzione del luogo e di quello che vi è collocato, né che garantisca la “sicurezza” o l’esclusione di incidenti dovuti a cedimenti di chiodi, protezioni fisse, massi ecc.. Si precisa che l’opera intrapresa NON ha fini di lucro o commerciali ma solamente l’intento di riportare alla luce vie oggi dimenticate.

E’ pertanto esclusivo onere dell’arrampicatore, che percorrerà tali vie, valutare con occhio critico lo stato della chiodatura in loco, eventualmente sostituendo o integrando parte degli ancoraggi fissi (quali ad esempio cordoni, maillon rapide, chiodi tradizionali) ed intraprendendo la scalata solo se ritiene di possedere adeguate capacità tecniche-psico-fisiche (capacità a proteggersi con mezzi amovibili, capacità di valutazione e ricerca del percorso). Essendo inoltre le strutture rocciose soggette ad assestamenti e potenziali crolli l’arrampicatore dovrà essere in grado di verificare con occhio critico eventuali lame o blocchi instabili, rinunciando alla scalata in caso di pericolo.

Per la tipologia dell’ambiente, dell’arrampicata e dell’attrezzatura presente in loco, TUTTE le PARETI del VALLONE devono essere considerate TERRENO D’AVVENTURA.
Si pregano i sigg. arrampicatori di segnalare, a questo sito, eventuali manomissioni alla chiodatura, condizioni di pericolo rilevate, suggerimenti, etc.

L’ATTINGERE INFORMAZIONI DALLE RELAZIONI DI QUESTA PAGINA, IMPLICA L’ACCETTAZIONE DELLE VOSTRE RESPONSABILITA’

18 GIUGNO 2016

I nostri soci Luca e Matteo Enrico ci comunicano l’avanzamento di alcuni lavori di riattrezzamento sulla Parete del Naufrago

PARETE DEL NAUFRAGO (VALLONE DI SEA) – Parete Sud-Est
ALPI GRAIE MERIDIONALI – VAL GRANDE DI LANZO – Forno Alpi Graie (TO)

Via: “Del Calice del Principe” , TD+, 1 passo di A1.
Altezza parete 150m
Aperta il 16/08/1984 da G.C. Grassi e I. Meneghin.

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso. Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero fino a una zona terrazzata dove scorre dell’acqua di risorgenza, superarla e entrare tra le piante, giungendo sotto la “coppa” del “calice rovesciato” (osservando bene la parete dal sentiero si può notare che la costola che divide in due la grande placconata centrale sembra curiosamente essere lo stelo di un calice rovesciato, dove la base è costituita dai due tetti che delimitano la costola stessa). (attacco a quota 1500m, 300m di dislivello, 45’ / 1 h circa).

TRACCIATI (nuovo)

DESCRIZIONE VIA:
Tre possibili attacchi:
a) Quello originale: portarsi al centro della “coppa” dove c’è una sorta di pulpito roccioso (qui attacca la via “Tra Parentesi”, fix alto visibile e scritta alla base), superarlo e proseguire nel bosco per circa 50m fino a dove inizia una rampa erbosa ascendente da dx a sx (all’inizio della rampa attacca la via “Storie di Sea”, fix visibile e scritta alla base). Salire con attenzione la rampa che prima si allarga (zona con alberi alla base della fessura “dei soliti ignoti”) per poi stringersi di nuovo divenendo gradinata e meno marcata. Si arriva alla base del camino “Flared Chimney”, primo vero tiro della via. Qui si trova 1 fix di sosta della via “Tra Parentesi”. Portarsi nel camino sfruttando la variante (1 fix) della suddetta via (la via originale passava nella fessurina cieca ed erbosa sulla verticale del camino). Usciti dal camino si perviene sul pulpito (sosta con catena) alla base dello “stelo” (la gradazione originale del camino è V+ ma un 6A+ non guasta).
b) Fare il primo tiro della via “Tra Parentesi” (6C) e portarsi alla base del “Flared Chimney”. Da qui come il punto a). In questo modo si evita la rampa erbosa.
c) In alternativa fare i primi due tiri della via “Arabesque” per portarsi sul pulpito alla base dello “stelo”. La via “Arabesque” attacca all’estremità sx della “coppa”, prima del pulpito roccioso dove attacca “Tra Parentesi”, a sx di un marcato diedro strapiombante con lame e blocchi e all’inizio di un’evidente rampa gradinata ascendente da dx a sx, dove parte la via “Della Fisarmonica”. Salire un sistema di belle lame e fessure, uscire in placca a sx e pervenire su un’esigua cengia con albero, ben visibile dal basso. Sosta con 1 fix da collegare all’albero. Uscire quindi dalla nicchia con atletica arrampicata e seguendo tutto il camino fessura giungere alla sosta con catena sul pulpito, come per le soluzioni a) e b). Questi due tiri sono max V+.
In ogni caso fin qui si fanno due tiri, consigliabili le soluzioni b) o c), sconsigliata la a).

3° tiro) La via originale percorre integralmente il diedro che si origina sul lato dx dello stelo, purtroppo molto disturbato dalla vegetazione soprattutto nella sua seconda parte. Conviene pertanto salire il tiro della via “Tra Parentesi” (numerosi fix) fino al termine dello stelo e qui proseguire dritti sul muro per l’originale fino al diedrino prima della cengia, dove si trova il passo d’artificiale (1 fix con cordone). Il tiro è circa 6B+ con un passo di A1. Ribaltarsi sulla stretta cengia dove si trova una grande lama, traversare a dx fino alla sosta con 2 fix più cordone (comune alla via “Tra Parentesi”).
4° tiro) Traversare a dx sulla cengia, superare la sosta con catena di “Flutti Magici”, giungendone fino al suo termine, con un passo in traversata in leggera discesa arrivare sullo spigolo, doppiarlo e salire qualche metro in fessura uscendo a dx su un gradino con lama, con un esposto traverso arrivare su dei gradini alla base di una evidente fessura rovescia. Sosta con 2 fix da collegare. V grado esposto.
5° tiro) Salire la soprastante fessura rovescia inizialmente difficile (V+). La lama alla sua sommità permette di portarsi verso dx e ribaltarsi su una cornice orizzontale (V) che, via via più facile, si segue fino a una comoda cengia con albero. Sosta su 1fix più albero, a dx si trova la sosta con catena della via “Storie di Sea”.
6° tiro) Salire l’atletica fessura-lama giallastra sopra l’albero, al suo termine traversare a dx verso lo spigolo salendo per gradoni fino a un fix. Non infilarsi nel diedro con pianta a dx (bello e difficile nella seconda parte ma disturbato dalla pianta e dalle sue radici nella prima) ma ascendere verso sx fino alla base di un arbusto sopra il quale si genera una bella fessura ad incastro. Superarla e giungere su un comodo gradino da cui si genera una stretta e inclinata rampa-cornice verso dx. Con delicata e sbilanciante arrampicata superarla e giungere alla sosta posta sull’ultimo muretto a sx del tetto sommitale. Tiro nel complesso di V+/6A. La via originale superava questi ultimi pochi metri per portarsi sulla sommità della parete, da cui è possibile tornare alla sosta calandosi dalla pianta. Essendo quest’ultimo tratto sempre sporco e bagnato è consigliabile fermarsi alla sosta.

DISCESA:
Doppia 1-da L6 alla cengia di L5, sfruttando la sosta con catena.
Doppia 2-da qui scendere verticalmente sulla via “Storie di Sea” fino alla sosta attrezzata.
Doppia 3-con una lunga doppia, un po’ a sx (faccia a monte), arrivare fino alla larga cengia con alberi (quella che si salirebbe con la soluzione a) di attacco).
Doppia 4-scegliendo la pianta migliore calarsi per una ventina di metri fino alla base.

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, un paio di microfriend e un n°4 utile per l’ultimo tiro.

NOTE:
Via molto bella che con grande intuito aggira i punti più strapiombanti della parete, le soste non ne hanno comunque diminuito l’impegno, rimane una via dalle caratteristiche prettamente alpinistiche.
Purtroppo il diedro originale sullo “stelo” è tuttora molto disturbato dalla vegetazione, se possibile sarà oggetto di una pulizia, per ora è possibile salire con bella arrampicata per metà del tiro di “Tra Parentesi”.

TRONO DI OSIRIDE BRACCIOLO SX (VALLONE DI SEA) – Parete Ovest
ALPI GRAIE MERIDIONALI – VAL GRANDE DI LANZO – Forno Alpi Graie (TO)

Via: “Diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” , ED+
Altezza parete 140m
Aperta nell’ottobre 1989 da G.C. Grassi e S. Stohr.

TRACCIATO

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione (progressione poco agevole), portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 20’ circa).
L’attacco della via è posto nella direttrice di un grande diedro biancastro, a dx di una grande scaglia e in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e caratterizzata da roccia molto rotta. La via è compresa tra “I misteri della fisica” e “I misteri della meccanica”. Un fix con cordone blu segna il punto d’attacco.

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Portarsi sulla cengetta a sx della rientranza e nella direttrice di un arbusto, prestando attenzione alla roccia attaccare direttamente un primo muretto (1 fix con cordone blu) sfruttando un ottimo appiglio su quarzi. Portarsi alla base di un incassato diedro che presenta subito un passaggio atletico (chiodi originali in posto, 6A+), superarlo interamente uscendo in una zona gradinata. Portarsi sul muro di sx (probabilmente l’originale usciva nel diedro molto sporco di dx) e per gradoni innalzarsi fino a una zona più ripida, superare un passo più delicato (1 fix, 6A) e ribaltarsi in una zona erbosa. Tralasciare la vecchia sosta, sfruttando il chiodo come assicurazione, e ribaltarsi su un comodo terrazzo a dx di una gigantesca stele orizzontale, alla base del grande diedro biancastro. Sosta con 2 fix+cordone+maillon.
2° tiro) Attaccare il grande diedro fessurato con difficoltà via via crescenti (5C, poi 6B e 6C+, chiodi e spit originali colorati di verde) fino a un ribaltamento molto difficile (A1, 7A?) dove la fessura di fondo diviene cieca. La via abbandona ora lo strapiombante diedro soprastante proseguendo in traversata verso dx, sotto un tetto (1 fix, 1 spit originale e 1 chiodo, A1, in libera possibile? Allungare bene le ultime protezioni, attenzione agli attriti) fino al suo termine, ribaltarsi quindi a dx su dei gradini e per un ottimo sistema di fessure in sosta (6A). Sosta con 1 fix e 2 spit originali.
3° tiro) Alzarsi nel diedro a sx della sosta e superare subito un tratto molto difficile (6C+/7A o A1), proseguire più facilmente prima per una lama e poi sul muro di dx (6A, spit e chiodi originali di colore verde) fino a una zona gradinata dove c’è la sosta; tiro breve. Sosta con 1 fix+2 spit originali+maillon+cordone.
4° tiro) La via originale superava il diedro erboso ed appoggiato sopra la sosta, dal chiodo scavalcare invece lo spigolo di sx e portarsi nel primo diedrino fessurato e superarlo interamente in Dulfer sfruttando la stupenda fessura da dita (6B+). Al suo termine (1 fix) traversare a dx con un passaggio in leggera discesa per portarsi alla base di una larga fessura. Sosta con 1 fix+1 chiodo originale di colore verde. Questa sosta è evitabile ma consigliabile, visti gli attriti e la lunghezza per giungere alla sosta successiva. Se la si vuole saltare allungare molto bene il fix prima del traverso.
5° tiro) Superare direttamente la larga fessura (friend 4BD) fino a un chiodo (questo di colore rosso), aiutandosi con una lama traversare a dx per prendere la successiva, larga, fessura (anche qui ci si protegge bene con il 4BD, o se ne portano due o il primo messo lo si può recuperare una volta rinviato il chiodo). Superare la prima aggettante sezione e quindi la successiva più verticale, la fessura continua ad essere molto larga (1 fix e 1 chiodo originale) fin quasi in uscita. Superati gli ultimi metri su una bella lama-fessura ribaltarsi su una zona appoggiata. Vincere quindi l’ultimo risalto per una fessura ancora difficile (6A+, friend 3 e 2 BD) giungendo su una cengia erbosa con pianta. Sostare sulla pianta.
A questo punto la via originale superava ancora l’ultima più articolata parte per arrivare alla sommità della parete, visto lo scarso interesse la via è stata però fatta terminare qui.

DISCESA:
Dalla pianta di L5 spostarsi con cautela alla ben visibile sosta posta a sx (sosta di calata con 2 fix+maillon+cordone). Doppia 1: calarsi fino a L3.
Doppia 2-da L3 a L1 (essendo la sosta un po’ spostata dalla verticale è un po’ scomoda da prendere, forse conviene rinviare qualcosa nel diedro).
Doppia 3-fino alla base.

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, almeno un n°4, un paio di microfriend, nut non indispensabili, corde da 60m. Un martello consigliato per verificare i chiodi in loco.

NOTE:
Via molto impegnativa, l’arrampicata è sempre fisica e di stampo prettamente granitico svolgendosi lungo diedri, lame e fessure verticali. Alcuni passi (pochi) non risultano essere mai stati liberati, in particolare il traverso sotto al tetto di L2 rappresenta una bella sfida per chi voglia cimentarsi con la libera..Un’altra via di soddisfazione purtroppo completamente dimenticata, dove l’apparente brevità dell’itinerario non deve ingannare, l’impegno è sempre massimo per una giornata piena di scalata. Eventualmente da abbinare ad altre vie vicine, oggetto di prossimo restyling o ad “Urlo del Silenzio”, recentemente rivista nelle soste.
Gli spit e i chiodi originali non sono stati rimossi, nonostante gli anni i primi sembrano ancora discreti e i secondi ancora ben infissi. Nella parte più difficile, che è quella del diedro, i vecchi spit si integrano bene con friend, all’inizio del traverso il fix nuovo (qui piantato sia per sostituire un chiodo ad anello rotto che per un ipotetico tentativo in libera) protegge bene il passaggio. La variante di L4 conferisce poi una buona continuità alla via.

PARETE DEL NAUFRAGO (VALLONE DI SEA) – Parete Sud-Est
ALPI GRAIE MERIDIONALI – VAL GRANDE DI LANZO – Forno Alpi Graie (TO)
Via: “Arabesque” , TD+

Altezza parete 150m
Aperta il 20/10/1985 da I. Meneghin dopo precedente preparazione.

