La lunga estate “calda”

Un’estate caratterizzata da ampie parentesi di alta pressione e tempo tutto sommato abbastanza secco, ha favorito una serie di nuove realizzazioni. Le scarse precipitazioni hanno soprattutto permesso il proseguo della valorizzazione della Parete del Naufrago, notoriamente tormentata da striature d’acqua. Protagonisti sono stati di nuovo i nostri membri Luca e Matteo Enrico, che con Flavio Parussa hanno aperto due difficili itinerari molto diretti: “Storie di Sea” e “Flutti magici”. Sempre alla Parete del Naufrago, è da segnalare anche l’apertura di “Non sogni ma solide realtà”, opera questa volta di Tiziano Marchetti e Massimiliano Celano. Ottime news, dunque, che ci riconsegnano una bellissima parete per troppo tempo condannata all’oblio e dove peraltro è in programma anche il recupero delle vie più classiche.
Sul fronte alpinistico, i soci Marco Blatto e Roberto Bensio hanno risolto l’ultimo “mistero” della parete ovest della Cima meridionale di Leitosa, lungo lo sperone centrale che caratterizza con due torrioni successivi il versante.
Di seguito, riportiamo le relazioni degli apritori

Parete del Naufrago
“Non sogni ma solide realtà”
difficoltà: 6b+ :: 6a+ obbl :: – ::
sviluppo arrampicata : 150 m
dislivello avvicinamento: 300 m
Prima salita: Tiziano Marchetti & Celano Massimiliano 22,29 /7/2015

Non sogni ma solide realtà

Accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso. Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero sino ad incontrare una gradinata di pietra.Da qui parte “vangelo delle streghe “sulla rampa .La nostro inizia alla sua sx …spit.
note tecniche:
Una bella possibilita’ di arrampicare in questa parete un po’ dimenticata a torto …perché vicina ed interessante dal punto di vista arrampicatorio ..Sempre verticale ma ben fessurata .Sporchina come deve essere una via al naufrago ma,che gia’ dopo due ripetix si e’ ripulita a sufficienza ….a voi..!
Al terzo tiro la via incrocia a dx “vangelo “e al quarto la riattraversa a sx.
descrizione itinerario:
Dalle terrazze (comode sedute)
L1, Al primo spit, poi diritti con attenzione al secondo e quindi una bella fessura ,al termine a sx su cengetta sfuggente (ciuffi d’erba) e sotto un tettino ad uscire a dx (spit) in vista della sosta da collegare. 40mt,6b+,5spit
L2, Evidente diedro fessurato a sx della sosta …sino in cima e poi traverso su comoda cengia rocciosa a dx verso uno spit .Spigolo tondo (dietro e’ ottimo) ed ingresso in fessura splendida di una decina di metri ,quindi sosta .35mt, 6b 1 spit (BD 4)
L3, A dx della sosta ad uno spit poi traverso di7 mt sin sullo spigolo a fil di cielo,per prendere un diedrino fessurato sin sotto un tetto .Ora a sx in vista della sosta da collegare . 30mt,5c 1spit
L4, Scendere dalla sosta un metro e attraversare a sx su gradoni (si nota un vecchio chiodo nel diedro di “vangelo” ) sino in vista di un bel diedro aperto .Con scalata entusiasmante arrivare alla sosta ancora verso sx. 25mt, 6b+,4spit
L5, a dx della sosta per balze rocciose non facili poi con un traversino a sx sotto un tetto (delicato ma ottimamente protetto) si esce su un pulpito e quindi in sosta (porre attenzione qui la roccia e’ un po mobile noi abbiamo tolto il possibile ) 20mt,6b 4spit (BD4) CONSIGLIO … qui termina la via poiché per uscire si dovrebbe fare un traverso a sx di oltre 10 mt su roccia non gradevole con conseguente difficolta a rientrare sulle doppie (troppo tettoso…) Vale quindi la pena di fare il quinto tiro in Top rope poiché la S5 non e’ comoda mentre S4 e’ un albergo…

