“Assi da scivolo”

In questo inverno per ora senza neve e senza ghiaccio, vi è lo spazio per raccontare qualche curiosità che non riguardi solo il vallone di Sea ma più in generale la Val Grande di Lanzo. In passato vi è stato chi, a torto, ha sottovalutato la tradizione sciistica valligiana ritenendo il turismo invernale, un elemento oggi del tutto secondario. Vi è una tendenza strana nelle nostre valli: ci si aggrappa disperatamente ai fasti e alle glorie del passato quando occorrerebbe guardare avanti, e si minimizza al contrario il passato quando bisognerebbe ergerlo a piattaforma d’esperienza e d’insegnamento, nel segno di una fruttuosa continuità. Le origini dello sci nella nostra valle non vantano le nobili radici della vicina Valle di Ala, dove, a Balme, nel 1896 Adolfo Kind sperimentò l’afflato iniziatico di questa disciplina tutta “nordica”. Da quei giorni di fine ottocento in poi, gli sci avrebbero avuto per lungo tempo il “tallone libero”, caratteristica che pone l’accento su quale sia lo stretto legame di parentela tra lo sci degli avi e quello che noi oggi conosciamo come “sci di fondo” (non per nulla definito più correttamente “sci nordico”). Lo sci di fondo debuttò in Val Grande nel “ventennio”, quando i gerarchi fascisti organizzarono nei prati dell’invers di Cantoira gare di stampo militare. Lo sci sportivo nel periodo della seconda guerra mondiale non conobbe degli episodi rilevanti nella nostra valle, e i pochi valligiani che lo praticavano sceglievano spesso come terreno di gioco i prati pianeggianti lungo lo Stura oppure i pendii privi di vegetazione in prossimità degli abitati. Discorso diverso meriterebbe lo “sci di necessità”, a cui possiamo certamente ascrivere l’archetipo dello scialpinismo praticato da pattuglie militari della milizia confinaria o da gruppi di partigiani. Con la ricostruzione post bellica e l’avvio del boom economico nella seconda metà degli anni ciquanta, il modello fordista cambiò profondamente il tessuto urbanistico e sociale anche dei piccoli centri alpini. Il benessere economico garantito dall’industria dell’auto torinese e dal suo indotto, aprì una nuova fase turistica nelle Valli di Lanzo improntata sulla villeggiatura dei fine settimana e sulla vacanza periodica. Sono questi gli anni in cui nascono nei comuni della Val Grande associazioni turistiche e pro loco. A Groscavallo vi è la S.E.Tu.Gro, ossia la Società Ente Turismo Groscavallo (da cui deriverà il nome “Setugrino”) e, dal 1958 al 1965, nei prati di Migliere funziona un piccolo skilift per lo sci alpino. Sempre negli anni sessanta, uno skilift smontabile a cavo è montato addirittura sulla “Talancia” del Col Girard a cura di Gian Piero Rasetto Giulio Berutto e altri soci della sezione Cai di Venaria Reale che gestisce il Rifugio Paolo Daviso dal 1964. Le origini della pratica dello sci nordico in Val Grande e in particolare di un tracciato predisposto per la sua pratica, sono tuttavia da ricercarsi nella passione di un gruppo di amici della “piana”. In una fredda domenica mattina dell’inverno 1967, questo colorito gruppetto entra nel bar “Savoia” di Forno Alpi Graie. All’antico bancone di legno con intarsi di madreperla c’è la proprietaria Ines Teppa Gerardi, che non può fare a meno d’osservare come quei curiosi avventori indossino pantaloni alla “zuava” e calzino le caratteristiche scarpette a punta quadra per lo sci di fondo. Dopo aver ordinato un caffè, il più intraprendente e disinvolto di essi domanda in un torinese genuino: «mi scusi, pensa che potremmo sciare nei prati di Forno?». In un primo momento la signora Ines li squadra perplessa, poi, non vedendo in quella richiesta alcuna controindicazione, risponde: «ma certo! Di neve ce n’è, di prati pure…». I signori ringraziano, calzano gli sci e iniziano a “batter pista” lungo lo Stura. La domenica successiva sono di nuovo a Forno, questa volta più numerosi. Al Bar Savoia, l’energico “capogruppo” questa volta si presenta: si chiama Firmino Palozzi, ma gli amici lo soprannominano “C.T. Palo” dal momento che è lui a seguire l’allenamento del gruppo, scegliendo le mete per le uscite domenicali e le gare a cui partecipare. “Palo” è anche un accademico del CAI e, proprio sulle montagne di Forno Alpi Graie e sulle pareti di Sea, si è distinto negli anni trenta in impegnative arrampicate. Fanno tutti parte dell’Associazione Nazionale Alpini – Gruppo di Torino Centro e, come si sarà potuto capire, da qualche tempo cercano un luogo idoneo e non affollato per praticare lo sci di fondo e allenarsi la domenica. Certo, batter pista ogni volta è faticoso, mentre sarebbe bello poter contare su un tracciato già pronto. La figlia della signora Ines, Giustina, capisce l’importanza di quell’incontro casuale con il manipolo di sciatori e si offre di provvedere lei stessa alla battitura del percorso. Nelle domeniche degli anni seguenti i fondisti diventano venti, poi trenta, e sarà “Palo” a guidare un gruppo di questi in Svezia, alla Vasaloppet del 1968. Tra i frequentatori della pista spiccano in quegli anni alcuni nomi importanti dell’imprenditoria torinese, come Carello, Astrua, Bolaffi, Provera, Levrino (il “grande vecchio” di Levrino Sport di Torino). Fino a metà degli anni settanta, la battitura della pista continuerà a essere realizzata con il semplice passaggio degli sciatori. Poi, alcuni valligiani appassionati degli sport invernali tra cui i neo-maestri di sci nordico Savino Faletto e Mario Griva di Breno, iniziano a utilizzare la motoslitta e speciali “tracciatori” per creare un anello per il “classic” nei prati di Chialamberto. A Chialamberto è costituito lo Sci Club Val Grande con sede in Piazza Fratelli Chiariglione 9.