TRACCIATI 27-06-2016

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso. Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero fino a una zona terrazzata dove scorre dell’acqua di risorgenza, superarla e entrare tra le piante, giungendo sotto la “coppa” del “calice rovesciato” (osservando bene la parete dal sentiero si può notare che la costola che divide in due la grande placconata centrale sembra curiosamente essere lo stelo di un calice rovesciato, dove la base è costituita dai due tetti che delimitano la costola stessa). (attacco a quota 1500m, 300m di dislivello, 45’ / 1 h circa).

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Attaccare all’estremità sx della “coppa”, prima del pulpito roccioso dove attacca “Tra Parentesi”, 5 metri a sx di un marcato diedro strapiombante con lame e blocchi. Salire un sistema di belle lame e fessure, puntando a una pianta, uscire in placca a sx e pervenire su un’esigua cengia con albero, ben visibile dal basso. Sosta con 1 fix da collegare all’albero.
2° tiro) Uscire dalla nicchia con atletica arrampicata e seguire tutto il camino fessura fino a giungere alla zona terrazzata al culmine del pilastro, non spostarsi verso dx alla sosta delle vie “Tra Parentesi” e “Calice del Principe” ma salire dritti (in prossimità di una pianta) a un comodo terrazzo disseminato di blocchi, sul lato sx dello “stelo” del calice, sotto una grande lama verticale che si esaurisce sotto a un tetto. Sosta con 1 fix da integrare con un BD1 o 2.
NOTE: i primi due tiri sono concatenabili, a patto di non usare troppe protezioni e di allungarle bene.
3° tiro) Salire sulla placca a dx della rampa erbosa sfruttando una lama per dita ben appigliata ma non proteggibile nei primi metri (IV-V). Superata la placca e la successiva lama spostarsi a sx sulla rampa erbosa, appena dove diventa più agevolmente percorribile. Percorrerla fino al suo termine, dove la progressione risulta disturbata dalla presenza di arbusti e vegetazione, e superare un pilastrino inciso da una fessurina ad incastro (V+), rizzarsi quindi su una cornice e sul successivo gradinetto (VI, in questo tratto c’è un chiodo originale) fino a un fix. Da questo gradinetto sporgersi in grande esposizione a sx verso un pilastrino con un discreto chiodo originale (a cui è stato aggiunto un cordone) . In origine passaggio di A1, reso ora fattibile in libera dalla presenza del fix che lo rende comunque obbligatorio ed esposto (6B). Innalzarsi con aerea arrampicata sul pilastrino che diventa ben appigliato al suo termine e proseguire quindi per la successiva placca su appoggi minimi (6A / 6A+ 1 fix) fino a una clessidra con vecchio cordino. Con un passo sbilanciante, usando il bordo sx della lama (roccia un po’ sporca di detriti) ribaltarsi sulla cengia detritica coperta da una fascia strapiombante. Sosta con 1 fix da integrare con friend.
NOTE: tiro lungo e impegnativo, la presenza dei due fix ne permette la scalata in libera ma una caduta rimane potenzialmente pericolosa.
In progetto lo studio di una variante per evitare di percorrere la rampa erbosa iniziale del tiro.
4° tiro) Dall’estremità della cengia spostarsi delicatamente a sx oltre uno spigolo, in grande esposizione, sopra una piccola cengia sospesa nel vuoto (V-), quindi su un terrazzino alla base di un diedro liscio e rovesciato, ben visibile dal basso. Aggirare il suo bordo sx e, superando un difficile, liscio e sbilanciante risalto (6A, 1 fix), ribaltarsi su un gradino. Sosta con 1 fix e un chiodo.
5° tiro) La via prosegue per il soprastante diedro un po’ disturbato dall’erba. Dalla sosta alzarsi fino a un’ottima maniglia ben proteggibile con un friend 0.5BD, ora l’originale proseguiva direttamente nel diedro erboso con un tratto di A1, un fix permette di stare più sul muro di sx permettendo di vincere il passaggio in libera (6B/C oppure A0). Superata la parte verticale il diedro prosegue più facilmente coricato verso dx fino ad esaurirsi contro uno strapiombo ad arcata (V+). Scavalcare il suo bordo dx e sfruttando un’espostissima ed esigua cornice (V+) traversare decisamente verso dx fino a dove si allarga formando una terrazza rocciosa. Spostarsi ancora verso dx, quasi al suo termine delimitato da un diedrino cieco, e vincere direttamente il muro soprastante su buone prese formate da quarzi (V, passaggio esposto ed improteggibile, possibile proteggersi solo all’inizio della terrazza con un microfriend), ribaltandosi su una comoda cengia. Sosta di doppia con due fix+maillon. La via originale probabilmente usciva più a sx e sostava alla pianta all’estremità sx della cengia.
6° tiro) dalla sosta salire direttamente (N.B. molto a dx su una placca sopra un grande blocco sospeso è visibile un fix ma trattasi di un errore) su roccia abbastanza articolata (IV+) fino alla base di un diedro, traversare quindi orizzontalmente verso sx tenendo i piedi in placca e le mani su una fessura per dita (V), un po’ disturbata dalla terra, fino ad afferrare una bella ed evidentissima lama-fessura. Salire la lama (V e poi V+) fino a dove la fessura si corica (IV) (qui la via originale traversava a dx con un passo in leggera discesa per poi ritornare a sx sfruttando una lama orizzontale, V-), proseguire quindi direttamente vincendo un bombamento su tacche e poi afferrando uno spigolo (6A+, 1 fix).
Ribaltarsi sulla placca soprastante e quindi alla sosta sotto alla fascia strapiombante. Sosta per doppia 2 fix+maillon.
ATTENZIONE: usciti dal bombamento e sotto la sosta c’è una grande lastra appoggiata, attenzione a non tirarla.
Qui abbiamo terminato la via, l’originale faceva ancora un tiro però molto sporco e bagnato per via della molta vegetazione. Dalla sosta si può scorgere a sx, sotto al tetto, un vecchio chiodo arrugginito. La via traversava lì per poi superare verso dx il muro strapiombante (A1) uscendo sulla prima delle cenge alberate sommitali. Sconsigliabile.

DISCESA:
Doppia 1-da L6 a L5.
Doppia 2-da L5 con una lunga calata diagonale a dx (faccia a monte) fino alla sommità del primo pulpito, alla catena delle vie “Tra Parentesi” e “Calice del Principe”.
Doppia 3-fino alla base.

ATTREZZATURA:
serie di friends BD fino al n°3, raddoppiando le misure medio-piccole, qualche microfriend e qualche nut, corde da 60m.
Chiodi e martello teoricamente non servono, al limite un martello per verificare i chiodi originali in loco.

NOTE:
Via impegnativa, in pure “stile Sea”, con passaggi esposti supera questa porzione di parete zizagando tra grandi tetti e lisce placconate. Rappresenta un piccolo viaggio nell’arrampicata nostrana anni ’80, dove non è il gesto a farla da padrone, ma l’intuito nel trovare la strada e la capacità di destreggiarsi in passaggi non sempre proteggibili.
Purtroppo un po’ più sporca e disturbata dalla vegetazione rispetto alle altre vie adiacenti merita comunque di essere percorsa. In progetto una variante sul terzo tiro e ancora un po’ di opera di pulizia.

TRONO DI OSIRIDE BRACCIOLO SINISTRO

PROSPETTO GLOBALE 07-08-2016

Via “Soffio di Fiaba”
Altezza parete 150m
Aperta il 2 settembre 1982 da G.C. Grassi e I. Meneghin

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione (progressione poco agevole), portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 20’ circa).
Invece che andare fino a Balma Massiet è possibile guadare più a valle il torrente, saltando tra due pietroni (cautela), se si guarda bene ci sono degli ometti. Il guado è posto di fronte alla menzionata pietraia.
L’attacco della via è posto a sx della via “diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” (un fix con cordone blu segna la partenza di questa via, che attacca nella direttrice di un grande diedro biancastro, in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e roccia molto rotta). La via ha il primo tiro in comune con “I Misteri della Fisica” e “Urlo del Silenzio”, guardando verso l’alto si nota la prima delle soste a fix di quest’ultima via. Dopo il primo tiro “Urlo del Silenzio” prosegue dritta e indipendente, la nostra via ha invece in comune con “I Misteri della Fisica” anche la seconda lunghezza, poi quest’ultima prosegue verso dx.

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Portarsi alla base di una grande scaglia e risalire la bella e larga fessura (friend 4BD) da essa formata, proseguire quindi sul muro ben appigliato spostandosi verso sx, vincere un ribaltamento e portarsi sotto un tetto, con delicata arrampicata aggirarlo sulla dx e uscire sul gradino dove è posta la sosta di “Urlo del Silenzio”. V+/6A.
2° tiro) Tralasciare il primo diedro sopra la sosta caratterizzato da belle ed evidenti fessure (qui passa “Urlo del Silenzio”) ma salire un tratto erboso verso il diedro di dx. Non entrare subito nel fondo del diedro ma salire sulla scaglia a dx, superarla e spostarsi ora verso il fondo del diedro, fino al grande cuneo roccioso che lo biforca. Prendere il ramo sx, salire una magnifica fessura ad incastro di dita e ribaltarsi su un comodo gradone roccioso. 6A+. Sosta su un fix da integrare con un friend.
3° tiro) Salire nel grande diedro di sx sfruttando ottime lame e fessure ed uscire alla sua sommità (5C). La parete soprastante è ostacolata da grossi ciuffi erbosi, traversare quindi decisamente a sx lungo una cornice discendente per una decina di metri (5A) fino a raggiungere il bel diedro opposto che si risale pochi metri fino a un terrazzino (N.B. nel diedro subito a sx dei grossi ciuffi passa “Urlo del Silenzio”). Sosta su 1 fix da integrare con masso incastrato e/o friend.
4° tiro) dalla sosta salire dritti per fessure puntando al magnifico diedro giallastro caratterizzato da una perfetta fessura ad incastro di mano (prevedere friend con misure medie doppie). Superarlo interamente fino a sbucare su una comoda piattaforma rocciosa delimitata alla dx da una gigantesca lastra appoggiata (sulla cui sommità si nota la sosta di “Urlo del Silenzio”). Sosta su 1 fix più friend (in basso a livello dei piedi c’è anche un chiodo originale). 6A+ (forse la via originale evitava la lunga fessura ad incastro traversando in placca sulla dx) .
5° tiro) Innalzarsi nel diedro strapiombante, provvisto di lame incastrate, sopra la sosta. Rizzarsi su uno spuntone e traversare quindi a sx su una cornice spiovente fino a raggiungere una difficile fessura, in origine superata in A1 e di difficile proteggibilità. 2 fix ne permettono il superamento in libera (probabile 6C). Portarsi al di là dello spigolo di sx (2 chiodi) e superare una placca (1 fix) fino in sosta. Sosta con 2 fix da collegare.
6° tiro) Dalla sosta traversare ascendendo verso dx sfruttando una cornice fino a pervenire alla sosta di “Urlo del Silenzio”. Sosta di calata. 5B.

DISCESA:
sulle soste attrezzate di “Urlo del Silenzio” oppure da quelle di “Diedro di quando la storia ….” (in questo caso la prima deve essere fatta in diagonale a dx al di là dello sperone fino alla cengia con pianta)

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4, microfriend, nut, corde da 60m.

NOTE:
Via molto bella con tiri in puro stile granitico, con i fix anche la sezione di A1 è provabile in arrampicata libera.

I Misteri della Fisica
Altezza parete 150m
Aperta il 4 settembre 1983 da D. Caneparo e P. G. Rossetti, durante la seconda salita del 17 settembre 1983 rettificata dallo stesso Caneparo con A. Ala, C. Balagna, V. Laudi e M. Rivotto

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione (progressione poco agevole), portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 20’ circa).
Invece che andare fino a Balma Massiet è possibile guadare più a valle il torrente, saltando tra due pietroni (cautela), se si guarda bene ci sono degli ometti. Il guado è posto di fronte alla menzionata pietraia.
L’attacco della via è posto a sx della via “diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” (un fix con cordone blu segna la partenza di questa via, che attacca nella direttrice di un grande diedro biancastro, in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e roccia molto rotta). La via ha il primo tiro in comune con “Soffio di Fiaba” e “Urlo del Silenzio”, guardando verso l’alto si nota la prima delle soste a fix di quest’ultima via. Dopo il primo tiro “Urlo del Silenzio” prosegue dritta e indipendente, la nostra via ha invece in comune con “Soffio di Fiaba” anche la seconda lunghezza, poi quest’ultima prosegue verso sx.

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Portarsi alla base di una grande scaglia e risalire la bella e larga fessura (friend 4BD) da essa formata, proseguire quindi sul muro ben appigliato spostandosi verso sx, vincere un ribaltamento e portarsi sotto un tetto, con delicata arrampicata aggirarlo sulla dx e uscire sul gradino dove è posta la sosta di “Urlo del Silenzio”. V+/6A.
2° tiro) Tralasciare il primo diedro sopra la sosta caratterizzato da belle ed evidenti fessure (qui passa “Urlo del Silenzio”) ma salire un tratto erboso verso il diedro di dx. Non entrare subito nel fondo del diedro ma salire sulla scaglia a dx, superarla e spostarsi ora verso il fondo del diedro, fino al grande cuneo roccioso che lo biforca. Prendere il ramo sx, salire una magnifica fessura ad incastro di dita e ribaltarsi su un comodo gradone roccioso. 6A+. Sosta su un fix da integrare con un friend.
3° tiro) Non salire nel grande diedro di sx (passa “Soffio di Fiaba”) ma seguire le belle fessure sopra la sosta che progressivamente si spostano verso dx fino ad esaurirsi sullo spigolo. Traversare allora verso destra salendo con i piedi sopra una grande stele appoggiata ed entrare nel diedro che muore in una nicchia (attenzione a non far incastrare le corde dove si traversa). Qui si trova un vecchio chiodo ad U (sosta originaria). Uscire dalla nicchia a dx e proseguire per fessure (roccia un po’ rotta, prestare attenzione) (1 chiodo) fino a ribaltarsi su un terrazzino, a dx e un po’ più in basso di un’enorme stele appoggiata. Sosta con 1 fix da integrare con un ottimo nut e/o un friend. 6A. Tiro lungo, attenzione agli attriti, indispensabili friend doppi.
4° tiro) dalla sosta salire dritti su parete articolata, puntando al profondo camino (detto “il sarcofago”) che si incunea in un grande tetto, ben visibile un 30m più in alto più o meno sulla verticale della sosta. Arrivati alla base del camino salirne i primi metri fino a una scaglia. Sosta su 1 fix più friend. V+. Ambiente molto particolare, si sosta comodamente incuneati nelle viscere del camino….ottima sosta in caso di pioggia…
5° tiro) alzarsi nel camino fino a raggiungere la volta del tetto che lo chiude e, come recita la relazione originale, “seppellirsi nel tetto” uscendone tramite un buco che permette di tornare alla luce del sole su una cornice erbosa. Traversare a sx sulla cornice (qui è stato messo 1 fix) fino a un diedro fessurato, superarne la prima parte e con un passo in leggera discesa sostare in una comoda nicchia terrazzata alla base di un largo camino. Cordone rosso su spuntone come sosta. V+.
6° tiro) salire la fessura di sx del camino che al suo interno forma un’ottima lama traversando al suo termine a dx (cordone). Uscire dall’apertura su un pulpito e con un ultimo passo interessante ribaltarsi su un terrazzo, proprio sotto la fine della parete. Sosta con 2 fix+maillon+cordone. 6A.