Discesa: S5,S4,S2 tutte in linea e filanti

Storie di sea
difficoltà: 7a+ (6b obbl)
sviluppo arrampicata: 180 m
dislivello avvicinamento: 300 m
Prima salita: il 20-21 agosto 2015, Luca ENRICO, Matteo ENRICO, Flavio PARUSSA

storie di Sea

Accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso.
Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero fino a una zona terrazzata dove attacca “Non sogni ma solide realtà” (fix visibile), oltre la quale scorre dell’acqua di risorgenza, superare questa zona umida ed entrare tra le piante, costeggiando ancora la parete si perviene a una sorta di pulpito roccioso dove attacca la via “Tra Parentesi” (fix visibile). Proseguire ancora lungo la parete per circa 50 m, portandosi alla base del pilastro verdastro alto 50m, all’inizio della rampa erbosa dove partono le vie “del Calice” e “della Clessidra”.
La via attacca su un muro articolato sovrastato da uno strapiombo inciso da un’evidente fessura strapiombante, subito a sx dello spigolo che forma una fessura/lama (attacco a quota 1500m, 300m di dislivello, 45’ circa).

note tecniche:
7A+/7B max o A1, 6B obb.
La via è molto diretta e sfrutta le zone più difficili e verticali aggirate, con tortuoso percorso, dalla classica via della Clessidra. Il primo tiro in fessura è molto bello e difficile da salire a vista proteggendosi, la libera non è ancora stata fatta ma le difficoltà sono almeno sul 7A+. Il quarto tiro è molto tecnico, difficile ma scalabile sfruttando le tacche e lo spigolo di dx. Anche questo aspetta la libera da capocordata. Il resto della via è bello e continuo, meraviglioso l’ultimo tiro in fessura.

Materiale: 2 serie complete di friends BD fino al n°3, un n°4 utile. Nuts medio grandi per la fessura iniziale.
Corde da 55m.
descrizione itinerario:
L1-Attaccare nel punto in cui inizia la stretta rampa erbosa salendo il muro (1 fix visibile alla partenza) fino sotto la fessura strapiombante, afferrarla (ottimo 2BD) e superare l’iniziale strapiombo sfruttando provvidenziali gradini sul bordo dx, continuare quindi a seguire la fessura fin dove si raddrizza (ottimo 1BD). Superare la magnifica e difficile fessura da dita (1 fix e friend con misure 0.5, 0.4 e 0.3 BD, utili anche nut medio grandi) fino al suo termine dove muore contro il muro (1 fix). Proseguire verso sx “camminando” sulla grossa lama che poi si raddrizza, vincerla alla Dulfer (2 fix) e pervenire in una zona fessurata più facile (friend BD medi) fino in sosta (2 fix di sosta non collegati). Difficoltà: la fessura non è stata liberata nei suoi metri più difficili, il tratto verticale potrebbe essere almeno 7A+, il resto del tiro è 6A+/6B (5 fix).
L2-dalla sosta salire pochi metri e traversare quindi decisamente a sx, per rampe e placche frammiste a erba, tenendosi sotto alla sommità del pilastro (1 fix visibile), superare la vecchia sosta della “Clessidra” e sostare in prossimità di una pianta, sul margine sx del pilastro (1 fix di sosta). Difficoltà: II – III (1 fix).
L3-Salire la bella lama fessura sopra alla sosta (friend medi) fino a ribaltarsi su un gradone contro al muro (1 fix), traversare a dx sfruttando un’ottima tasca dietro allo spigolo ed entrare nell’evidente diedro fessurato. Superare in sequenza due atletici ribaltamenti (utili due friend 3BD) e ristabilirsi sopra al pulpito. Proseguire ora sulla parete più articolata per placche e zone fessurate, puntando verso l’estremità sx dello speroncino, fin sotto un bombamento (1 fix), ribaltarsi sulla soprastante placca e traversare a sx alla sosta (2 fix con maillon, usata anche per la calata). Qui si trova anche la sosta a chiodi della via della Clessidra
che arriva dalle rampe erbose di dx e prosegue quindi nel diedro a sx della sosta, al di là dello spigolo. Difficoltà: 6A+ (2 fix).
L4-Salire nella nicchia a sx della sosta (c’è anche un vecchio chiodo a lametta) e moschettonare il primo fix, con un difficile passo alzarsi e traversare leggermente a dx aiutandosi con le prese nel diedrino. Salire quindi in questo e tornare a sx in placca su dei bei gradoni moschettonando il secondo fix. Sfruttando minimi appoggi salire fino al terzo fix e quindi con difficile arrampicata su provvidenziali tacche portarsi sotto i tetti (fin qui 5 fix). Superare la fascia strapiombante (possibile usare friend BD di diverse misure: 0.4, 0.75 ed eventualmente anche un 4), moschettonare il sesto fix e ribaltarsi sul soprastante muro. Superarlo (un altro fix) fino a un gradone alla base di una bella fessurina che si allarga verso la fine (ottimo 2BD), vincerla ribaltandosi sulla cengia con pianta (sosta con 2 fix+catena usata per la calata). Dritto sopra la pianta parte il tiro in fessura/lama della via del Calice (è stato posizionato 1 fix con placchetta artigianale per far sosta). Difficoltà: il tiro non è ancora stato liberato nella sua sezione più difficile, dal terzo al quinto fix la difficoltà potrebbe aggirarsi sul 7A secondo valutazioni fatte dal secondo di cordata, il resto sul 6B/6B+ (7 fix).
L5-Traversare a dx salendo per una larga fessura sopra a un pulpito (tratto comune alla via della Clessidra che poi scende dalla parte opposta), scalare quindi il soprastante muro e, aggirando con un difficile passo uno spigolo, ribaltarsi su una bella placca che adduce all’evidente fessura (4 fix). Afferrare la bellissima e lunga fessura e seguirla fino al suo termine sotto al tetto di dx, a pochi metri dall’uscita della parete (friend di varie misure) (sosta con 2 fix+maillon, prima sosta di calata). Difficoltà: un passo di 6B+, il resto della fessura sul 6A+/6B (4 fix).

