Mombran, ultimo sole di Sea

 

La lunga e tormentata costiera Malatret che divide i bacini di Sea e di Gura ha origine dalla Cima di Monfret  3337 m, a sua volta nodo orografico di primaria importanza tra con il bacino del Mean (Vallée de l’Arc). Detta dorsale, il cui nome richiama a un’oggettiva e malagevole condizione geografica, termina a est con il Bec Cerel 2394 m all’imbocco del vallone di Sea. Si tratta in realtà di un promontorio dalle forme culminali ardite, ma assai inframmezzato da cenge e terrazze dove la vegetazione secolare ha attecchito con particolare vigore. Solo i detriti di falda – testimonianza di antiche paleofrane – e i canali valanghivi ne sono sgombri, conferendo al contrafforte un aspetto comunque severo e misterioso. Più in alto è il Monte Malatret (2723 m) a delinearsi con maggiore chiarezza, assumendo quasi una forma turrita e bifida e separando i bacino di Gura e Marmorand. Il versante sinistro idrografico della parte bassa del vallone di Sea mostra un’orografia molto complessa. Se l’osserviamo nel suo tratto iniziale, utilizzando un punto di osservazione sufficientemente elevato e sul versante opposto, noteremo immediatamente un marcato canalone fiancheggiato sul lato destro idrografico dal già citato complesso Bec Cerel – Monte Malatret. Nella prima metà, poco sotto  un curioso ripiano prativo sospeso detto “lou tchastlét” (Il castelletto) esso pare separarsi in due diramazioni. In effetti lo scorrere secolare dell’acqua di fusione nivale e il ruscellamento pluviale hanno inciso profondamente le rocce del versante, modellando uno stretto orrido (Orrido di Mombran) sulle cui pareti inaccessibili nidifica una magnifica coppia di aquile. Da queste parti, secondo una specie di leggenda che si racconta tra la comunità degli scalatori “seani”, Isidoro Meneghin avrebbe nascosto il suo misterioso “tesoro”, una cassetta piena di chiodi da roccia pronti per essere utilizzati in qualche esplorazione alpinistica del bacino. Ma questa è un’altra storia, che ci porterebbe assai lontano. Tornando al Canale dei Cacciatori, possiamo dire che esso abbia termine al Colletto dei Cacciatori 2530 m, stretto tra la quota 2544 m e il versante est del Monte Malatret. Se osservato dal fondovalle, il piccolo colletto erboso e ripidissimo, sembrerebbe essere ingannevolmente il culmine della costiera. Ma non è in realtà che una “porta” d’accesso al selvaggio bacino di Marmorand. Questo secondo vallone inciso nel fianco sinistro di Sea, scende verso Balma Massiet delimitato a destra da una marcata dorsale, ove si evidenzia una curiosa formazione rocciosa tondeggiante: la “Rotchi Bal-a d’Buerou” (Roccia Palla Burro). Pare che il suo nome, già riportato sul Catasto Rabbini, derivi dal fatto che ricorda un panetto di burro. La dorsale divide le incisioni di Marmorand e “delle Lose”. Quest’ultima caratterizza il fianco sinistro dell’alto vallone di Sea ed è interessata da rocce gneissiche a tessitura scistosa che determinano le curiose lastre di pietra dette appunto “lose”. Al vertice del Bacino delle Lose e del vallone di Marmorand, quale importante nodo orografico d’unione vi infine è L’Uja di Mombran. Essa consta in realtà di due cime: quella occidentale con quota 2898 m è posta subito a ridosso del Passo delle Lose (tra il bacino delle Lose e il vallone di Gura); quella orientale è quotata 2931 m, e la sua parete est-sudest, di forma vagamente triangolare, è tra le più alte e solari del versante. La storia alpinistica di questa parete coincide con l’esplorazione stessa delle pareti di Sea.

Perfettamente al centro del fotogramma, di forma triangolare e appuntita, l'Uja di Mombran svetta al culmine dei valloni di Marmorand e "dei cacciatori" (Ph. arch.Blatto)

Perfettamente al centro del fotogramma, di forma triangolare e appuntita, l’Uja di Mombran svetta al culmine dei valloni di Marmorand e “dei cacciatori” (Ph. arch.Blatto)

  Il 6 settembre del 1981 il duo Cotta-Marone approccia coraggiosamente il lato sinistro della parete aprendo il primo itinerario lungo un pilastro articolato e con un breve tratto di artificiale. Poco più di un mese dopo è G.C.Grassi con M.Lang a risolvere la zona più compatta, lungo una logica fuga di placche che evita intelligentemente una  fascia strapiombante centrale: nasce così la “Via del Pensiero verde”. 

fotor6

M.Blatto nella parte finale della Via “Cotta-Marone” (ph.S.Giaccone)