DISCESA:
Calarsi fino alla sottostante cengia con pianta reperendo la prima calata del “Diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente”. Con 3 doppie si arriva a terra. Nella penultima conviene scendere dritti alla sosta sulla verticale

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4, microfriend, nut, corde da 60m.

NOTE:
Via bella e completamente scalabile in libera, segue tutto un sistema di fessure con arrampicata mai estrema ma tutt’altro che banale. Caratteristico il “sarcofago”.
Abbinabile a “Urlo del silenzio” o al “Diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” di cui la via sfrutta le doppie.

Via: “I misteri del ripiego” , TD+
Altezza parete 150m
Mix di vie con una lunghezza nuova aperta il 01/08/2016 da Luca e Matteo Enrico e Diego Margiotta.
La via percorre il primo tiro del “diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” per poi spostarsi nel primo diedro parallelo a dx, con il tiro nuovo lo si percorre parzialmente per poi traversare a dx in piena placca arrivando a prendere il terzo, e più a dx, dei grandi diedri biancastri tra loro paralleli, dove corre la via “I misteri della meccanica”. Si vince quindi interamente il lungo diedro con arrampicata mista libera/artificiale. Alla fine del diedro, dove questa via traverserebbe decisamente a sx per proseguire in un diedro rossastro, si prosegue leggermente a dx uscendo sulla “via del ripiego”.
Itinerario nato un po’ per caso con l’intento di evitare il primo tiro originario dei “Misteri della meccanica”, su roccia rotta ed erbosa. Nella parte alta invece si è seguito l’andamento più logico in una porzione di parete dove le molte vie, nate in epoche diverse, a volte si intrecciano creando qualche illogicità di percorso.

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione (progressione poco agevole), portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 20’ circa). Invece che andare fino a Balma Massiet è possibile guadare più a valle il torrente, saltando tra due pietroni (cautela), se si guarda bene ci sono degli ometti. Il guado è posto di fronte alla menzionata pietraia.
L’attacco della via coincide con quello del “diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” (un fix con cordone blu segna la partenza di questa via, che attacca nella direttrice di un grande diedro biancastro, in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e roccia molto rotta).

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Portarsi sulla cengetta a sx della rientranza e nella direttrice di un arbusto, prestando attenzione alla roccia attaccare direttamente un primo muretto (1 fix con cordone blu) sfruttando un ottimo appiglio su quarzi. Portarsi alla base di un incassato diedro che presenta subito un passaggio atletico (chiodi originali in posto, 6A+), superarlo interamente uscendo in una zona gradinata. Portarsi sul muro di sx e per gradoni innalzarsi fino a una zona più ripida, superare un passo più delicato (1 fix, 6A) e ribaltarsi in una zona erbosa. Giunti alla vecchia sosta proseguire sulla soprastante fessura con andamento sx-dx (non salire alla sosta nuova a fix) ribaltandosi su un gradone roccioso, su cui poggia un masso tavolare, a sx di una bella lama. Sosta con 1 fix da integrare con friend.
2° tiro) Salire direttamente sopra la sosta sfruttando la fessura e la lama ribaltandosi all’inizio del diedro vero e proprio. Risalirlo fino a dove sulla grande placca di dx si genera una spaccatura, traversare allora su questa e, sfruttando una tacca verticale abbassarsi leggermente sulla placca (1 fix) per andare ad afferrare dalla parte opposta una ruga che permette con un passo in discesa, su provvidenziali appoggi per i piedi, di portarsi alla base del terzo dei tre grandi diedri biancastri tra loro paralleli. Qui si è alla base del secondo tiro originale dei “Misteri della meccanica”. Tralasciare il chiodo rosso che risulta essere troppo in basso e proseguire per lame (cautela) fino al soprastante comodo terrazzino. Tiro sul 6B con un passo N.L. (A0) nell’ingresso in placca. Sosta con 1 fix da integrare (consigliabile tenersi le misure 0.3/0.4/0.5 doppie per il tiro successivo).
3° tiro) Superare il lungo diedro scostandosi verso dx da quello principale quando diventa strapiombante, superando in arrampicata mista parecchie difficili sezioni si giunge alla base di un muro strapiombante solcato da una fessura con andamento irregolare. Superarla (1 fix) e ribaltarsi in una zona più facile che conduce a un gradino dove è posizionata la sosta. Tiro impegnativo in arrampicata mista libera-artificiale, alcuni chiodi originali sono in posto, è stato aggiunto un fix sulla fessura finale.
4° tiro) Invece di traversare decisamente a sx (via “I misteri della meccanica”) salire la larga fessura sullo spigolo di sx, ribaltarsi sulla soprastante cornice e proseguire verso dx superando una serie di ostici ribaltamenti che adducono a un diedro inclinato (chiodo visibile) dove passa la “via del ripiego”. Superare il delicato diedro stando sulla faccia di dx fino a dove muore contro un piccolo tetto (chiodo), aggirarlo sulla sx e uscire su una comoda terrazza. Qui conviene allestire una sosta intermedia su friend (c’è anche un chiodo alla base del successivo diedro). Tiro sul 6A.
5° tiro) Superare il magnifico diedro con due fessure parallele, una sul fondo e una centrale, aiutandosi con entrambe e sbucare alla terrazza sommitale. Andare a sostare direttamente alla sosta di calata. Arrampicata in fessura sul 5C.

DISCESA:
Calarsi con 3 doppie dal “Diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente”. La penultima farla dritta andando a prendere la sosta di calata sulla verticale.

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4, microfriend, nut, corde da 60m. Un martello per ribattere i chiodi in loco ed eventualmente qualche chiodo.

NOTE:
Il tiro centrale dei “Misteri della meccanica” è stato per ora lasciato così com’era (a parte un unico fix che permette forse di provare in libera l’ultima fessura irregolare e non facilissima da proteggere), forse con una chiodatura migliore sarebbe fattibile in libera ma la roccia non è sempre della migliore qualità. Anche i tiri alti del “Ripiego” non sono stati toccati, saranno oggetto di risistemazione in un’eventuale futura rivisitazione della via nel suo complesso.

Via: “Fettuccia Nera” , TD+/ED-
Altezza parete 150m
Nuova via aperta il 06/08/2016 da Luca e Matteo Enrico e Diego Margiotta.

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione, portarsi alla base del settore (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 20’ circa). Invece che andare fino a Balma Massiet è possibile guadare più a valle il torrente, saltando tra due pietroni (cautela), se si guarda bene ci sono degli ometti. Il guado è posto di fronte alla menzionata pietraia.
L’attacco della via per ora coincide con quello del “diedro di un tempo quando la storia camminava ancora lentamente” (un fix con cordone blu segna la partenza di questa via, che attacca nella direttrice di un grande diedro biancastro, in prossimità di una rientranza disseminata di blocchi e roccia molto rotta), poi corre nel secondo a dx dei tre diedri biancastri tra loro paralleli, questo è quello più strapiombante dei tre.

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Portarsi sulla cengetta a sx della rientranza e nella direttrice di un arbusto, prestando attenzione alla roccia attaccare direttamente un primo muretto (1 fix con cordone blu) sfruttando un ottimo appiglio su quarzi. Portarsi alla base di un incassato diedro che presenta subito un passaggio atletico (chiodi originali in posto, 6A+), superarlo interamente uscendo in una zona gradinata. Portarsi sul muro di sx e per gradoni innalzarsi fino a una zona più ripida, superare un passo più delicato (1 fix, 6A) e ribaltarsi in una zona erbosa. Giunti alla vecchia sosta proseguire sulla soprastante fessura con andamento sx-dx (non salire alla sosta nuova a fix) ribaltandosi su un gradone roccioso, a sx di una bella lama. Sosta con 2 fix+maillon.
2° tiro) Salire direttamente sopra la sosta sfruttando la fessura e la lama e ribaltarsi all’inizio del diedro vero e proprio. Risalirlo interamente (tralasciando il fix sulla placca di dx che non fa parte di questa via) (1 fix dove la fessura diventa troppo piccola per proteggersi) fino a dove strapiomba. Vincere la magnifica e fessurata sezione strapiombante (1 fix in uscita) fino alla scomoda sosta appesa. 2 fix da collegare. Tiro sul 6B+. Lunghezza aerea e spettacolare, prevedere 2 serie complete di friend fino al 3BD, compresi i microfriend.
3° tiro) Dalla sosta innalzarsi sfruttando un’ottima fessura che muore sul muro, con un difficile passo in traverso (1 fix, 6C?) afferrare lo spigolo a dx e quindi un’ottima lama che permette di ribaltarsi più facilmente su un gradino. Superare l’esile fessura sfruttando inizialmente ottime tacche che poi si esauriscono sotto un pilastrino (1 fix), sfruttando il bordo di questo cercare di guadagnare la fessura che riprende poco più in alto (passaggio N.L.). Afferratala traversare verso sx puntando a un evidente diedro che si scorge poco più in alto. Risalirlo con arrampicata di stampo classico (qui alcuni metri risultano in comune con la via “I misteri della meccanica”) fino a un gradone spiovente dove si trova la sosta. 2 fix da collegare. Tiro che alterna passaggi difficili ad altri più facili, ma sempre bello.
4° tiro) Non proseguire nel diedro rossastro posto sopra la sosta (si scorgono 2 chiodi, ma nel diedro passa la via “I misteri della meccanica”) ma portarsi in quello parallelo a dx, completamente fessurato da cima a fondo. Tiro di fessura bellissimo e impegnativo in quanto interamente da proteggere: 6B+/6C. Con un passo ancora ostico ci si ribalta sulla cengia erbosa sostando sul grande albero.

DISCESA:
Traversare brevemente a sx alla sosta del “diedro di un tempo ….” e calarsi con 3 doppie fino alla base, l’ultima coincide con il primo tiro della ns. via.

ATTREZZATURA:
2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4 per la partenza del terzo tiro, microfriend, nut, corde da 60m.

NOTE:
Via che supera il grande diedro centrale, molto strapiombante ma interamente scalabile. Una nuova inaspettata via su una parete già molto inflazionata di itinerari.
Presenta lunghezze molto belle e, tranne la breve sezione del terzo tiro, scalabili in libera.
In progetto un primo tiro indipendente.

SPECCHIO DI ISIDE – Parete Ovest

Via: “Riflesso di te stesso 2016” , ED, 6C max 6B obb.
Altezza 220 m
La via originale fu aperta il 3 ottobre 1986 da G.C. Grassi e S. Stohr, la versione 2016 è stata realizzata da L. e M. Enrico tra il 17 e il 21 agosto 2016 insieme a F. Parussa e D. Margiotta “Camisa”.

TRACCIATO RIFLESSO TE STESSO (1)

AVVICINAMENTO:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti e portarsi alla base della parete. La via attacca proprio sul sentiero dove questo taglia verso sinistra a mezzacosta, tra le vie “Sogno di Sea” e “Supercontroles”. Scritta alla base (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h circa).

DESCRIZIONE VIA:
1° tiro) Tiro nuovo 2016 (la via originale passava sulla rampa erbosa di sinistra con difficoltà massime di III+). Attaccare a destra di una larga fessura e superare per circa 50m il bel muro con una sezione molto delicata su piccole prese verso la sua fine. 10 fix. Sosta con catena. 6B+, utile un friend 0,5 BD.
2° tiro) Salire direttamente sopra la sosta fino a un fix, ascendere quindi a destra verso un marcato diedro fessurato, salirlo e al suo termine spostarsi nuovamente verso sinistra afferrando una lama orizzontale, fino a un altro marcato diedro. Risalirlo e uscire a sinistra (fix) sulla placca e quindi su uno spigoletto che permette di raggiungere un’ampia terrazza erbosa. 2 fix. Sosta con catena a destra di una grande lama che si appoggia sulle lisce placche. Tiro di quasi 50m, attenzione agli attriti. 6A+, prevedere una serie di BD dallo 0.3 al 3.
3° tiro) Risalire il lato destro della lama e quindi superare la lunga e bella fessura (2 fix) sino a dei piccoli gradini dove si esaurisce. Traversare quindi verso sinistra in placca (1 fix) fino a un diedro che interrompe due tettini. Superarli e proseguire in fessura fino alla sosta appesi sotto un tetto fessurato (2 fix). In tutto 5 fix, sosta con 2 fix da collegare. Tiro di circa 55m, attenzione agli attriti. 6B. Una serie di BD raddoppiando misure medio piccole (la fessura è molto lunga e dipende da quanto ci si vuole proteggere, il 3 doppio non serve).
4° tiro) Superare il tetto fessurato (ottimo friend 3 BD) e proseguire quindi per la stupenda larga fessura in Dulfer (2 fix) fino a una comoda cengia. Prevedere un 3 BD, un 4 BD e uno 0.5 BD per l’uscita. In tutto 2 fix e sosta con catena. 6B.
5° tiro) Tiro nuovo 2016 (l’originale, chiodato dall’alto da Grassi e mai salito dal basso, passava a sinistra su una liscia placca, 2 vecchi spit visibili). Dalla sosta seguire la linea dei fix che traversando verso destra porta a superare un bellissimo muro giallastro con un difficile ribaltamento (passaggio chiave della via). Dopo si segue più facilmente una bella placca e un diedro fino a un comodo pulpito sulla sommità della parete. In tutto 11 fix più sosta con catena. Prevedere solo un paio di friend medi (un 1 BD ed eventualmente misure tipo 0.5 e 0.75 BD per il diedro finale). 6C.

DISCESA:
Con 4 doppie su soste con catena.

ATTREZZATURA:
1 serie di friends BD fino al n°4, conviene raddoppiare le misure medie fino al 2 BD, in particolare per il terzo tiro. Corde da 60m (la seconda doppia è molto lunga).