DISCESA:
Doppia 1-da L5 a L4
Doppia 2-da L4 a L3
Doppia 3-da L3 fino sulla cengia erbosa con piante a sx (faccia a monte) del primo pilastro. Doppia di circa 55m.
Doppia 4-facendo passare direttamente la corda su una delle piante fino alla base. Doppia di 20m.

Flutti magici

Difficoltà: 7a+ (6b+/A1 obbl.)
sviluppo arrampicata : 160 m
dislivello avvicinamento: 300 m

flutti magici

Accesso:
Da Forno Alpi Graie percorrere la strada che porta al Santuario della Madonna Nera e parcheggiare in prossimità del bivio con il Vallone di Sea. Percorrere la strada che poi diviene sentiero fino alla prima evidente pietraia che sale verso dx, esattamente di fronte alle prese dell’acquedotto ubicate sul lato idrografico dx della Stura e nelle vicinanze di un grosso masso. Risalire la pietraia e piegare quindi verso dx costeggiando la parete del Naufrago per tracce di sentiero fino a una zona terrazzata dove attacca “Non sogni ma solide realtà” (fix visibile), oltre la quale scorre dell’acqua di risorgenza, superare questa zona umida ed entrare tra le piante fino alla base dello sperone che rappresenta la “coppa” del “calice rovesciato”, nel primo diedro a dx di una rampa inizia la via “Arabesque”, subito dopo sotto uno strapiombo la via “Flutti magici” (nome alla base e fix visibile sopra il primo strapiombo). Costeggiando ancora la parete pochi metri più avanti si perviene a una sorta di pulpito roccioso dove attacca la via “Tra Parentesi” (fix visibile e nome alla base) (attacco a quota 1500m, 300m di dislivello, 45’ circa).
note tecniche:
8A/A1, 6B+ obb.
Via molto sostenuta che supera il grande muro nero a dx del “calice”. Tutti i tiri attendono la prima libera e la conferma dei gradi, la sfida più grande è rappresentata dalla quarta lunghezza, di livello estremo.
Forse una delle vie più dure di Sea, sicuramente del Naufrago dove le nuove vie “Tra parentesi” e “Storie di Sea” rappresentano invece un livello di scalata medio.
La via comunque, tranne alcune sezioni (ed il quarto tiro) è arrampicabile per buona parte.
Ancora un po’ da pulire.
I primi due tiri sono stati attrezzati dall’alto e successivamente provati da capocordata.