il primo stemma dello Sci Club Valgrande in un disegno originale degli anni '70

il primo stemma dello Sci Club Valgrande in un disegno originale degli anni ’70

La costruzione dello skilift in località Cossiglia, la celebre “Sciovia C77” lancia le attività dello sci club, che si dimostrerà parecchio attivo organizzando gare e manifestazioni sulla neve. A Forno Alpi Graie la famiglia Gerardi finanzia un piccolo skilift a struttura fissa nell’alto pianoro del Gias Gabi. Funzionerà per pochi anni, fino al furto del motore dell’impianto, per poi essere completamente distrutto e sepolto dalla grande frana alluvionale del 1993. Intanto a Pialpetta di Groscavallo vi sono altrettanti attivi villeggianti appassionati di montagna. Questa presenza nel comune di Groscavallo ha spinto la creazione di diverse associazioni nelle varie frazioni: gli “Amici di Bonzo”, gli “Amici di Migliere”, gli “Amici di Pialpetta” e gli “Amici di Richiardi”. Nelle attività estive, legate all’escursionismo in montagna, e invernali legate allo sci di fondo, si distinguono Bruno Frua, Piero Lencia, Antonio Gallo e Gianni Codoni. Grazie a costoro nasce nel 1980 lo Sci Club Groscavallo, intitolato proprio alla memoria di Bruno Frua, intanto scomparso durante un’ascensione al Monviso.
Il logo dello Sci Club Groscavallo

Il logo dello Sci Club Groscavallo

Sono gli anni della realizzazione della “Pista 8 villaggi” che collega lungo il corso dello Stura le frazioni dei comuni di Groscavallo e Chialamberto, nata grazie alla collaborazione dei due sci club valligiani. Su questo tracciato che raggiunge ora lo sviluppo dei trenta chilometri, la gara più importante diventa la Marciacürta, che si disputa ogni anno a febbraio con la partecipazione di centinaia di sciatori. L’avvocato Carlenrico Navone, storico villeggiante di Pialpetta e poeta dialettale piemontese, scrive addirittura la Canson d’la Marciacürta.

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Di particolare rilievo è anche l’annuale gara delle “Penne Mozze” organizzata in collaborazione del Gruppo ANA di Torino Centro, proprio quello i cui soci, per primi, avevano “battuto traccia” nei prati di Forno Alpi Graie. Noleggi sci si trovano a Chialamberto e a Pialpetta, quest’ultimo gestito da Gianni Codoni, ski-man del negozio di Levrino Sport di Torino. Sono anni floridi per lo sci valligiano: la neve non manca, i soldi neppure, grazie anche ai contributi finanziari che giungono dall’Assessorato alla Montagna della Provincia di Torino.

1983: chi scrive, all'arrivo della Marciacurta a Pialpetta

1983: chi scrive, all’arrivo della Marciacurta a Pialpetta

Si sente parlare anche di progetti azzardati – e che per fortuna rimarranno solo utopie, a differenza dello scempio delle attuali strade forestali – come quello di realizzare un collegamento tramite impianti a fune con Bonneval – Sur – Arc. L’idea, un po’ assurda, mirerebbe alla creazione di un domaine skiable in alta quota (!). Utopie a parte, negli anni ottanta è da sottolineare anche l’attività dello Sci Club Val Grande. Ecco, per esempio, il programma della stagione 1983-1984:

Venerdì 30 dicembre: Gara di fondo notturna
Sabato 31 dicembre ore 21: fiaccolata sulla pista di discesa delle “Sciovie C 77”
Venerdì 6 gennaio: ore 10 – slalom
ore 21 – Presso il cinema di Chialamberto proiezione di film di montagna
Domenica 15 gennaio: ore 9,30 – Fondo, Gara dell’amicizia
Domenica 12 febbraio: ore 9,30 – Fondo, Gara sociale Sci Club Val Grande.