NOTE:
Via stupenda che supera interamente lo Specchio sfruttando una successione di placche e fessure. Il restauro del 2016 ha contribuito a rendere più continua ed omogenea la via, eliminando il primo tiro di III+ erboso e l’ultimo di difficile realizzazione in libera. La via è ora interamente superabile in arrampicata libera con passaggi obbligatori di 6B, in particolare sui nuovi tiri. Sicuramente una delle vie più belle e varie dello Specchio e di Sea, facilmente abbinabile, per le cordate più veloci, alla vicina “Supercontroles”. I fix piazzati sui tiri originali evitano di dover prevedere chiodi e martello.
Via ripristinata grazie al contributo di Sigfried Stohr, uno dei due primi salitori.

 

SPERONCINO DELL’IMPROVVISAZIONE

 

Accesso: seguire da Forno Alpi Graie il sentiero n° 308 che sale fino al pianoro del Massiet. Attraversare il circuito di massi di “Polvere di Stelle” e raggiungere il celebre masso con le firme detto il “Libro”, poco prima della passerella sul torrente. A destra si nota il corpo roccioso dello “Speroncino dell’improvvisazione”. Salire la pietraia con numerosi ometti fino alla base (ore 1 da Forno Alpi Graie)

Note: nonostante la paretina abbia i connotati di una falesia, con vie piuttosto brevi, è inserita in un contesto di “media montagna” ove persiste il pericolo di caduta sassi, anche smossi dai numerosi stambecchi che stazionano sulle cenge superiori. La roccia, inoltre, si presenta a tratti friabile, caratteristica questa degli gneiss scistosi del vallone, soggetti anche forti escursioni termiche. Nonostante le vie siano state ripulite al meglio, verificare pertanto la solidità di blocchi e appigli ogni qualvolta si affronta una via. Casco consigliato. Gli itinerari sono molto vari e presentano un’attrezzatura diversa: dalla via ben attrezzata a spit, alla via completamente da proteggere, alla situazione mista. Il lavoro di revisione della maggior parte degli itinerari ha tenuto un po’ conto della storia “arrampicatoria” del vallone.

Il restyling delle vecchie vie è opera di M.Blatto con vari soci

1) Noir Desire 6b . 30 m Attrezzata a spit inox (M.Blatto-R.Rivelli). Due brevi tiri su caratteristica roccia nera. L1 5b, L2 6b

2) Noci di sole 5c . 35m. In posto due chiodi tradizionali ma la via si protegge benissimo con friend fino al 3 BD. Gian Carlo Grassi &C. Ottima per imparare a mettre le protezioni, offre una bella e atletica fessura nel secondo tiro.

3) Improvvisamente improvvisando 5b. 20 m . Attrezzata con spit inox (M.Blatto, A Galizia). La via è stata aperta con protezioni veloci e successivamente attrezzata con spit. Variante al secondo tiro di noci di sole, che sale dei vaghi diedrini arrotondati. Non entusiasmante e un po’ erbosa.

4) Signora occhi di ghiaccio 6b . 25 m. Attrezzata con spit inox (Gian Carlo Grassi e A. Fissolo). Bella linea con alcuni passi atletici

5) Sole che ride 6b. 60 m. In posto ci sono 2 vecchi spitroc M10 e 1 chiodo (I.Menghin). Salita nel tratto chiave in A1 originariamente, la via è stata in seguito liberata con l’aggiunta di 2 spit da parte di Gian Carlo Grassi e amici. L’itinerario è comunque scalabile utilizzando interamente le protezioni veloci (prima salita in g.p. M.Blatto). L1 3c, L2 6b, L3 4b. Friend 1, 2 e nut medio piccoli.

6) Chickenhawk 6a+. 40 m. Attrezzata con spit inox (G.C.Grassi, A.Siri). Bella scalata cui è stato aggiunto un primo tiro nuovo (M.Blatto, R.Rivelli), con passi atletici e tecnici sulla seconda lunghezza. L1 5b, L2 6a+

6bis) Sordo che ride 6b. 25 m. (M.Blatto e U.Lardieri). Attrezzata con spit inox oltre la fessura iniziale. Partenza in comune con Sole che ride. Friend 0,75 e 1

7) Molto rumore per nulla 6a+. 60 m. Attrezzata con spit inox fino a L2 (I.Meneghin). Aperta in solitaria da I.Meneghin, la via fu raddrizzata e attrezzata in parte con spitrock M10 da Gian Carlo Grassi negli anni ’80. Oggi, alla luce dei recenti distacchi di blocchi dalla via, è stata ripulita e leggermente corretta. L’uscita originale è su uno speroncino oltre la cengia che sormonta la parete, non attrezzato e con roccia brutta. L1 4c, L2 6a+

8) Pipistrelli si nasce 5c. 25 m. In posto vi sono due spitroc M8. (Elio Bonfanti). Attacca dalla cengia -cornice dello zoccolo ( corda fissa) oppure dopo aver salito il primo tiro di “Molto rumore per nulla”. Roccia non sempre bella, pur con qualche passo aereo interessante. Utili nut e friend fino all’1

9) Sorrisi di sole 6b. 40 m. Attrezzata con spit inox (G.C.Grassi & C.). Attacco in comune con “Molto rumore per nulla”. Molto bello e tecnico il secondo tiro. L1 4c,L2 6b

10) Il tocco di Re Mida 6c. 12 m. Attrezzata con spit inox (M.Blatto). Primo tiro ideale della soprastante “Sole che piange”. Diedrino a banana molto tecnico

11) Sole che piange 5c/6a. 20 m. Attrezzata con spit inox (Gian Carlo Grassi & C.). Interessante arrampicata in un diedro a “Z”

12) Progetti proibiti 7a+. 10 m. Interamente da proteggere (M.Blatto). Duro fessurino che incide un muro strapiombante con passo difficile a metà. Servono nut molto piccoli.

13) Il ritorno del Duca 5c. 30 m. Interamente da proteggere, fatta eccezione per un cordino in clessidra sulla L2 (M.Blatto, R.Rivelli). Salita didattica, breve ma con alcuni passi molto belli. Salibile anche in un unico tiro, a condizione di allungare molto i rinvii. L1 5a, L2 5b+. Friend 1,2,3 e 4

 

 

SPECCHIO DI ISIDE – AVANCORPO E SETTORE SINISTRO

 

“LUNA CALANTE 2016”

ED-, 6C max 6A+ obb.

Sviluppo 150 m

La via originale fu aperta il 13 giugno 1986 da G.C. Grassi e R. Onofri, la versione 2016 è stata realizzata da L. e M. Enrico il 10, 11 e 17 settembre 2016.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita e prima che svolti verso la parete principale prendere una traccia a sx che in pochi minuti porta al settore sinistro. (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h  circa). Si giunge a un grande masso tavolare sotto al bellissimo diedro di Gollum che, come  diceva Grassi, assomiglia al “diedro del mistero” ma…rovesciato al contrario. Lasciare zaini e scarpe al masso (per lo spostamento al settore alto le scarpe possono essere utili ma non indispensabili). La doppia vi depositerà qui.

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Dal masso traversare un 30m a sx fin sotto l’evidentissimo diedro camino nerastro in cui a volte scorre l’acqua. La via attacca subito a dx di questo in una larga fessura (nome alla base e cordone blu incastrato come segnavia. Attenzione che sul muro di dx, in un diedrino, si vede un chiodo ma è della via “Una specialità della casa”). Salire la larga fessura in Dulfer (un n°4 BD) e il seguente sistema di belle lame e fessure sino sul fondo del camino. Quando questo diventa rampa erbosa traversare a dx superando uno spigolo appigliato (la via originale andava invece verso la rampa per piegare a dx più in alto), afferrare due lame sovrapposte e ribaltarsi in una nicchia (alberello secco) alla base del grande diedro evidentissimo dalla base. Utili eventualmente alcuni friend doppi medi. Sosta con 2 fix da collegare. Grado 6A+.

2° tiro) Tiro nuovo 2016. Salire la larghissima fessura che forma il diedro (2 fix) e quindi proseguire nel camino fino a giungere alla fessura che solca il tetto con andamento da sx a dx fino all’atletica uscita (1 fix). Ribaltarsi sul terrazzo. Friend 2, 3 e 4 BD. Sosta con 2 fix da collegare. Grado 6B+.

3° tiro) Vincere la stretta e faticosa spaccatura (un passo difficile circa 6C, 1 fix) e proseguire quindi nel diedro dove non è più presente la gigantesca stele appoggiata, tolta da Maurizio Oviglia e Diego Re nel corso della loro ripetizione del 20/09/16. La difficoltà è diventata maggiore e valutata 7A. Seguire quindi interamente il bellissimo diedro fessurato (ignorando i chiodi a dx in placca, percorso originale di Grassi) uscendo a dx su una zona di placche inclinate, sotto al tetto sommitale. Utili alcuni friend medi doppi. Sosta su 2 fix da collegare. Grado 6B con un passo iniziale più duro.

4° tiro) Tiro nuovo 2016. A sx si scorgono i chiodi dell’originale che in A0 superava il tetto. Il nuovo tiro supera invece il tetto nella sua diramazione di dx. Alzarsi fino alla radice del tetto (utili friend 0.75, 0.3 BD) e quindi traversare a dx (uno 0.5 sta nel masso incastrato sotto al tetto, poi 1 fix) sfruttando buone tacche per i piedi. Ribaltarsi nella nicchia (1 vecchio chiodo della via che arriva dal diedro sottostante) e uscire faticosamente dalla strapiombante spaccatura-fessura (ottimo 3BD) sul ripiano sommitale. Sosta di calata con 2 fix + maillon. Grado 6C.

Trasferirsi quindi al settore alto alla base del “diedro di Gollum”. Tre minuti a piedi.

5° tiro) Tiro parzialmente nuovo 2016. Superare in Dulfer la lama iniziale in comune con “Gollum” e “Re Azul” e spostarsi quindi immediatamente nel diedro a sx (le altre due vie vanno a dx) dove si scorge un vecchio cordone incastrato. Giungere al cordone e vincere quindi direttamente l’enorme, bella e atletica lama verticale (2 fix) (la via originale si spostava invece a un pulpito a dx per salire sotto al tetto e traversare a sx) fino a un comodo pulpito roccioso. Sosta con 1 fix + chiodo. Grado 6B.

6° tiro) Ribaltarsi a sx del tettino sopra la sosta (1 fix) e salire quindi la placca seguente (1 fix) fino ad afferrare una bella fessura ad incastro. Ribaltarsi su un piccolo ripiano e attaccare direttamente la seguente fessura (la via originale qui traversava al terrazzino a dx, in comune con la via “Robinson”), prima ad incastro e poi molto grande (2 fix, utile un 4 BD tra le 2 protezioni). Superarla direttamente fino a un comodo ripiano roccioso (l’originale vinceva ancora per pochi metri il diedrino soprastante, però molto sporco e con uscita erbosa). Sosta di calata con 2 fix+maillon. Grado 6B / 6B+.

 

DISCESA:

Dalla sosta 6 fino alla cengia mediana e poi dalla sosta 4 fino alla base (doppia di quasi 60m).

 

ATTREZZATURA:

2 serie di friends BD fino al n°3 ma dipende da quanto ci si protegge, un n°4 BD. Corde da 60m.

 

NOTE:

Via molto bella con fessure di tutti i generi: strette, larghe, camini, tetti, veramente un gioiello di scalata granitica. La versione 2016, oltre a superare lo spettacolare diedro-camino della seconda lunghezza, rende fattibile in libera l’intera via raddrizzandola in alcuni tratti. In tutto 22 fix comprese le soste.

Prima libera di Maurizio Oviglia con Diego Re il 20/09/2016, nella versione senza stele.

 

“RE AZUL E’ SEMPRE AL POTERE”

difficoltà: 7b / 6b+ obbl
esposizione arrampicata: Ovest
quota base arrampicata (m): 1600
sviluppo arrampicata (m): 150
dislivello avvicinamento (m): 400

 

accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita e prima che svolti verso la parete principale prendere una traccia a sx che in pochi minuti porta al settore sinistro. (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h circa). Si giunge a un grande masso tavolare sotto al bellissimo diedro di Gollum che, come diceva Grassi, assomiglia al “diedro del mistero” ma…rovesciato al contrario. Lasciare zaini e scarpe al masso (per lo spostamento al settore alto le scarpe possono essere utili ma non indispensabili). La doppia vi depositerà qui.

note tecniche:

2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4 BD. Corde da 60m.

Via spettacolare nelle ultime lunghezze che risolvono il problema del superamento diretto del grande diedro chiuso dal gigantesco tetto, è la naturale prosecuzione del primo tiro della parte alta di Re Azul.

Difficoltà: 7b max 6B+ obb.

descrizione itinerario:
1° tiro) La via attacca subito a destra di Gollum, esattamente dove c’è una piantina (vecchio cordino come segnavia e nome alla base). Salire sopra la pianta e spostarsi verso destra a una zona di rododendri da cui inizia una bella fessura ad arco da destra a sinistra (la via originale saliva dritta in placca per un fessurino). Superarla (1 chiodo lasciato prima del ribaltamento) e proseguire per la fessura-spaccatura fino alla sosta in comune con Gollum. Sosta con 2 fix da collegare. Grado 6A+.
2° tiro) Dritti sopra la sosta (nelle lame a sinistra passa Gollum) superando un duro ribaltamento per uscire dalla nicchia (circa 7A), proseguire con passaggi ancora difficili fino a una zona più facile sotto la paretina finale che conduce fuori dal primo salto. Sosta in comune con Gollum con 2 fix. Grado 7A. 2 fix sul tiro.
3° tiro) Spostarsi alla base del secondo salto sotto il diedro evidente di Gollum, superare la prima lama in dulfer, in comune con Gollum e Luna Calante (che va a sinistra, fix visibili) e proseguire dritti per una grande lama (1 fix) fino alla radice del diedro rossastro parallelo e subito a sinistra di quello più facile di Gollum. Superarlo interamente (diversi chiodi da integtrare con friend medio-piccoli, un microfriend e un 2BD per l’uscita) con difficoltà crescenti (circa 6C) fino agli ultimi metri . Sosta su 2 chiodi+1 fix. Grado 7a+.3 fix sul tiro.
4° tiro) Tiro nuovo 2016. A questo punto l’originale traversa a sinistra in comune con la via Robinson. La nuova via risolve invece il superamento del grande diedro chiuso dal tetto fessurato. Superare il primo diedro (2 microfriend e un 0.4BD) fino a 1 fix, ribaltarsi sotto al primo tettino fessurato (uno o due friend 0.75BD) e quindi proseguire per la magnifica fessura giallastra (due 1BD, un 2BD) fino alla radice del grande tetto inciso da una fessura (un 0.5BD alla base del tetto), spostarsi verso sinistra a 1 fix e proseguire per l’espostissima fessura ad incastro di mano (2 e 3 BD) e ribaltarsi sopra il gigantesco tetto (1 fix). Sosta su 2 fix da collegare. Grado 7b 3 fix sul tiro.
5° tiro) Tiro nuovo 2016. Supera prima la fessura in piena esposizione e poi quando questa diventa solo più una rugo si sposta a destra sul muro (2 fix) e con bellissima arrampicata esce sulla sommità della parete. Sosta di doppia con 2 fix. Grado 6C/6C+. 2fix sul tiro.