Materiale: 2 serie complete di friends BD fino al n°0.75, singoli i n° 1, 2, 3, 4 . Microfriend e nuts.
Corde da 60m assolutamente indispensabili..
descrizione itinerario:
DESCRIZIONE VIA:
L1-Superare l’iniziale strapiombo molto fisico e ben manigliato (conviene posizionare in partenza un friend n°4 BD) per poi proseguire difficilmente lungo un diedro con una piccola fessura (tratto non liberato). Dopo si perviene in una zona un po’ più facile fin sotto il bombamento di uscita che riserva un passo un po’ obbligatorio con un difficile ristabilimento, una buona maniglia a sx aiuta ad uscire in sosta. Sosta con 2 fix+maillon+cordone. Difficoltà presunta: 6C con il tratto intermedio non ancora liberato. Portarsi friend medio piccoli e nut.
L2-dalla sosta ribaltarsi sulla cengia e attaccare il soprastante muro, con un difficile passo girare lo spigolo e proseguire in placca aiutandosi con una fessurina fino ad arrivare a un’ottima presa. Segue un tratto più facile fino al passaggio finale in placca dove la difficoltà consiste nel prendere una tacca verticale che poi permette di uscire dalla parete sul bordo di dx. Andare a fermarsi nella sosta di dx sotto il grande muro a dx dello stelo del “calice”; sosta con fix+catena. Difficoltà presunta: 6C/6C+, l’ultimo passo circa 7A/7A+.
L3-Salire la fessura e quindi ribaltarsi in placca sfruttando magnifiche tacche, un passo più difficile verso dx permette di afferrare l’estetica lama-fessura. Seguirla tutta con difficile arrampicata fin sotto la grande prua fessurata, superarla verso dx entrando in una specie di nicchia da cui si deve uscire verso sx in pieno muro. Questo passaggio, non liberato, è un difficile boulder. Dopo ottime prese permettono di uscire in sosta. Tiro magnifico. Sosta con 2 fix da collegare, sul tiro portare molti friend piccoli e microfriend per la lama, qualcosa di medio-grande per gli altri tratti fessurati. Difficoltà presunta: 6C+ con un passo di boulder da liberare.
L4-Con questa lunghezza la via supera la grande placca nera a dx del calice. Le difficoltà sono estreme, solo pochi passi verso l’uscita sono stati fatti in libera. La sequenza di tacche e appoggi sembra esserci ma le difficoltà sono elevatissime. Utile un friend 1BD per l’unica fessura a metà muro. Sosta in cengia con fix e catena. Difficoltà presunta: 8..?
L5-Dalla sosta salire sullo strapiombante spigolo di dx, su una specie di blocco a forma di pera (ottimo friend 0.3BD). Uscirne verso dx e traversare sul muro verso il diedro, salire (si può piazzare un friend piccolo in una fessurina orizzontale) porta ad afferrare ottimi maniglioni sotto a un tetto che poi si vince direttamente uscendo su una terrazza di blocchi. Da questa proseguire per la bellissima fessura-lama fino a dove poi muore contro il muro. Scalare il muro sfruttando una ruga con tacche e appoggi fino al duro passo finale che permette di ribaltarsi in sosta. Sosta con fix e catena. Difficoltà presunte: 7A

DISCESA:
Doppia 1-da L5 con una spettacolare doppia nel vuoto fino alla L2. Per prendere la catena bisogna però pendolare correndo sull’abbattuta placca. Indispensabili corde da 60m non accorciate.
Doppia 2-da L2 a terra.

Cima meridionale di Leitosa 2870 m
Sperone Centrale della parete ovest-nordovest
Prima salita: M.Blatto e R.Bensio
Dislivello: 500 m
Difficoltà: TD+; III/R3 VII-/A1

Leitosa sperone ono della parete 0

Note: la via sale nella prima parte l’evidente nervatura centrale della parete ono della Cima di Leitosa 2870 m, che delimita il secondo canale parallelo a sinistra, di quello percorso dalla Goulotte fantasma centrale che si forma in particolari inverni. Raggiunta la grande cengia detritica superiore, esce sul torrione probabilmente percorso probabilmente dalla cordata Borelli-Girardi-Visetti nel 1914

Accesso: dal Santuario di Forno Alpi Graie, salire la scalinata che porta alla torre e uscire dalla recinzione chiudendo il cancello. Seguire quindi il sentiero con bollini rossi che s’inoltra sul fianco destro idrografico del tratto iniziale del vallone di Sea. Superare la Cascata del Mulinello, quindi salire lungo traccia più debole ma ben segnalata, fino a raggiungere lo stretto passaggio franoso sotto il Portale degli Elfi. Scendere nel canale di Nosferatu e attraversarlo su massi instabili e salire su ripida traccia alla base della Parete del Nano. Salire ancora fino a entrare all’imbocco del primo vallone di Leitosa. Qui la traccia diviene malagevole e più ripida passando contro una fascia di rocce-erba, per poi divenire di nuovo più percorribile fino a un piccolo rio. I bollini in questo punto s’interrompono ma è abbastanza intuibile che non bisogna puntare verso la pietraia a destra quanto salire direttamente per dossi erbosi con sterpaglia, fino al Gias Leitosa primo. Di qui andare a destra e reperire un bel lastricato nella pietraia che conduce in breve alla base della Cresta della Cittadella, passando poco sotto il caratteristico masso tavolare di attacco. Andare oltre e scendere nel ripido impluvio roccioso (freccia di vernice poco visibile) risalendo su placchette umide il lato opposto. A questo punto occorre districarsi al meglio tra gli ontani che occupano il dosso morenico alluvionale del secondo vallone di Leitosa, mantenendo la direzione sud-sudest e senza perdere quota. Giunti in una zona più prativa si tocca il Gias Leitosa secondo. Salire dietro le costruzioni per ripido prato e puntare al contrafforte che costituisce il prolungamento dello sperone ovest del Torrione del Gallo. Passare alla base della sua propaggine est e guadagnare la selvaggia comba erbosa rocciosa che costituisce lo zoccolo della caotica e repulsiva parete ovest della Cima di Leitosa. Proseguire in ascesa sotto una barra rocciosa sbarrata in alto da tetti e imboccare un canale difeso da lacune placche lisce. Salire (passi di II e III-), quindi raggiungere il valloncello erboso e detritico che conduce alla base del crestone centrale della parete ovest (ore 3 da F.A.Graie).

