Marmorand express

Quando l’autunno è alle porte, nel vallone si respira un’atmosfera particolare. Un po’ malinconica e un po’ irreale. E’ stato scritto che Sea è lo specchio di chi si sente triste e solo. Ma tutto ciò probabilmente appartiene al passato, a un tempo in cui si scappava tra queste rocce non solo per arrampicare o quando si viveva la scalata in modo molto diverso, con gli occhi sognanti di chi aveva molto da scoprire e non si stancava di sentire raccontare di salite irraggiungibili oppure solo fantasticate. Era come una “favola della buona notte” a cui non si sapeva rinunciare. Abbiamo avuto molti maestri, non so se “buoni” o “cattivi”, ma indubbiamente li abbiamo avuti. Ed è in autunno che si avverte

i colori dell'autunno a Balma Massiet

i colori dell’autunno a Balma Massiet (ph.M.Blatto)

incredibilmente la loro presenza anche se ormai da tempo non sono più tra noi. L’autunno non è fatto per le “grandi salite” e le “grandi pareti” in questo vallone. Il sole fatica sempre di più a superare le alte creste di Leitosa e scompare assai velocemente dietro l’Albaron di Sea. E’ bello, allora, dedicare del tempo a percorrere le alte cenge del Massiet alla ricerca dell’ultimo tepore stagionale. Oltre la “Sfinge”, la tormentata “Parete dell’Eden di Sea” sembra rappresentare l’ultima possibilità di scalata prima che il vallone si restringa, per poi aprirsi nei pressi dell’alpe di Sea. Qui il mondo magico delle pareti cede il posto alle grandi montagne. Sulla “Parete dell’Eden di Sea” vi è una sola via tracciata ed il suo nome è emblematico quanto complesso: “E’ difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”. E’ quasi un monito od un richiamo alla realtà per chi, non volendo accettare l’inesorabile susseguirsi delle “stagioni”, s’aggrappasse ai ricordi della giovinezza, quando era bello salire sicuri e leggeri su queste rocce, quando l’avventura verticale era solo agli inizi. Dopo questa parete, però, è come se il vallone tentasse di resistere all’avanzare degli ampi pianori prativi alla base dell’Albaron di Sea, opponendo ancora la propria legge verticale. E’ la “Parete del Rettangolo oscuro”, che tra fasce di tetti strapiombanti, perennemente striate d’acqua, offre sorprendentemente delle placche compatte e dei diedri perfetti.

La "Parete del rettangolo oscuro"

La “Parete del rettangolo oscuro” (ph. M.Blatto)

Ma è gioco di pochi tiri, seppur belli, poi bisogna calarsi. Ancora oltre, l’alto vallone di Marmorand cede anch’esso il passo alle praterie, esaurendosi con un complesso sistema di cenge sospese su altrettante pareti, dove frane colossali, antiche e recenti, precludono ogni tentativo per una salita sicura.

Lo "Sperone dei misantropi" (ph.M.Blatto)

Lo “Sperone dei misantropi” (ph.M.Blatto)

E’ l’angolo più selvaggio e sconosciuto di Sea, regno incontrastato degli stambecchi. Qui, misteriosamente, in una grotta lontana dagli sguardi umani, i vecchi stambecchi vanno a morire in solitudine.
Un’autunno di alcuni anni fa siamo venuti fin qui carichi di materiale, seguendo il richiamo misterioso di quest’ultimo baluardo di rocce, per nulla invitanti. Conoscevamo queste balze: qui, d’inverno, ghiacciano le belle colate di Marmorand. Di queste, la “chandelle” scende su un sistema di placche compatte e di roccia solida, forse l’unica dell’intero settore. Ci eravamo allora arrampicati di lì, forse più con la curiosità di vedere “cosa c’è sotto il ghiaccio” che con l’intenzione di aprire una linea. Ne era però uscita una via “di corsa” carina e in un ambiente particolare. Là avevamo raggiunto la “grotta dove gli stambecchi vanno a morire”, constatando che non era solo una vecchia leggenda nata tra i cacciatori.

Ottobre 2011 - M.Blatto in apertura sul terzo tiro (ph.R.Rivelli)

Ottobre 2011 – M.Blatto in apertura sul terzo tiro (ph.R.Rivelli)

Era nata così un’ultima parete, prima della grande montagna, che di certo non avrebbe attirato gli “arrampicatori per bene”. Ma nemmeno era quello il suo scopo.
A tre anni di distanza siamo ritornati allo “Sperone dei misantropi” e al termine di quei tre tiri già saliti, abbiamo continuato la nostra corsa verso l’alto. Ancora una volta non c’interessava la difficoltà, né la bellezza dell’arrampicata in sé.
Abbiamo seguito quel richiamo d’autunno fatto di silenzi, di luci radenti, di ombre e di profondità inusuali. Ancora una stagione è passata. Ed è sempre più difficile “trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

Sperone dei Misantropi
Via “Marmorand Express”

180 m 6a+ (5b/A0 obbl.)
Prima salita: M.Blatto, R.Rivelli il 3 ottobre 2011 e il 22 settembre 2014.