DISCESA:
Dalla sosta 5 fino alla cengia mediana e poi usando la doppia di Luna Calante fino alla base (doppia di quasi 60m).

altre annotazioni:
La via originale “Re Azul” fu aperta il 23 ottobre 1986 da G.C. Grassi e P. Marchisio,
la versione 2016 è stata realizzata da L. e M. Enrico il 25 settembre e 1 ottobre 2016.
Prima libera: Michele Amadio con Roberto Spadotto 02/07/2017… onsight!

“CHIODA ET LABORA”

ED, 7A+ max 6B obb.

Sviluppo 100 m

La via corre vicino a “Gal Up”, solo parzialmente ripresa, che fu aperta da Grassi nel 1987, la nuova via 2016 è stata realizzata da L. e M. Enrico il 2 ottobre 2016 e l’8 ottobre terminata con F. Parussa e D. Margiotta “Camisa”.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita e prima che svolti verso la parete principale prendere una traccia a sx che in pochi minuti porta al settore sinistro. (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h  circa). Si giunge a un grande masso tavolare sotto al bellissimo diedro di Gollum che, come  diceva Grassi, assomiglia al “diedro del mistero” ma…rovesciato al contrario. Lasciare zaini e scarpe al masso (per lo spostamento al settore alto le scarpe possono essere utili ma non indispensabili). La doppia vi depositerà qui.

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) La via attacca in comune con Gollum (1 fix), ma prima che il diedro inizi si sposta a sinistra (1 fix) per prendere il sistema di fessure-lame che corre parallelo e al di sopra di Gollum. La scalata è tutta in fessura con un passaggio delicato (1 fix) sotto una nicchia. Sosta con 2 fix da collegare. Grado 6B. 3 fix sul tiro. Friend dallo 0.4 al 3 BD.

2° tiro) Dritti sopra la sosta per la fessura (friend 2 BD) e quindi a sinistra in piena placca (3 fix) con scalata magnifica su tacche arrivare al diedro dove passa l’originale. Questa si sposta a sinistra (chiodi visibili), proseguire invece dritti nel diedro cieco superando una serie di ribaltamenti (4 fix) fin sotto alla grande nicchia dove parte il tetto fessurato. Sosta su 1 fix e un chiodo collegati. Grado 6C+. 7 fix sul tiro. Utile solo il 2BD per la partenza.

3° tiro) Alzarsi fin sotto la volta fessurata della nicchia (1 fix). Afferrare il bordo (friend 5 BD) e traversare verso lo spigolo (1 fix) con scalata molto atletica. Ribaltarsi fuori dallo spigolo con un passo molto difficile. Proseguire quindi per la larga fessura (1 fix) fino all’uscita in comune con la via “Luna Calante 2016” superando la difficile strozzatura strapiombante. Sosta per corda doppia comune a “Luna Calante 2016”. Grado proposto 7A+. Friend: un 5 BD per la partenza, un 3 BD per l’uscita, friend vari per la fessura (un secondo 5 BD potrebbe essere utile ma non indispensabile per proteggere il tratto dopo il terzo fix).

 

Da qui si può accedere al settore alto e salire ad esempio la via “Re Azul sempre al potere” che rettifica nella parte alta la “Re Azul” superando il tetto fessurato e non ancora (ottobre 2016) liberato. Ne risulta un itinerario di grande impegno.

 

DISCESA:

Dalla sosta 2 è possibile calarsi, se si arriva alla fine del salto ci si cala dalla doppia di Luna Calante fino alla base (doppia di quasi 60m).

 

ATTREZZATURA:

Solo per questa via basta 1 serie di friends BD fino al n°3, almeno un 5BD per il terzo tiro. Se si prosegue vedere le altre relazioni per il materiale. Corde da 60m.

 

NOTE:

il primo tiro, tutto in fessura è bellissimo, il secondo è di placca muro e sembra di scalare all’Ancesieu, il terzo regala un’atleticissima scalata.

La via “Gal Up” che inspiegabilmente passa più a sinistra cerca illogicamente la difficoltà. Ma forse Grassi lo fece apposta, il nome fu dato per polemizzare con il climber torinese Andrea Gallo che diceva che in Sea c’era nulla di interessante, sul primo quaderno delle vie conservato all’albergo Savoia di Forno si legge ancora la dedica polemica (e molto divertente) di Grassi.

Il secondo tiro è stato liberato a vista da F. Parussa, il terzo è stato salito con un resting a vista dallo stesso Parussa.

 

TRONO DI OSIRIDE  BRACCIOLO DESTRO

 

 

 

“DOCCE SCOZZESI 2017”

 

ED-; 200m

La via originale fu aperta da Isidoro Meneghin e Sergio Sibille l’11 giugno 1978. L’11 giugno 2017 Luca e Matteo Enrico l’hanno rivista e riattrezzata.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente. Salire la pietraia che scende dallo “Schienale”. Portarsi fin contro alla parete e traversare a destra costeggiandola, girare lo spigolo che delimita il “Bracciolo dx” e proseguire sulla bella cengia di erba e rododendri, superati dei grossi massi si arriva all’attacco. Si sale la seconda delle due evidenti larghe fessure, quella doppia con una gigantesca lastra (l’attacco originale aggirava a dx questo primo risalto (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 45’ circa).

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Superare l’atletica fessura, giunti in placca traversare a sx alla base dell’evidente diedro. 5C/6A. Sosta con 2 fix.

2° tiro) Salire integralmente il lungo diedro (1 fix in mezzo) fino a una comoda cengia. 5C/6A. Sosta con 2 fix.

3° tiro) Dalla sosta salire la prima fessura proseguendo a sx (non andare nella larga fessura di dx) fino a una vecchia sosta con 1 spit e 1 chiodo (sosta della via dei “Massaggi Thailandesi” che prosegue nello strapiombante diedro sovrastante, chiodi visibili). Traversare a sx a un ottimo terrazzino alla base di un diedro. 5C. Sosta con 2 fix.

4° tiro) Superare il diedro (6A) fin sotto a una prima fascia di tettini, traversare allora a sx (alcuni fix) (in questo punto probabilmente la via originale proseguiva nel diedro principale, dall’aspetto molto liscio e poco scalabile) afferrando una fessura parallela, ribaltarsi su dei difficili gradoni fino in sosta. 6C? da confermare. 5 fix. Sosta con 2 fix.

5° tiro) Superare il difficile diedro e ribaltarsi su una larga cornice (2 fix, 6C? da confermare), seguirla fino al suo termine e per più facili fessure (1 fix) arrivare alla sosta posta a sx su una placca inclinata. Sosta con 2 fix.

6° tiro) Superare l’evidente larga fessura in Dulfer (6A), al suo termine uscire a sx alla sosta di calata di “Incastro a Mario” (…o se si preferisce di “Opzione Zero”).

 

DISCESA:

3 doppie in linea, la prima da 55m, la seconda di 20m, la terza fino alla base di 55m.

 

ATTREZZATURA:

2 serie di friends BD fino al n°3, un n°4, corde da 55m.

 

NOTE:

Un vero vione, spettacolare, supera tutto il trono con arrampicata sempre interessante, prevalentemente in fessura. Via impegnativa che merita di diventare una grande classica. Tutte le soste sono ora con 2 fix inox (non collegati), qualche fix è stato piazzato in via, soprattutto sul diedro, un tempo con difficoltà massima di A2. Probabilmente nella versione 2017 abbiamo fatto una variante uscendo nelle fessure di sx, variante però che dovrebbe permette la completa scalata in libera della via.

Riattrezzamento voluto e sponsorizzato dal primo apritore, Sergio Sibille.

 

“DIEDRO DEI MASSAGGI TAHILANDESI 2017”

La via originale fu aperta da G.C. Grassi e S. Rossi nel settembre 1988. Nei giorni 24-25-29 giugno e 2 luglio Luca Brunati, Luca Enrico, Matteo Enrico l’hanno riattrezzata e rivista aprendo alcune importanti varianti che la raddrizzano conferendole continuità.

Altezza parete 200m

Sette lunghezze.

ED Grado max probabile 7b, due passi di A0. Obbl. 6b.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente. Salire la pietraia che scende dallo “Schienale”. Portarsi fin contro alla parete e traversare a destra costeggiandola, girare lo spigolo che delimita il “Bracciolo dx” e proseguire sulla bella cengia di erba e rododendri, superati dei grossi massi si arriva all’attacco. Si sale la seconda delle due evidenti larghe fessure, quella doppia con una gigantesca lastra (l’attacco originale aggirava a dx questo primo risalto (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 45’ circa).

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Attaccare a sx dell’evidente lama fessura di Docce Scozzesi. Muro chiodato a fix. Sosta con 2 fix in comune con Docce. 5 fix, nessun friends utile. Grado 6b+. Tiro nuovo 2017.

2° tiro) Muro a dx del diedro di Docce, interamente chiodato a fix. Soste in comune con Docce. 10 fix, nessun friends utile. Grado 6b. Tiro nuovo 2017.

3° tiro) Tiro in comune con Docce. Dalla sosta salire la prima fessura proseguendo a sx (non andare nella larga fessura di dx) fino alla sosta con 1 fix e 1 spit. Sostare qui, le Docce proseguono a sx. Nessun fix, friends medi. Grado 5C. .

4° tiro) Superare il primo dei due diedri strapiombanti. Alcuni Fix e chiodi integrabili con qualche friend fino al 2 BD. Grado probabile 7b.

5° tiro) Attaccare il secondo diedro con 2 passi di A0, poi Dülfer di dita magnifica con duro bloccaggio sul tetto e uscita difficile. Un friend 0.75 BD utile. Chiodata a fix, prevedere 12 rinvii. Grado probabile 7b con 2 passi di A0.

6° tiro) Dalla sosta traversare a dx sotto al tetto superando un grande blocco incastrato, poi verso sx superando un bombamento delicato. 1 fix, friends 0.5, 0.75 e 2 BD. Grado 6a+.

7° tiro) Verso sx superando delicati ribaltamenti su gradoni, poi placca diagonale a sx fino a un ripiano. Superare un ultimo brevissimo salto e si è in sosta. Prevedere friends 1, 3 e 0.75 BD. Grado 6c. Tiro parzialmente nuovo 2017.

Dalla sosta traversare a sx sulla cornice e ribaltarsi sul terrazzo dove c’è la prima calata di Incastro a Mario.

 

DISCESA:

3 doppie in linea di Incastro a Mario, la prima da 55m, la seconda di 20m, la terza fino alla base di 55m.

 

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°3, 12 rinvii, corde da 55m (l’ultima doppia arriva giusta).

 

NOTE:

Via eccezionale, grandissima esposizione e continuità. La lunga Dülfer del quinto tiro è più unica che rara.

Da non perdere. Una degli itinerari più belli e difficili di Sea. Il restauro del 2017, con i 2 tiri iniziali e l’uscita completamente nuovi, ha raddrizzato la via conferendole continuità e omogeneità. La via è tutta percorribile in libera anche se le difficoltà dei diedri centrali sono elevate, permangono un paio di passi in A0 all’inizio del quinto tiro. Via assolutamente da non perdere anche se non si ha il grado per percorrerla tutta in libera.

TORRE DI GANDALF

La Torre di Gandalf ed il tracciato di Apprendisti Stregoni

 

APPRENDISTI STREGONI

Prima salita: Isidoro Meneghin, Daniele Caneparo, Giorgio Rocco e Maurizio Oviglia dicembre 1983
Prima libera Maurizio Oviglia e Cecilia Marchi, 27 giugno 2017
Difficoltà originarie: VI/A4
Difficoltà in libera 6b/6b+

Relazione dopo la prima libera 2017

Via tradizionale, non vi sono in posto spit ma solo alcuni chiodi. Portare una serie di friend sino al 4bd, compresi microfriend e micronut

Salire il primo tiro di Onde Verticali, S1, 6a, spit

Salire alcuni gradini poi spostarsi a sinistra (chiodo a U) sino in un bel diedro aperto con piccola fessura di fondo. Moschettonando tre chiodi lasciati salire in libera sul bellissimo spigolo a sinistra sfruttando alcune tacchette sino su un gradino. Ancora un passo (Bd 1 e microfriend) e si è sotto il tetto. Traversare a sinistra orizzontalmente utilizzando la fessura (BD da 0,3 a 3) sino al diedro verticale, S2 su chiodo da rinforzare con BD2 o 3). 6b/6b+. Salire tutto il bellissimo diedro (bd sino al 4) poi traversare più facilmente a sinistra, scendendo su una cornice. Sosta 3 da costruire o sostare alla S2 di Sorgente Primaverile (5c/6a). Tralasciare gli spit diritti (Sauron, rettifica 2017) e salire su una lama a destra (0,3 Bd e microfriend o nut) poi in placca per 4 m senza protezione (6a+ obblig). Raggiunto il diedro si possono mettere due micronut che permettono di entrare nel diedro superiore senza fessura con un bel passaggio. Salirlo interamente (chiodo universale buono del 1983) e friend 1/2 uscendo con passaggio obbligatorio 6a+ sulla placca a destra. Traversare a destra sulla cengia sino alla S4 (complessivamente 6b). Salire quasi sullo spigolo dx della torre ad una fessura diagonale, percorrerla interamente da destra a sinistra uscendo dalle difficoltà, S5, 5c

SPECCHIO DI ISIDE 

 

 

 

 

 

 

 

Via: “Maestra 2017”

ED, 6C+, 6B obbl.

Sviluppo 200 m

Fu aperta il 6 giugno 1987 da G.C. Grassi e A. Siri, la versione 2017 è stata realizzata da L. Brunati, L. e M. Enrico, M. Giudice il 08 e 15 luglio 2017.

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita fin contro la parete, nel settore di “Sogno di Sea”. Il sentiero principale prosegue a destra costeggiando la parete, procedere invece per una traccia a sinistra, superare l’attacco di “Spit story”, sulla cui verticale si trova la gigantesca lama camino di “Incubo di Sea”, e arrivare a un albero (primo fix visibile). Attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h  circa.

