“Aria nuova” al Santuario

Diciamolo. Per la maggior parte di noi “seani” il Santuario rappresenta un semplice punto di riferimento geografico, visibile dirimpettaio e per pochi minuti quando si sale la prima rampa della strada di servizio dell’acquedotto di Sea. Più raramente, alcuni vi passano obbligatoriamente per raggiungere la “Sentinella di Sea”, il “Portale degli Elfi”, oppure la “Cresta della Cittadella” e il “Torrione del Gallo”.

Una visione insolita: il Santuario dal dirimpettaio "Canale dei Cacciatori" poco sotto il Gias Mombran

Una visione insolita: il Santuario dal dirimpettaio “Canale dei Cacciatori” poco sotto il Gias Mombran – ph.M.Blatto (cliccare sull’immagine per ingrandire)

Richiudendo il cancello della recinzione e lasciandosi alle spalle il Santuario, si ha quasi la sensazione di abbandonare la sicurezza del “bosco sacro” per inoltrarsi in quel mondo un po’ pagano e surreale che tanto ha affascinato intere generazioni di arrampicatori. Insomma, lo spirito evocativo e la suggestione di questi luoghi è tale che talvolta ci si scopre a pensare che quando s’incastrano le corde sia opera di qualche “masca” dispettosa, oppure che in talune situazioni di difficoltà, nella scalata, intervengano dei veri e propri aiuti esoterici.La magia di Sea è questa, un po’ visionaria e trascendente. Quante volte poi, d’estate, salendo nel vallone la domenica mattina, abbiamo udito il canto – non sempre intonato – di Don Riccardo echeggiare contro le pareti del Bec Cerel, diffuso dal megafono . Un uomo singolare quel Don Riccardo Ferrera, duro, spigoloso, un prete di montagna “vecchio stampo”. Come dimenticare quella volta in cui, all’imbocco del ponte sullo Stura, sarebbe stato logico che con il suo trattore cedesse il passo alla nostra autovettura, già ferma a metà del passaggio. Eppure lui aveva proseguito pretendendo che fossimo noi ad arretrare. L’amico Francesco era allora sceso dall’auto avviandosi con decisione verso il “Don”, mentre io gridavo: «Ma no! Francesco! E’ il parroco!”». Oppure quella volta durante il raduno nazionale degli scrittori di montagna. In quella domenica di giugno i più bei nomi della letteratura alpina italiana, molti dei quali ultra-ottantenni, erano giunti alla Messa con un po’ di ritardo a causa della faticosa salita al Santuario: non fu certo risparmiata loro una critica in Chiesa davanti a tutti! Alla fine, avevamo iniziato a prendere in simpatia Don Riccardo, e a capire quella testardaggine che sotto sotto nascondeva un uomo semplice e generoso. E seppure “critici”, per lo più laici e un po’ distanti da una certa bigotteria locale, avevamo addirittura posizionato una “Madonnina degli scalatori” in una nicchia rocciosa al Passet, nel vallone di Sea. Male di certo non avrebbe fatto.

La "Madonnina degli scalatori" al Passet

La “Madonnina degli scalatori” al Passet

Don Ferrera, data l’età, si è “ritirato” in una casa di riposo. Il suo ricordo sarebbe ancora vissuto a lungo tra i faggi secolari e le mura del Santuario, non vi è alcun dubbio, ma forse un po’ di “aria nuova” sarebbe stata auspicabile per il futuro di quel luogo che aveva visto progressivamente venir meno la sua antichissima frequentazione. Ed ecco che in un giorno di tarda primavera, varcando per l’ennesima volta quel cancello di metallo reso sbilenco dal tempo e impossibilitato a chiudersi, ci siamo stupiti di vederlo funzionante. E che dire del Santuario? Vi era un gran daffare da parte di volti a noi sconosciuti: chi puliva, chi trafficava con attrezzi da carpentiere, chi ci accoglieva con un sorriso (Marina) e ci dava il benvenuto invitandoci a bere un po’ d’acqua e a mangiare un grissino, il tutto lì, messo a disposizione degli avventori. Un’altra signora, infine, ci chiedeva se per noi fosse la prima volta “lassù” (!). «Beh! Veramente…», fu il nostro balbettio spaesato. Avremmo voluto raccontare che su quelle ardue gradinate avevano lavorato i nostri nonni e che quell’edificio si era retto fino a quel momento soprattutto con il contributo di noi valligiani. Non fu necessario. Dopo pochi minuti respirammo appieno quell’“aria nuova”, realizzando che un nuovo tempo si stava forse preparando per quel luogo così antropologicamente “nostro”. Certo, in paese ci sarebbe stato chi avrebbe reagito diversamente, sentendosi magari messo da parte e temendo che i propri “meriti” fossero spazzati via dall’“aria nuova”. L’aria nuova va però respirata a pieni polmoni perché si riveli nelle sue possibilità benefiche. E la “parola” di Don Sergio Messina – così si chiama l’affidatario del Santuario – nuova e “coraggiosa” lo è davvero, anche per chi non crede. Forse un po’ timido sulle prime, nelle sue esternazioni Don Sergio si rivela sorprendentemente deciso nelle proprie convinzioni, per un messaggio di fede “essenziale”, molto vicino al cristianesimo di “base” e agli “ultimi” quanto distante da una certa vuota retorica imperante nell’ambiente clericale. La sua lunga esperienza a contatto con il mondo della sofferenza, tra i bambini, i malati terminali e le persone con problemi psichici, non potrà che essere un valore aggiunto per la comunità locale, una volta superata la diffidenza iniziale. La buona notizia è che il Santuario, quest’anno, aprirà già a maggio nei fine settimana, per poi proporre un presidio continuato da luglio a settembre. E’ bello pensare che questo luogo per noi un po’ “magico” possa diventare uno spazio vivo, una location d’incontro aperta a tutti, credenti e no, valligiani e cittadini, dove scambiare esperienze di vita o magari fermarsi semplicemente a contemplare la potenza del paesaggio, rallegrati da un sorriso.
Auguri e Buon lavoro a Don Sergio e ai suoi volontari.

Annunci

One thought on ““Aria nuova” al Santuario

  1. Beh! Che dire il “rude” Don Riccardo a volte con la sua scontrosità può anche sembrare scontroso ed antipatico ma in fondo forse ultimamente era consapevole che avrebbe dovuto abbandonare e da un certo punto di vista manca anche la sua presenza…comunque aria nuova ci voleva e questa vitalità al santuario forse servirà anche ad attenuare quel senso di ingresso nel limbo che si percepisce quando si esce dal cancelletto del piazzale del santuario per dirigersi verso la sentinella o i gias leitosa, almeno io lo percepisco sempre come se una forza superiore cercasse di avvisarti che oltre quella soglia stai entrando in un mondo diverso e misterioso.
    Alessandro Cauda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...