Storie di Sea: l’ultima stella alpina

In queste pagine ci occupiamo spesso di alpinisti e scalatori, di pareti e di vette importanti. L’alpinismo, infatti, è un tassello importante della storia e della conoscenza delle nostre montagne. Vi sono però centinaia di vicende minori che non entreranno mai nelle cronache degne di nota e tanto meno saranno riportate sui numerosi libri che costituiscono la vivace pubblicistica delle nostre valli. Allora, durante un’escursione, ci capiterà magari di scorgere una lapide o una targa consumata dal tempo, ultima traccia di piccole storie di uomini rimaste ormai senza testimoni. E’ l’estate del 1943. La famiglia Curino, come di consuetudine, villeggia a Forno Alpi Graie. I Curino sono salumieri di professione ed hanno un’avviata bottega a Torino, dove ha lavorato anche qualche “sautisè” della Val Grande. Tra questi lavoratori stagionali vi è “Pino” Venera, ottimo conoscitore delle montagne di Forno Alpi Graie e soprattutto del vallone di Sea e dei suoi “segreti”. Il giovane figlio diciottenne dei Curino, Luigi, ama le escursioni e le gite lungo i versanti della Val Grande e trova in “Pino” una guida ideale e un maestro iniziatico per avventurarsi oltre i semplici sentieri. Un giorno di agosto Luigi decide di farsi accompagnare nei pressi dei Piani di Sea: vuole avvicinarsi alle balze dell’Albaron e raccogliere le rare stelle alpine che crescono nei macereti sospesi. I due salgono i ripidissimi prati e imboccano una stretta cengia a picco sullo strapiombo. Luigi pare muoversi con sicurezza e “Pino” si alza leggermente per dare uno sguardo in un punto più difficile dello stretto terrazzo. A un tratto un urlo squarcia il silenzio della valle: Luigi perde la presa con gli scarponi e scivola verso il salto di rocce. Pino, sgomento nel veder scomparire il ragazzo nel vuoto, si precipita giù ai piani di Sea, dove lo attende la straziante conferma che Luigi è deceduto. Possiamo ben immaginare la disperazione che lo coglie, il rimorso per essersi distratto un attimo e non aver impedito in qualche modo quella tragedia. Poi, il pensiero va immediatamente ai genitori del giovane. E’ sera quando una squadra di volontari recupera la salma di Luigi e la compone nella camera mortuaria del cimitero. Pino Venera rimarrà profondamente segnato dall’episodio e non accompagnerà mai più nessuno in montagna. Una targa ai Piani di Sea ricorda la triste vicenda, una piccola storia come tante altre. Forse, da oggi, strappata ancora per un po’ all’oblio.

La targa commemorativa ai Piani di Sea (ph.M.Blatto)

La targa commemorativa ai Piani di Sea (ph.M.Blatto)

Il luogo dell'incidente, ai piedi dell'Albaron di Sea (ph.M.Blatto)

Il luogo dell’incidente, ai piedi dell’Albaron di Sea
(ph.M.Blatto)

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