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Tiro per metà nuovo. Dopo il fix superare la bella e inedita fessura di mano portandosi alla base della sovrastante placca, novità del restyling. Superarla e proseguire quindi per la fessura originale. 6B.

2° tiro) Alzarsi sopra la lama camino e superare quindi la bella fessurina fino a una cornice, stare bassi e ribaltarsi sopra. 6B+

3° tiro) Tiro nuovo. Seguire i fix, il tiro si sposta a dx passando sotto al tetto, superandolo per il bello spigolo nel suo lato destro. 6B+.

4° tiro) Tiro parzialmente nuovo. L’originale saliva per poi, con un pendolo, superare la placca. La nuova versione permette invece di superare scalando tutta la placca. 6B+.

5° e 6° tiro) Questi erano già stati richiodati da A. Trombetta quando “creò” la via “Incubo di Sea il ritorno”. Difficoltà sul 6C+.

DISCESA:

Con 3 doppie.

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°4.

NOTE:

Roccia fantastica. La via traversa per aggirare le placche più inscalabili ma il tracciato, anche se all’apparenza non elegante, è invece molto bello e permette di compiere un piccolo viaggio nel cuore della parete.

TRONO DI OSIRIDE BRACCIOLO DX  – Parete Ovest

 

 

 

 

 

 

 

Via: “Bolle di parole 2017” 

Bolle di parole fu aperta da G.C. Grassi, V. Rudatis e A. Siri il 14 giugno 1987 ed era di soli 60m. Nei giorni 16-22-23 luglio 2017 la via è stata allungata, completamente rivista e raddrizzata da Luca Brunati, Luca Enrico, Matteo Enrico. Dell’originale rimane in pratica solo il diedro tappezzato di quarzo bianco, in origine primo tiro.

Altezza parete 200m.

TD+, Grado max 6b+. Obbl. 6a+.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente. Salire la pietraia che scende dallo “Schienale”. Portarsi fin contro alla parete e traversare a destra costeggiandola, girare lo spigolo che delimita il “Bracciolo dx” e proseguire sulla bella cengia di erba e rododendri, superati dei grossi massi si arriva all’attacco di “Massaggi Thailandesi” (fix visibili) e della fessura lama di “Docce Scozzesi”. Ancora 20m e si è all’attacco: placca con fix. Si è sulla verticale della fessura del secondo tiro. (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 45’ circa).

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Tiro nuovo 2017. Muro protetto a fix. Grado 6b. 8 fix+2 di sosta.

2° tiro) Tiro che riprende la fessura del “Diedro del crepuscolo”. Tiro stupendo che collega due fessure, la prima di dita, la seconda larga. Grado 6b. 1 fix+2 sosta (sosta di calata).

3° tiro) Tiro nuovo 2017. Diretti sopra la sosta, prima per il bordo dx di una larga fessura, poi in placca. Usciti sulla cengia erbosa salire a dx sullo stupendo ripiano erboso alla base del diedro con la faccia tappezzata di bianco quarzo. Grado 6b. 4 fix. Sosta con 1 fix+chiodo “stile Grassi”

4° tiro) Primo tiro originale di Bolle di parole. Salire l’evidente diedro fessurato la cui faccia sx è tappezzata di quarzo. Grado 6a+. Sosta di calata con 2 fix.

5° tiro) Tiro nuovo 2017. Salire interamente la fessura-camino “fuori misura”. Grado 6b+ per veri amanti del genere….3 fix + 2 di sosta.

6° tiro) Tiro nuovo 2017. Tiro breve che segue l’aerea crestina fino a un bel ripiano di roccia, dove l’avancorpo è completamente staccato dalla successiva parete principale. Grado 5c. 2 fix+2 di sosta.

7° tiro) Tiro nuovo 2017. Riviare il fix e poi con un “enjambement” portarsi sulla parete principale, una serie di verticali aiutano a guadagnare lo spigolo. In alto uscire poi per le fessure sommitali. Grado 6b+. 3 fix. Sosta di calata con 2 fix.

 

DISCESA:

3 doppie. Da L7 a L4, da L4 a L2, fino alla base.

 

ATTREZZATURA:

2 serie di friends BD fino al n°4, i doppi medio grandi servono per la fessura del 2 tiro. Un 4 serve per il diedro di quarzo. Corde da 55m.

 

NOTE:

Una parte di Trono un po’ nascosta e misteriosa. La via non ha la continuità verticale di Massaggi ma tutti i tiri sono belli e si possono trovare tutti i generi di scalata, dai muri ai diedri, dalle fessure piccole a quelle larghe fino al “fuori misura”. L’ambiente è bellissimo e i ripiani erbosi sono davvero fantastici.

Anche se della via originale rimane ben poco abbiamo conservato il nome, in fondo il diedro di quarzo è una delle cose più significative.

TRONO DI OSIRIDE BRACCIOLO DX  – Parete Ovest

Via: “Mosaico di quarzo 2017” 

Bolle di parole fu aperta da Isidoro Meneghin il 1 novembre 1986 ed era di soli 60m. Nei giorni 05-07-12 agosto 2017 la via è stata allungata, completamente rivista e raddrizzata da Luca e Matteo Enrico. La parte bassa è completamente nuova, nella parte alta l’unico tiro completamente originale è l’ultimo.

Altezza parete 200m

ED, Grado max 6c+/7a da confermare. Obbl. 6b.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente. Salire la pietraia che scende dallo “Schienale”. Portarsi fin contro alla parete e traversare a destra costeggiandola, girare lo spigolo che delimita il “Bracciolo dx” e proseguire sulla bella cengia di erba e rododendri, superati dei grossi massi si arriva all’attacco di “Massaggi Thailandesi” (fix visibili) e della fessura lama di “Docce Scozzesi”. L’attacco con fix subito a dx, su per una fessurina, è della ns. via. Ancora più a dx si trova “Bolle di parole”. Il primo tiro supera l’evidentissimo banco di quarzo bianco. (attacco a quota 1700 m circa, 500m di dislivello, 1 h 45’ circa).

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Tiro nuovo 2017. Fessurina e poi placca con protezioni a fix. Grado 6b.

2° tiro) Tiro nuovo 2017. Tiro stupendo su muro a tacche e liste orizzontali. Grado 6b.

3° tiro) Tiro nuovo 2017. Strapiombino o fessura a dx, poi speroncino. Tiro di raccordo alla parte alta. Grado 6a+.

4° tiro) Tiro nuovo 2017 (tocca solo in parte l’originale che piegava a dx). Supera prima un estetico diedrino e poi punta all’evidente fessura nera strapiombante. Grado 6c+.

5° tiro) Tiro nuovo 2017. Duro ribaltamento e poi verso dx a riprendere l’originale. Grado 6c.

6° tiro) Tiro originale. Supera le ultime strapiombanti fessure. Grado 6c+/7a.

 

DISCESA:

3 doppie. Da “Bolle di parole”

 

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°3, raddoppiando qualche misura medio-piccola.

 

NOTE:

Una via molto bella dove si passa dall’arrampicata di placca-muro della prima parte a quella strapiombante in fessura della seconda. Linea esteticissima che supera gli strapiombi di questa parte un po’ remota del Trono. Gradi da confermare.

TRONO DI OSIRIDE BRACCIOLO SX – Parete Ovest

 

 

 

 

 

 

 

Via: “Del ripiego – 2017” 

Altezza parete 150m

La via originale fu aperta il 20 luglio 1981 da Isidoro Meneghin, Anna, Carlo e Maurizio Restagno.

La via nella versione 2017 è opera di Luca e Matteo Enrico il 27 e 29 agosto 2017.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Incamminarsi sulla strada che poi diviene sentiero in direzione del bivacco Soardi-Fassero, superare l’inconfondibile Torre di Gandalf e proseguire quindi fino al pianoro dove sorge l’alpeggio di Balma Massiet, a quota 1500m circa. Superare la Stura sul ponte per portarsi sul lato idr. dx. e tornare quindi in direzione del fondovalle costeggiando il torrente; per salire all’attacco delle vie del “Bracciolo sx” del Trono conviene tralasciare la prima pietraia, che scende sotto lo “Schienale” (parte centrale), risalendo invece agevolmente la seconda che si incontra, quando questa si esaurisce, cercando il percorso migliore tra la vegetazione, portarsi alla base del settore (attacco a quota 1600 m circa, 380m di dislivello, 1 h circa). Invece che andare fino a Balma Massiet è possibile guadare più a valle il torrente, saltando tra due pietroni (cautela), se si guarda bene ci sono degli ometti. Il guado è posto di fronte alla menzionata pietraia, dove c’è l’evidentissimo grande masso triangolare dei boulder “Polvere di stelle”.

Giunti nel settore sx l’attacco è posto sullo sperone a dx, sullo spigolo a dx del pendio d’erba, proprio dove la parete comincia a salire e fa angolo. Fix con cordone visibile.

 

DESCRIZIONE VIA:

1° tiro) Salire lo sperone biancastro, a dx di un ripido pendio erboso, con facile arrampicata. Giunti su una cengetta dirigersi verso un muro giallastro solcato da una fessura, salirla e giungere in sosta, tralasciando la sosta su masso con fascio di vecchi cordoni. Grado 5C. 2 fix. Sosta con 2 fix e fettuccia rossa visibile dal basso.

2° tiro) Salire il diedro con stupenda lama-fessura a sx dello spigolo. Il diedro a dx (vecchio chiodo visibile) è della via “Sono 43 giovani e forti”.  Tralasciare una vecchia sosta intermedia a chiodi e giungere per atletiche fessure a un’ottima terrazza. Grado 6A-6A+. Sosta su grande clessidra e fix.

3° tiro) Dalla sosta salire sui gradoni a sx (tralasciare anche qui il diedro a dx, con chiodo visibile, sempre della via “Sono 43…”), e portarsi in un sistema di diedrini verso sx (fix di direzione). Grado 6A. Sosta con 2 fix.

4° tiro) Dritti per il diedro e quindi per due evidenti fessurine parallele, fino alla terrazza con alberi. Grado 6A. Sosta con due fix e cordone, 3 fix sul tiro.

5° tiro) Questa lunghezza sfrutta le ultime due originali della via “Rosina” dando continuità e rettilineità alla nostra. Ci si infila nel grande diedro imbuto che sembra quasi avere una volta formata da tetti. Su per la fessura larga e un po’ strapiombante, poi più facilmente si perviene all’ultimo tratto, con fessure e movimenti su tacche si esce a sx dal tetto. Grado 6B. 2 fix sul tiro. Tiro stupendo e lungo, allungare bene le protezioni. Sosta per doppia.

 

DISCESA:

Con una doppia fino alla terrazza e da qui con 3 doppie rettilinee (sosta sulla terrazza a sx faccia a monte)

 

 

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°4, raddoppiare il n°2 e 3, e per chi vuole proteggersi maggiormente raddoppiare anche qualche misura media. Corde da 55m.

 

NOTE:

Via in fessura molto divertente, con passaggi più impegnativi di quanto possa apparire da sotto. Il primo tiro nella nuova versione supera lo zoccolo dove c’è più roccia ma comunque il tratto della fessura è bello e fisico. Dopo magnifica arrampicata con tutti i generi di fessure, l’ultimo tiro, che unisce in uno solo gli originali due della via “Rosina” è affascinante perché si svolge nel grande diedro imbuto che sembra quasi avere una volta. Quando se ne esce ci si trova tra i rododendri al culmine della parete con di fronte l’imponente parete dei Titani e la Torre della Tigre. Via che può essere paragonata alla Robinson allo Specchio ma forse è un po’ più severa.

 

SPECCHIO DI ISIDE – Settore sinistro

 

 

 

 

 

 

 

Via: “Robinson 2017”

TD, 6B max 6A obb.

Sviluppo 150 m

La via originale fu aperta il 15 .maggio 1982 da Isidoro Meneghin. Nei giorni 14 e 16 agosto 2017 Luca e Matteo Enrico con Mattia Giudice ispirandosi al tracciato originale, molto tortuoso, hanno rettificato la via.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita e prima che svolti verso la parete principale prendere una traccia a sx che in pochi minuti porta al settore sinistro. (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h circa). Si giunge a un grande masso tavolare sotto al bellissimo diedro di Gollum che, come  diceva Grassi, assomiglia al “diedro del mistero” ma…rovesciato al contrario. Lasciare zaini e scarpe al masso (per lo spostamento al settore alto le scarpe possono essere utili ma non indispensabili). La doppia vi depositerà qui. Dal masso traversare a sx superando l’attacco di “Luna calante” e l’evidentissimo diedro camino nerastro da dove si origina una sorgente. Scendere seguendo il corso dell’acqua fino nel punto dove lo sperone è più basso e aggirare lo spigolo. L’attacco è subito a sx dello spigolo, fix visibile e nome alla base.

 

DESCRIZIONE VIA:

L1- Salire il muro a tacche portandosi verso una bella fessura che si risale fino a sbucare sui risalti sotto la sosta. Sosta con 1 fix e 2 chiodi. Grado 6A+. Materiale: tra gli altri prevedere 2 misure 3 friend BD e una misura 4.

L2- Salire la facile ma bella fessura sopra la sosta che poi traversa verso dx stando sotto una lama, senza afferrarla. Proseguire verso l’evidente e splendida fessura spaccatura che si allarga verso l’uscita. Sosta con 1 fix e 2 spit rossi della via “Chioma di Berenice”. Grado 6A. Nessun fix.

L3- Salire la spaccatura sopra la sosta e portarsi nel diedro. Si sbuca sulla terrazza intermedia. Sosta su 2 fix alla base di una fessura, a sx di un albero. Grado 5B.  Nessun fix.

L4- Salire la fessura a incastro, strapiombante nella prima parte, con andamento sx-dx. Sosta con 1 fix da integrare con friend. Grado 6B. Da qui per blocchi salire facilmente alla base del secondo salto. Portarsi alla base dell’evidente sistema di fessure che delimitano la parte dx del pilastro che sta a dx del grande diedro di “Gollum”.

L5- Salire la prima fessura sino su un pulpito e poi proseguire verso una piantina, per poi portarsi in sosta. Sosta con 2 fix. Grado 6A+. Nessun fix.

L6- Proseguire nel diedro fino alla sommità del pilastro. Sosta a sx di “Gollum”. Grado 6A. Da qui è possibile calarsi oppure proseguire sull’ultimo tiro di “Gollum”, la via originale, per informazione storica, faceva una doppia per poi traversare tutta a sx verso “Re Azul” e “Luna Calante”, con percorso molto tortuoso.