1982. chi scrive, alla partenza della pista di Chialamberto, a Cossiglia

1982. chi scrive, alla partenza della pista di Chialamberto, a Cossiglia

Negli anni caratterizzati da un innevamento migliore la “Pista 8 villaggi” ha un ingresso addirittura in frazione Inverso di Chialamberto, mentre a Forno Alpi Graie alcuni anelli portano nel pianoro del Gias Gabi e alle falde del Santuario. Va ricordata a tal proposito la grande nevicata del 1985, che creò numerosi problemi di viabilità non soltanto nelle valli di Lanzo ma anche nella città di Torino, dove la coltre nevosa raggiunse uno spessore di 50-65 cm (!). Verso la fine degli anni ottanta, accanto alla tecnica classica va affermandosi la tecnica dello skating o del “passo pattinato”. La necessità di affiancare al binario classico uno spazio piano più largo, comporterà da parte degli sci club numerosi lavori sul tracciato delle piste, oltre alla ricerca di mezzi di battitura cingolati più idonei e costosi. Nella stagione invernale ‘92/93 si costituisce un unico sci club: lo “Sci Club Val Grande”, con la presidenza iniziale di Mario Gagliardi.

primi anni '90: la tessera dei due sci club unificati con il nuovo logo dei tre comuni della Val Grande

primi anni ’90: la tessera dei due sci club unificati con il nuovo logo dei tre comuni della Val Grande

A Cantoira si registra l’opera meritoria di Massimo Folegotto e Carlo Merlo, che con una motoslitta e due tracciatori artigianali s’inventano un tracciato che dai prati di Ca’Mitchard di Cantoira si spinge fino ai prati di Ceres presso i Chios. La battitura per lo skating viene effettuata trascinando la rete metallica di un letto con la motoslitta! Nel settembre del 1993 l’alluvione e il conseguente dissesto idrogeologico, modificano l’assetto dell’asta fluviale dello Stura e alla morfologia di fondovalle. Il pianoro del Gabi è sovralluvionato e ricoperto da migliaia di metri cubi di materiale detritico, proveniente dallo sfondamento della morena frontale del ghiacciaio del Mulinet, dal soliflusso e dall’erosione del medio bacino di Gura. Scompaiono numerosi prati di fondovalle e altri sono ricoperti di limo e detrito alluvionale. Ovviamente l’attività invernale delle stagioni successive subisce una notevole battuta d’arresto da cui non si riprenderà più del tutto. Sono necessari lunghi lavori di disalveo, d’installazione di opere di rallentamento dell’acqua e di briglie selettive, oltre ovviamente alla ricostruzione quasi completa degli argini. E’ solo nella stagione 1996-1997 che la pista riprende lentamente la sua attività a pieno regime beneficiando anche di un buon innevamento che si protrarrà quell’anno fino al ponte del primo maggio (!).
Uno dei tratti più belli della "Pista 8 villaggi" all'invers, tra Bonzo e Migliere (ph.M.Blatto)

Uno dei tratti più belli della “Pista 8 villaggi” all’invers, tra Bonzo e Migliere (ph.M.Blatto)

Non è intenzione di chi scrive spingersi oltre raccontare la “storia” dello sci valligiano del secondo millennio. In questi ultimi quindici anni gli sport invernali hanno vissuto in Val Grande vicende alterne, per lo più segnando un trend negativo dovuto alla scarsità d’innevamento – fatta salva l’eccezionale stagione 2008/09 – e alla crisi economica che ha investito i comuni. Nonostante ciò va segnalata la buona volontà di tutti quegli appassionati, dei commercianti e dei comuni, che in questi anni si sono fatti carico di mantenere l’esistenza di una pista per la pratica dello sci nordico. La “Sciovia C77” è ormai chiusa da alcuni anni strangolata dalle restrittive norme d’ammodernamento e di revisione che sono oggi imposte agli impianti di risalita.
Il magnifico tratto finale della pista, arrivando a Forno Alpi Graie (ph. M.Blatto)

Il magnifico tratto finale della pista, arrivando a Forno Alpi Graie (ph. M.Blatto)

Gli inverni sempre più caldi e le finanze sempre più ristrette hanno fortemente ridotto i periodi di apertura della “Pista 8 villaggi”. Tuttavia, in Val Grande è nata anche la “Scuola di sci Le Levanne” (con i maestri Bonadè – Ris, Olivetti, Verga, Giuliano), si sono ricostruiti i locali del noleggio sci e il punto di ristoro alla partenza della pista a Pialpetta (oggi chiamato Cit ma bun), si sono spesi soldi nell’acquisto di protezioni “a norma” da apporre nei punti rischiosi della pista e per una segnaletica idonea. Si organizzano eventi, corsi, ciaspolate, gare multi-sport come il winter-triathlon. Certo, i tempi della Marciacürta sono lontani e probabilmente non torneranno mai più. E’ però da quei lontani e gioiosi ricordi che bisogna ripartire oggi, perseverando con la convinzione che lo “sci” è parte della nostra storia, che non va dimenticato ne tralasciato. In barba a chi sostiene maldestramente il contrario.

battendo traccia, come i primi pionieri, di fronte all'imbocco di Sea (ph.arch.Blatto)

battendo traccia, come i primi pionieri, di fronte all’imbocco di Sea (ph.arch.Blatto)

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