Note: scalata particolare, dedicata ai collezionisti degli ambienti di Sea. La roccia, è uno gneiss occhiadino a tessitura scistosa e a grana molto fine, altamente metamorfosato nella zona in cui la Falda del Gran Paradiso è a contatto di faglia con il Complesso delle pietre verdi e dei Calcescisti della Zona Piemontese.
Data la vicinanza al ruscellamento dell’acqua della cascata, la via è da sconsigliarsi dopo periodi piovosi o in primavera.

Accesso: Risalire il vallone di Sea fino all’alpeggio di Balma Massiet 1555 m, superandolo. Continuare lungo il sentiero con segnavia n° 308, oltre un breve restringimento del vallone, avendo a destra l’estrema propaggine sinistra della “Parete dell’Eden di Sea”. Il sentiero supera una zona franosa della destra idrografica, allo sbocco di un canalone valanghivo. Sulla sinistra idrografica, si può notare un ampio anfiteatro roccioso, molto trmentato caratterizzato a destra da un’alta parete rettangolare di roccia nerastra, sempre umida: è la “Parete del Rettangolo Oscuro”, segnata a destra da un bello sperone di roccia solida e più chiara, con curiosi diedri “a soffietto”. Più a sinistra lo zoccolo erboso-detritico che s’innalza dal torrente è punteggiato di massi di crollo di ogni dimensione: sono i segni di un distacco recente la cui nicchia, minacciosa, si può osservare in alto sulla parete contornata da un alone rossastro. Si abbandona allora il sentiero e si guada al meglio il torrente, risalendo il margine destro del detrito di crollo fino a portarsi dove la parete è incisa dal ruscellamento che d’inverno origina la cascata detta “Chandelle de Marmorand”. L’attacco della via è su un pilastrino, proprio a destra della zona umida (spit visibile e nome alla base).

Il guado (ph.R.Rivelli)

Il guado (ph.R.Rivelli)

Descrizione: si sale allora il muretto iniziale 4c e si rimontano facili gradoni fino alla base di un muro un po’ aggettante ma breve.

R.Rivelli all'uscita del passo di 6a+ (ph.MBlatto)

R.Rivelli all’uscita del passo di 6a+ (ph.MBlatto)

Lo si supera con utilizzando una grossa presa e una scanalatura a sinistra 6a+ uscendo su una placchetta alla base di un muretto (S1 su due spit da collegare). Si sale il muretto con una spaccata a sinistra 5b (più difficile se umido) e poi una placca di roccia lavorata che progressivamente si abbatte a destra dell’impennata della cascata 5a e 4a (S2). Si entra in una nicchia delimitata a destra da una lastra staccata e si supera la strozzatura che la chiude 5c. Se il tratto risultasse bagnato è possibile passare all’esterno della lastra con arrampicata più facile (4c) ma roccia che richiede cautela. Raggiungere in ogni caso l’inizio del breve diedro soprastante, che si sale utilizzando il fessurino di fondo 5b, fino ad afferare dei buoni appigli che conducono ad una rampa di roccia lavorata e alla S3, sulla placca del filo dello sperone.

Il facile speroncino del 4° tiro, sul margine del canale (ph.M.Blatto)

Il facile speroncino del 4° tiro, sul margine del canale (ph.M.Blatto)

Continuare qualche metro sul prato e attaccare un muretto aggettante con fessurazioni orizzontali 5a, proprio a destra del grottino che costituisce il “cimitero degli stambecchi”, uscendo sullo speroncino di placche che fiancheggia il canale erboso. Non entrare nel canale, ma continuare a destra su facili lastre appoggiate II° sostando presso alcune fessure (S4;friend). Continuare facilmente a destra, su curiosi gradini e lastre, fino alla base di una breve impennata verticale. Raggiungerne il margine destro, oltre lo spigolino e salire su provvidenziali fessurini fino ad afferrare buone prese in uscita 5a (un pò lichenato), uscendo sulla terrazza erbosa (S5 su pianta; cordone con maillon-rapide lasciato).

M.Blatto in apertura sullo sperone "lavorato" dell'ultima lunghezza (ph.R.Rivelli)

M.Blatto in apertura sullo sperone “lavorato” dell’ultima lunghezza (ph.R.Rivelli)

Attaccare subito a sinistra l’ultimo salto con roccia lavoratissima con divertente arrampicata 4b e 4c, fino a raggiungere lo spigolino superiore. Salire a sinistra su lama ribaltandosi in alto sotto il muretto finale, che si supera con buoni appigli e un passo di forza 5b+ (S6; su betulla)

Discesa: dalla S6 su betulla fino alla S5 su maggiociondolo con cordone e maillon e di qui fino alla base del 4° tiro. attenzione a raggiungere la S3 a spit slegati: le placche sono lichenate e scivolose. In posto in queste 3 lunghezze non è rimasto nulla.
Materiale: in tutto vi sono 7 spit. Portare friend fino al 3bd e qualche nut piccolo.

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