L7- Salire l’ultimo tiro di “Gollum”, fessura molto bella e faticosa. Grado 6B/6B+. Sosta di calata.

 

DISCESA:

Calarsi da “Gollum” fino alla cengia mediana. Scendere brevemente a piedi su erba e rocce fino alla crestina erbosa dove il primo salto si porta più in alto (delimitato a sx dalle placche che divallano verso l’uscita di L3) e dove esce “Luna calante”. Con una doppia alla base (Note: a sx si vede anche la sosta di calata di “Gollum” ma il recupero è difficoltoso).

 

ATTREZZATURA:

2 serie di friends BD fino al n°3 e un n°4 (per L4 per i più insicuri meglio doppio). Corde da 60m.

 

NOTE:

Una via tutta in fessura molto bella e tra le più facili dello Specchio, adatta a chi vuole cimentarsi con l’uso dei friend. Scalata sempre divertente e piacevole in un settore di parete inflazionato di vie che si incrociano e si accavallano in un inestricabile (al momento!) groviglio. Questo percorso, nella nuova versione, è invece lineare, logico e classico. Un “Nautilus” di Sea..Bellissima.

 

 

Via: “40° viaggio nel manicomio sociale-vs.2017”

 

 

 

 

 

 

 

 

TD+, 6C+ max 6B obb.

Sviluppo 200 m

Luca e Matteo Enrico con Mattia Giudice per la parte bassa e Flavio Parussa per quella superiore. 17-19-20-22-23 agosto 2017.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Seguire la strada sterrata fino al suo termine, non proseguire sul sentiero ma guadare il torrente Stura riprendendo dalla riva opposta la strada che porta alle prese dell’acquedotto. Giunti alle costruzioni risalire la pietraia alla loro destra seguendo diversi ometti, quando la pietraia si esaurisce seguire ancora il sentierino in salita e prima che svolti verso la parete principale prendere una traccia a sx che in pochi minuti porta al settore sinistro. (attacco a quota 1600 m circa, 400m di dislivello, 1 h circa). Si giunge a un grande masso tavolare sotto al bellissimo diedro di Gollum che, come  diceva Grassi, assomiglia al “diedro del mistero” ma…rovesciato al contrario. Dal masso traversare a sx superando l’attacco di “Luna calante” e l’evidentissimo diedro camino nerastro da dove si origina una sorgente. Scendere seguendo il corso dell’acqua fino nel punto dove lo sperone è più basso e aggirare lo spigolo. Subito dietro lo spigolo si trova l’attacco della “Robinson”, appena a sx l’attacco della via nuova, fix visibili.

 

DESCRIZIONE VIA:

L1- Salire il primo muro, direttamente o da sx…a seconda della statura…fin sotto una prua strapiombante. Aggirandola si perviene in sosta a sx. Grado 6B. 4 fix, friend 0.75BD.

L2- Salire direttamente nel bellissimo diedro. Dura la partenza e l’uscita, il resto sul 6B+. Grado 6C+. 10 fix. Note: il tiro nel tratto di uscita dal diedro riprende la via “Esseri in fuga”.

L3- Muro con fessurina. Si sbuca sull’estremità sx della terrazza intermedia. Grado 6A+. 3 fix. Note: il tiro riprende quello di “40° viaggio nel manicomio sociale”. Spostarsi brevemente sulla comoda terrazza alla stele monolitica visibile a sx (fix di fermata).

L4- Prima fessura, poi bella placca con movimenti via via più difficili. Grado 6B+. 11 fix. Friends solo per la fessura iniziale. Note: sulla sx si notano gli spit della via “Tutti bravi ma che brutto”.

L5- Breve tiro di raccordo. Grado 5B. 3 fix. Un friend utile. Si giunge a una terrazza, il “giardino degli dei”, caratterizzata da un curioso albero che sembra quasi fossile. Si notano 3 diedri con a dx una grande placconata scura.

L6- Salire il diedro di sx, strapiombante con larga fessura di fondo (sosta con fix e chiodo alla base). Il diedro prima verticale piega poi verso dx sotto un tetto ed esce su un gradino spiovente, proseguire per la fessurina che incide il giallo muro strapiombante fino alla sommità del pilastro, su una comoda terrazza. Grado 6C. 2 fix (nota per i puristi del “trad”: i fix sono stati posizionati per disgaggiare bene il diedro….e poi sono rimasti, e fanno comodo in quanto fessura regolare da 3!). Friends: dallo 0.4BD in poi, raddoppiare il n°2BD e triplicare il n°3BD (a meno di non farlo scorrere). Per il diedro servono: un n°2 in partenza, uno 0.75 e solo dei numeri 3….. Note: il tiro riprende quello del “giardino degli dei”, a parte forse l’uscita sul muro giallo.

L6 VARIANTE “Saluzzese al Rhum”-trattasi della fessura strapiombante a sx del diedro, salita il 23 agosto 2017 dal saluzzese Flavio Parussa insieme a Luca e Matteo Enrico. Grado proposto 7B-7B+ ma aspetta la prima libera. Una serie di friends fino al n°2BD. Nella seconda parte, sul muro finale, si ricongiunge all’ultimo tiro di “Le placche dell’inferno verde” del solito Grassi e arrivante da sx (spit e chiodi in posto). Ancora un po’ da pulire il muro di questa variante, ma la fessura è a posto.

 

DISCESA:

In doppia sulla via.

 

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°3. Raddoppiare il n°2 e almeno il n°3 (se non si fa scorrere portare almeno tre n°3). Corde da 55m.

 

NOTE:

Itinerario che crea una via dritta in questa porzione di “Specchio” dove una miriade di vie si intrecciano in un groviglio che solo un attento studio riesce a dipanare. Le vie originali sono: “Esseri in fuga”, “40° viaggio nel manicomio sociale”, “il giardino degli dei” e “tutti bravi ma che brutto”. Con un po’ di tiri nuovi e qualcun altro preso a prestito da una o dall’altra via si è riusciti a creare un bell’itinerario dove convivono tutti i generi di scalata: dal muro al diedro tecnicissimo e strapiombante, dall’aderenza pura alla placca a reglettes, per finire alla fessura strapiombante. Una via che non deluderà, anche se manca un po’ la continuità di parete della parte centrale dello Specchio i singoli tiri sono molto belli e permettono di godere di angoli di parete molto suggestivi. Fantastico il giardino degli dei. PS: dalla foto, essendo schiacciata, sembra che si cammini ma non è così, saranno 10 metri.

 

 

TORRE DI GANDALF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Via “Minas Tirith” (in viola nel disegno)

Prima salita: Maurizio Oviglia, Eugenio Pinotti e Fabio Erriu, 22 luglio 2017, dal basso

Prima libera: Maurizio Oviglia

Difficoltà: 7a max (6c obbl)

Sviluppo: 115 m

Materiale: la via è interamente spittata. Portare 12 rinvii

 

Via moderna che sale nel centro della Torre con arrampicata molto bella nei primi tiri.

 

Attaccare tre metri a destra di Sorgente Primaverile, salire su un blocco e spostarsi progressivamente a destra su bellissima roccia. Superare un tettino e poi raggiungere difficilmente uno spigolo a destra. Continuare per un diedrino cieco e arrampicata difficile e delicata sino alla sosta, S1 (30m), 7a. Continuare sopra la sosta verso destra e incrociare L’Occhio di Sauron in un diedrino con spit. Moschettonato lo spit di questa via si procede verso destra con un traverso e poi una fessura. Ancora un difficile tettino e si perviene ad una sosta con catena alla base dei tetti centrali della Torre, S2 (35m), 6b. Raggiungere il primo spit sulla placca ma non seguire gli spit a destra ma quelli che traversano a sinistra. Dopo un difficile ribaltamento segue un passo obbligatorio (6c) e poi una placca più facile sino ad una sosta vecchia di Occhio di Sauron. Continuare a destra facilmente su cengia alla sosta nuova, S3 (30m). Salire diritti verso un diedrino ben provvisto di buone prese. Scalarlo sino in cima alla torre, S4 (20m), 6a+. Discesa con due doppie su anelli inox (corde da 60m).

 

Via “L’essenziale è invisibile agli occhi” (in bianco nel disegno)

Prima salita: Maurizio Oviglia e Diego Re, ottobre 2016, dal basso

Prima libera: da realizzare

Difficoltà: 7b con due punti di A0 (6c obbl)

Sviluppo: 85 m

Materiale: la via è in parte spittata. Portare 12 rinvii e due serie di friend sino al 3BD

Via mista con il terzo tiro in placca molto difficile. I primi due tiri sono su fessure e strapiombi atletici. Il secondo tiro è in buona parte in comune con Apprendisti Stregoni.

Attaccare nel centro della Torre, tra Occhio di Sauron e Fragoline Rosse. Salire per roccia strapiombante ma ben provvista di tacche alternando spit a protezioni naturali guadagnando una bellissima fessura che lascia in sosta, S1 (25m), 6c+. Alzarsi sopra la sosta verso l’evidente diedro di Apprendisti Stregoni. Superare il tetto e seguirlo interamente in opposizione uscendo a sinistra alla sosta con catena, S2 (30m), 6a/6a+. Raggiungere il primo spit e traversare a destra sulla placca sospesa tra i due tetti (primi tre spit di 7b, poi A0 su due punti, quindi 7a sino alla cengia), S3 (30m), utili due friend piccoli. Il tiro in libera ha difficoltà probabili intorno al 7c o più… Di qui si può scendere o continuare ancora un tiro per Minas Tirith.

 

Parete del Roncet – Forno Alpi Graie

 

 

 

 

 

 

 

La parete è raggiungibile in 15 minuti di cammino dal paese e si trova sulla bastionate destra idrografica che domina l’abitato. Le vie furono aperte da M.Blatto  con vari soci nel 1995-96 e sono state riattrezzate tutte dallo stesso che ne ha aperte di nuove con spit-fix da 10 mm e soste nuove. Sentiero d’accesso segnalato con bollini rossi e scritte al fondo del paese, dopo aver imboccato la mulattiera per il Gias Colombin.

Lunghezza itinerari: dagli 8 ai 150 metri. Diff. dal 5b al 7a. Sono sufficienti 10 rinvii

  1. Mazada
  2. Roncet
  3. Vendetta del cappuccino
  4. Via mormale
  5.  Ambra
  6. Giacomelix
  7. El banfa
  8. La lunga attesa
  9. Cercando l’arcobaleno
  10. Strategia dell’inutile
  11. Lega la Lega
  12. La retorica degli angeli

 

Rifugio Daviso 2280 m – Parete della Morena

 

 

 

 

 

 

La parete si raggiunge in 20 minuti dal Rifugio Daviso seguendo il cartello e i bollini rossi in direzione della morena del Ghiacciaio Martellot. Le vie sono state aperte salendo dal basso da M.Blatto, R.Rivelli, F.Chiarottino, S.Cordero, U.Lardieri nel giugno e agosto 2017.

Difficoltà dal 5a al 6b. Materiale 10 rinvii

  1. Alzo le mani
  2. La topomobile
  3. Stambecco curioso
  4. Silvia ed Egle
  5. Les montagnards sont là (friend o,75 – 1 e 3 BD)
  6. La rage du glacieriste
  7. Dolce vento

Dent d’Ecot – Corno delle placche, quota 2961 m della cresta sudest – parete sud

 

 

 

 

 

 

 

Prima salita: M.Blatto R.Bensio il 12 agosto 2017

200 metri

Difficoltà TD- VI+ (V/A1 obbl.)

Dal Bivacco Ferreri Rivero risalire la morena di sponda ottocentesca, destra idrografica del Rio Bramafam e raggiungere i piedi del ghiacciaio nord del mulinet. Puntare a destra in direzione della cresta est che scende dal Dent d’Ecot e individuare la quota 2961 caratterizzata a sud da un caratteristico “corno isolato” e dal placche lisce con diedri. Salire per detriti fiancheggiando la cresta e progressivamente entrare nel canale est della Sella del Mulinet. Salire il ripido colatoio su detrito o neve (piccozza e ramponi) fino alla base del corno in corrispondenza di un caratteristico diedro inclinato a destra (ore 1,45 dal bivacco). Salire in diedro interamente con bella scalata in fessura V+ e sostare su friend usciti a un ballatoio (S1). continuare nel diedro con fessura più stretta di fondo e liscia placca a destra, con scalata faticosa e atletica VI+ sostando al termine su un terrazzino (S2 friend). Salire una placca e poi una serie di piccoli tetti V+ fino a raggiungere una zona di placche inclinate (S3 su nut e friend) Seguire il punto più debole delle placche verso destra, fino a una clessidra di sosta con cordone V (S4). Proseguire per gradoni e placche facili, aggirando a destra delle cornici spioventi IV+ (S5 su friend). Raggiungere la sommità per facili rocce e aereo spigolo (S6 su spuntoni)

Discesa: dalla vetta percorrere in leggera discesa la cresta in direzione ovest fino a un colletto sotto l’impennata successiva. Qui un canale detritico scende in direzione della sella del Mulinet (possibile neve residua a inizio stagione). Scendere nel canale per placche e detriti (o neve) fino a un salto, dove vi è una doppia attrezzata su clessidre. Calarsi per 55 metri e guadagnare il fondo del canale ora meno ripido. Di qui in breve alla Sella del Mulinet e alla base.

Materile due serie di friend con un 5, oppure due 4. Nut. (picozza e ramponi a inizio stagione)

SPECCHIO DI ISIDE

 

 

 

 

 

 

“Gente Distratta”

Aperta da Daniele Caneparo e Maurizio Oviglia il 10 giugno 1984

Prima libera Maurizio Oviglia accompagnato da Eugenio Pinotti e Fabio Erriu il 23/7/2017

Nell’occasione della prima libera sono state messe le soste a spit e aperta una variante nel primo tiro. Per il resto la via è stata mantenuta esattamente come è stata aperta. Non sono stati aggiunti spit sui tiri ma è stato lasciato un chiodo normale nel primo, secondo, quarto, quinto e sesto tiro.

Difficoltà originali di VI/A2. Difficoltà in libera di IX- (7b).

Sviluppo: 170m

Materiale: in via rimasti 7 chiodi e le soste spittate. Portare una serie di friend sino al 3BD raddoppiando le misure medio/piccole. Qualche nut piccolo

Raggiungere l’attacco della via moderna Re Quercia ed il Fantabosco su una stretta cengia a sinistra dell’attacco della Via del Temporale.