Descrizione della via: salire con una lunghezza di quasi 50 metri le rocce rotte fino a portarsi alla base delle placche che costituiscono la base del torrione III+ (S1). Salire quindi la placconata compatta sul bordo sinistro, appoggiandosi un po’ allo spigolo, IV+ e V-, fino a un terrazzo sotto una fascia di tetti (S2). Traversare a sinistra passando sul lato nord del crestone e salire un diedro un po’ lichenato V, la cui fessura di fondo è ostruita in alto da una lama sporgente che obbliga a un faticoso passaggio molto esposto V+. guadagnare il filo dello spigolo e salire lungo diedrini articolati fino a una piattaforma (S3). Rientrare sulla placconata ovest e salire un fessurino in libera che incide un muro verticale fino a quando questo diventa troppo stretto per le dita (VI+ un passo di VII-). Chiodare allora tre metri della crepa A1 e afferrare in alto una cornice che permette su ribaltarsi su una bella placca lavorata (chiodo lasciato). Salire pochi metri III e riportarsi sul filo dello spigolo, dove si sosta su un terrazzino (S4). Evitare un tetto che chiude il torrioncino superiore girando sul lato nord e proseguire su roccia brutta per una decina di metri IV- fino a quando, aggirato il torrione, si sosta appena dietro su blocchi (S5). Il crestone s’impenna ora notevolmente ed è sbarrato in alto da alcuni tetti. Seguire il fil di spigolo compatto e poco chiodabile con un tratto di V+ sostenuto che porta quasi sotto il tetto sommitale. Traversare allora a sinistra e infilarsi in un orrido camino con blocchi incastrati, che si sale fino a uscire sulla selletta a sud del torrione IV+ (S6). Con due lunghezze (passi di II+) percorrere la crestina abbattuta che porta al torrione successivo (S6 e S7). Salire allora il torrione appoggiandosi allo spigolo di sinistra (IV+), poi una placca incisa da un’esile ruga che obbliga ad alcuni passi delicati senza protezione V-. Sostare infine su una cornice (S8). Salire allora sul lato nord del torrione con arrampicata non difficile IV- ma su roccia poco solida fino a raggiungere l’uscita, alla base di rocce rotte sotto la grande cengia superiore (S9). Salire al meglio tra un dedalo di blocchi e fasce rocciose per un paio di lunghezze e senza via obbligata (S10 – 11), poi camminando portandosi alla base dell’evidente torrione che sostiene la cima. Salire nel punto più debole per facili placche abbattute III+, fino all’impennata di uno scudo più compatto, evitarlo a sinistra per un canalino poco invitante che si stringe a camino in uscita IV- (S12 – S13). Riprendere il filo di cresta e uscire su rocce rotte in vetta alla Cima di Leitosa III – (S14). Questo tratto è probabilmente in comune con la via Borelli-Visetti-Girardi.
Discesa: dalla vetta seguire la cresta su facili rocce ma esposte, in direzione nord, fino a reperire una cengia obliqua che immette in un canale. Scendere nel canale con cautela fino a “scappare” sulle roccette dell’estrema parte sinistra della parete nord (doppie da attrezzare possibili). Di qui alla base (passi di II+, Variante Altavilla Vittoni 1967).
Materiale: in posto sono rimasti solo 2 chiodi. Portare una scelta di chiodi e una serie di friend fino al 4 BD, raddoppiando le misure 1-2 e 3. Utile una staffa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...