La via originale attaccava una decina di metri a sinistra su una cengia esposta e per diedri sovente bagnati. Meglio seguire la variante descritta al primo tiro

Raggiungere il primo spit della via Re Quercia… (se non lo si vuole utilizzare proteggersi in una buona fessura), traversare a sinistra per dei buoni gradini verso un diedro (chiodo). Salire a sinistra per bella roccia fino un diedro chiuso da un tetto a 7, superarlo ed uscire su una buona cengia, S1 (25m), 5c+. Traversare pochi metri a sinistra e salire una placca con fessurini (un chiodo ad angolo che ora protegge il runout di un tempo, un po’ pericoloso), poi proseguire per splendidi fessurini (nut e friend) sino ad uscire su una buona cengia in corrispondenza di un caratteristico blocco squadrato, S2 in comune con Re Quercia (30m), 6a. Traversare a sinistra su cengia verso un diedro dall’apparenza erbosa. Invece l’arrampicata è facile e piacevole ma verso la fine spaccare a destra raggiungendo una clessidra (cordone) tra due massi e poi la sosta, S3 (30m), 5b. Salire nel diedro sopra la sosta, girare lo spigolo a destra e raggiungere un ottimo chiodo in una lama. A destra con passi obbligatori (allungare le protezioni) verso dei diedri con tettino. Li si supera e si raggiunge la sosta sotto un grande blocco, S4 (35m) 6a+. Salire sul blocco ed affrontare la fessura che comincia decisamente a strapiombare, prima ad incastro di mano e poi di dita. Si raggiunge un bonghetto e poi con movimenti molto atletici si esce in sosta, S5 scomoda accanto alla sosta “storica” (15m), 7a oppure V+/A1. Continuare ormai in pieno strapiombo/tetto su una fessura ad incastro di dita (chiodo) poi nella splendida fessura incassata seguente fortemente strapiombante, uscendo su un gradino in piena esposizione, S6 (15m), 7b o A1. Friend 0,3/0,75 da raddoppiare. Proseguire per difficili diedri ciechi (chiodi del 1984 all’uscita) sino alla sosta di calata, S7 (20m), 6b+ o A1/VI.

Discesa con tre doppie: calata nel vuoto di 45m sino alla sosta di Arco del Re. Di qui con una doppia alla S2 e poi a terra. Alla S2 il maillon è troppo piccolo e da sostituire

Trono di Osiride – Bracciolo sinistro

Via Oltre il Giardino

Prima salita: Maurizio Oviglia e Maria Teresa Bolla, 23 giugno 1984

Prima libera: Maurizio Oviglia e Simone Sarti, 5 settembre 2017

Sviluppo: 180 mt

Difficoltà massima 6c oppure VI+/A2 in apertura

 

Bell’arrampicata con la parte finale difficile ed esposta ma in ambiente spettacolare. Durante la prima libera sono stati aggiunti degli spit (solo alle soste) e dei chiodi normali.

Allo stato attuale la via è percorribile con una serie di friend sino al 4BD, raddoppiandolo nel caso si segua la variante nella parte bassa aperta durante la prima libera.

 

Attaccare appena a sinistra dell’angolo del Trono dove si individua una piantina con cordino arancione. Qui attacca anche la via Tut-An-Kaminon: le due vie hanno in comune i primi metri. Salire sulla piantina e seguire a destra un bel diedro fessurato, quindi progressivamente tendere a sinistra per fessure e infine raggiungere un bel terrazzo con due chiodi, S1, 40m (5b). Si è ora alla base di una evidente fessura. Salire su un gradino, quindi seguire interamente la fessura sino alla base di un’enorme stele appoggiata. Evitarla a sinistra, salire un diedro e sostare su friend appena possibile, S2, 40m, (5c). Salire ora la fessura del diedro e poi un secondo in spaccata uscendo su un terrazzo. Con un corto diedro incassato a sinistra raggiungere il cengione mediano, S3 spittata con anello da doppia, 40m (6a+).

Salire nel diedro sopra la sosta che diviene sempre più difficile e continuo. Dopo una dura sezione ad incastro di dita, finire per una fessura di mano strapiombante sino su un comodo gradino, S4 su spit da integrare con friend 2BD, 35m, interamente da proteggere con un cordone lasciato sul passo finale in una clessidra (6c o VI/A1). Salire ora il diedro sopra la sosta (1 ch) sino contro il tetto (1 ch). Traversare a sinistra ma invece di appendersi ai blocchi sotto il tetto che sembrano comunque abbastanza solidi abbassarsi di un metro ed appendersi con le braccia ad una tagliente lama. Traversare due metri e riguadagnare il fessurino alla base del tetto raggiungendo lo spigolo in piena esposizione, S5 su due chiodi in loco, possibile integrare anche con friend, 15m (6b). Salire un fessurino che incide il muro sommitale (2 ch) sino alla sosta di calata, S6 su spit e anello, 10m (6b). Discesa con due doppie da 60 e 55 m la seconda delle quali fuori linea.

VARIANTE diretta al secondo tiro: bella variante con arrampicata rude in fessura. Sul secondo tiro salire tutta la fessura sino alla base della stele. Salirla in dura dulfer (doppio 4BD) uscendo su dei gradini ed un piano inclinato, S3 su spit e chiodo, 35m, (6b+). Salire la larga fessura a sinistra della sosta ristabilendosi su una cornice, quindi a sinistra riprendendo la via originale sino alla cengia, S4, 40m (6b)

(Relazione di Maurizio Oviglia)

La Sfinge

Via Alice e la cascata arcobaleno

Prima salita: Maurizio Oviglia in solitaria autoassicurata, 24 settembre 1984

Prima libera: Maurizio Oviglia e Simone Sarti, 7 settembre 2017

Sviluppo: 50 mt

Difficoltà massima 6b+ oppure VI+ con passi di A0 in apertura

 

Via breve ma molto bella, particolarmente suggestiva quando la cascata a fianco disperde l’acqua in mille riflessi arcobaleno. Attenzione però alle giornate di vento in cui la cascata potrebbe bagnare la via.

Durante la prima libera sono state spittate le soste e lasciati in posto 5 chiodi normali sicuri. Portare una serie di friend dal più piccolo sino al 3BD, alcuni rinvii

Raggiunta la base della Sfinge portarsi alla sua sinistra sulla cengia. A sinistra di due vie a spit si nota un chiodo a U. Salire su un blocco quindi affrontare un primo muro difficile a cui segue un bellissimo fessurino da proteggere. La fessura diviene sempre più piccola opponendo un difficile ristabilimento in placca (4 ch) sino a delle grosse prese che preludono l’esiguo gradino della sosta, S1 su spit, 25m (6b+ o VI con passi di A0).

Continuare per uno splendido fessurino di dita, poi di mano, quindi un corto camino sino in cima, S2 su spit e maillon di calata, 25m (5c).

Relazione Maurizio Oviglia 2017

 

PARETE DEI NUMI

 

 

 

 

 

 

 

Via: “Arcipelago America 2017”

TD+, 6B+ max 5C obb.

Sviluppo 200 m

La via originale fu aperta il 26 ottobre 1986 da F. Girodo, G.C. Grassi, N. Margaira, A. Siri.

La via è stata ripristinata e rettificata in alcune parti da Luca e Matteo Enrico con Luca Brunati nei giorni 16-17-23 settembre 2017.

 

AVVICINAMENTO:

Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea, dove inizia la strada sterrata da percorrere a piedi. Dopo circa 10 minuti, superata la casetta dell’acquedotto, salire la scarpata sulla destra dove c’è l’indicazione MOMBRAN (grossa scritta rossa su masso). Seguire i bolli rossi risalendo il ripido costolone erboso e boscoso fino a traversare a destra sul fondo del Canalone dei Cacciatori. Risalire il pietroso canalone fino alla prima imponente parete, caratterizzata da tre salti ben distinti. Sul primo si nota un evidentissimo muro con il diedro a 7 della via “De Profondis”. Risalire brevemente lo zoccolo, formato da saltini rocciosi, fin contro la parete, giungendo a un diedro molto netto e fessurato, proprio sotto la direttrice dell’immensa lastra che forma un profondo camino. L’attacco è in comune con la via “De Profundis”. 400 m di dislivello, 50 minuti.

 

DESCRIZIONE VIA:

L1- Superare il diedro fessurato ribaltandosi su una cengia erbosa inclinata. Grado 5B. 1 fix. Sosta con 2 fix e un pressione.

L2- Salire per la larga fessura che diventa camino molto profondo ristabilendosi su un comodo terrazzino sotto la gigantesca lastra. Grado 6A. 2 fix. Sosta con 2 fix.

L3- Scalare la stupenda lama (5A) risalendo il camino formato dalla gigantesca lastra fino a un terrazzino. Qui affrontare la vaga fessura sul successivo muro strapiombante (6B+), variante 2017, fino alla prima cengia. 8 fix. Sosta su albero con cordone e catena. Da qui salire brevemente la ripida cengia boscosa fino al secondo salto, dove ci si trova sotto l’evidentissima larga fessura che solca il muro giallastro.

L4- Salire il muretto (fix visibile) a sinistra di un ginepro che disturba la prima parte di fessura, infilandosi successivamente in questa. Grado 6A. 2 fix. Sosta in comune con “De Profundis”: 1 fix+1 spit+2 chiodi.

L5- Breve ma intenso tiro della versione 2017. Si supera la bella e larga lama fino alla seconda cengia. Grado 6B. 3 fix. Sosta su albero con cordone e catena. Da qui salire il pendio erboso a sinistra fin contro un risalto, superarlo e traversare tutto a destra tornando sulla verticale della sosta, alla base di due evidenti diedri. Quello a sinistra è di “De Profundis”. Quello a destra sbarrato in alto da un tettino è il nostro. Sosta con due fix. In partenza del diedro cordone bianco su bullone.

L6- Salire il diedro fin sotto al tettino, che si aggira a destra. Dopo un terrazzo salire un più facile diedro a liste orizzontali sulla faccia di destra fino allo speroncino con ginepri. Grado 6A+. 3 fix. Sosta con 2 fix.

A sinistra, oltre lo spigoletto, prosegue “De Profundis”.

 

DISCESA:

In doppia sulla via. Da L6 a L5 (sosta su albero). Da L5 alla prima cengia. Da L3 (sosta su albero) a L1. Da L1 alla base.

 

ATTREZZATURA:

1 serie di friends BD fino al n°4. Raddoppiare eventualmente qualche misura media. Corde da 60m.

 

NOTE:

Una via particolare in un posto affascinante, un po’ diverso per prospettive, vegetazione e ambiente dalla solita Sea, proprio di fronte al Santuario. La via presenta tiri davvero belli su fessure di un po’ tutti i tipi, dalle lame di dita a quelle larghe e l’arrampicata è varia, da quella granitica un po’ rude a quella esterna elegante. Le due cenge non disturbano molto conferendo anzi un qualcosa in più all’itinerario, non solo inteso come puro gesto sportivo arrampicatorio. La parete è comoda e soprattutto è in pieno sole fin dal mattino presto e quindi è ideale per i mesi autunnali. In estate attenzione alle vipere, sia sulle cenge che nel Canalone dei Cacciatori, famoso per questa peculiarità.

 

Comprensorio di Balme di Cantoira

Falesia Tchaparàt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta di una falesia utilizzata dagli arrampicatori locali negli anni ’80 e parzialmente riattrezzata a resinati una decina di anni fa. La parete è stata ripulita, sono state richiodate le vie tralasciate nella revisione precedente e ne sono state aperte di nuove.

Avvicinamento: Dopo il campeggio di Cantoira, proseguire per un centinaio di metri fino al parcheggio dei Massi di Balme dove si lascia l’auto. Di fronte allo slargo, sul lato opposto della carreggiata, sale un sentiero ripido nel bosco che in 5 minuti porta alla parete (cartelli e bollini rossi; bacheca alla base)

 

Le vie, da sinistra

 

  • Magique Claudette 15 m 6b; M.Blatto e G.Milano aprile del 1991. Ribaltamento ostico su una placca, dopo strapiombino
  • Quadrophenia 15 m 4c; M.Blatto e G.Mennini, giugno 1989. Facile placca lavorata e gradino con grandi appigli
  • Trapano Volante 10 m 5b; A.Ala estate 1990. Partenza facile poi uscita delicata su spigolo arrotondato
  • Trapani solitari 10 m 6b; M.Blatto settembre 2017. Passaggio di dita iniziale
  • Santi S-protettori 10 m 4c; M.Blatto P.Barillà 1982. piccolo strapiombino finale
  • L’uomo che sussurrava alle spazzole 25 m 6b; M.Blatto e U.Lardieri settembre 2017. Partire dritti agli spit. Leggermente a destra è più facile. In alto bellissimo spigolo lavorato
  • Vietato vietare (Diedro Ciaparat) 70 metri 5a. M.Blatto e P.Barillà in scarpe da ginnastica e 2 chiodi, nel giugno del 1982. La via fu ripetuta da Gian Piero Motti slegato. I primi salitori partirono in una lama appena a sinistra dell’attuale “L’uomo che sussurrava alle spazzole”. Oggi conviene partire con i primi metri di “Piccolo Orso” 5b. La parte alta, oggi rivista, rappresenta il collegamento ideale al soprastante settore “Petit Verdon”. Salire allora il diedrino di questa via 5b e poi un tratto con roccia non bellissima anche se ripulita al meglio. Entrare nel diedro fessurato e uscire in alto con bel passo in spaccata 5a, poi da un resinato con cordone viola, salire fino a un terrazzino erboso dove si sosta a due spit con grossa catena (in comune con Piccolo Orso e Desperado). Salire facili gradini puntando a 1 chiodo con cordino, poi traversare decisamente a sinistra fino a un terrazzino. Qui salire una breve placca 4c e raggiungere il terrazzo dove si sosta a un rovere (cordone e maillon). Salire una rampetta di roccia dove si cammina, poi superare un muretto con breve passo 4c, approdare su un terrazzino erboso e poi salire ancora uno speroncino facile 3b, raggiungendo la base di “Petit Verdon” dove si sosta a uno spit con maillon.
  • Piccolo Orso 35 m 5b; A.Ala, P.Barillà estate 1980. Bella e logica, dopo il diedrino iniziale supera una parete verticale con roggia ben lavorata.
  • Desperado + Carrettera de la Pansa 45 m 6a; (A.Ala) estate 1990. Desperado sale un bel muro a buchi iniziale con passi non scontati, mentre Carrettera de la pansa offre una bella placca delicata.
  • Mezzanotte con Zio Tibia 15 m 7a; M.Blatto estate 1990. Duro strapiombo iniziale

 

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