Duecentocinquanta metri di roccia ottima non potevano certo sfuggire a Isidoro Meneghin, che il 5 luglio del 1986 realizza con M.Falletti la “Via dei pellegrini”, seguendo un intelligente sistema di diedri in mezzo alle due vie già tracciate.  Il lato destro della parete sembra offrire ancora qualche possibilità, che viene colta da G.C.Grassi e M.Moreschi nel 1990 con l’apertura di “Tramonto viola nella Valle dei Re”. Sarà questa una delle ultime apparizioni di G.C.Grassi sulle alte pareti di Sea, prima della sua incredibile morte avvenuta nel 1991. Il bacino di Mombran sembra così aver terminato prematuramente la sua storia e nei due decenni successivi le ripetizioni di questi itinerari sorprendenti si conteranno sulle dita di una mano, per lo più da parte di chi scrive e di pochissimi appassionati degli ambienti più reconditi e selvaggi di Sea. Tra questi, Luca e Matteo Enrico, e Luca Brunati, che in questa tormentata estate del 2014 hanno addirittura trovato nuovi spazi di espressione. A queste nuove realizzazioni, tutte meritevoli e che rilanciano una delle più belle pareti del vallone, è dedicata la breve monografia che segue. Come già successo altre volte in questi 30’anni di storia alpinistica del vallone, sono personalmente convinto che non sia ancora giunto il momento di pronunciare la parola “fine” per questa montagna. Del resto, come scrisse Marcel Proust: “ Un viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”.

 

Uja di Mombran 2931 m – parete est-sudest

“RI-COTTA”, 250m, TD, max 6A+

06-08-2014 Luca e Matteo ENRICO, Luca BRUNATI.

(informazioni dei primi salitori)

Avvicinamento: conviene pernottare al bivacco Soardi-Fassero (3 ore da Forno Alpi Graie). Da questo scendere brevemente, circa 5min, e quindi traversare ascendendo verso il sentiero del Passo delle Lose. Superati alcuni valloncelli si trova il sentiero suddetto, seguirlo per un tratto e poi, una volta al cospetto di una bastionata triangolare, abbandonarlo e traversare decisamente a dx giungendo ad un’amena conca con un laghetto. Aggirarlo e risalire per pietraie alla depressione che si vede sopra. Si arriva a una seconda conca (in questa si giungerà in discesa, al termine del canale, vedi descrizione della discesa). Salire al colletto a dx, al termine della dorsale rocciosa della Mombran. Questo con breve discesa da accesso alla stupenda e isolata conca dove si trova la parete (2 ore circa dal bivacco).

TRACCIATO RI-COTTA

Descrizione della via: portarsi nella parte centrale dello zoccolo presso la spaccatura obliqua inizio delle vie “Cotta Marone”, “Dei Pellegrini” e “Pensiero Verde”. Attaccare un 10m a dx in una rientranza formata da un muro nerastro, sovrastata da una cengetta erbosa e quindi da un liscio muro. Alzarsi sui gradoni iniziali e quindi obliquando leggermente a dx superare un passaggio più difficile e poco proteggibile (IV+/V) ribaltandosi sulla cengia. Traversare quindi decisamente a sx sotto al liscio muro sovrastante e con un passo in leggera discesa (IV) ricongiungersi alla spaccatura obliqua. Salirla per pochi metri e quindi salire dritti (IV) fino a un comodo punto di sosta sotto un grande masso sostenuto da uno più piccolo che forma un’ottima clessidra (S1-circa 50m). Vincere il muro articolato sovrastante (IV) formato in parte da blocchi e raggiungere l’ampia cengia erbosa fine dello zoccolo, portandosi più o meno su un promontorio erboso (S2). Salire brevemente camminando il pendio erboso fino esattamente sotto la verticale del grande strapiombo giallastro al culmine della parete. Portarsi in prossimità di una fessura-spaccatura ascendente obliquamente da sx a dx e delimitata, a dx, da un pilastrino chiuso da un piccolo strapiombo (S2 bis). Salire nella spaccatura vincendo un tratto di V e ribaltarsi in una zona di rocce più rotte e terrazzini (IV+/V), salire quindi direttamente fin sotto una breve fessura leggermente strapiombante, vincerla (6A+  atletico) e proseguire direttamente con bella arrampicata su parete articolata (V) fino a un pulpito sulla sinistra (S3 tiro lungo, circa 50m). Qui s’incrocia probabilmente la via Cotta che dovrebbe proseguire a sx per rampe e rocce articolate. Traversare invece a dx su dei gradini e attaccare la fessura che sale obliquamente a dx verso la radice del grande strapiombo giallastro. La fessura obliqua si presenta subito aggettante costringendo a un passo difficile da vincere sfruttando gli appoggi sulla placca e il bordo alto (6A+). Proseguire sempre obliquamente nella spaccatura con passi più facili (V+/6A) sino a un passaggio nuovamente aggettante e sbilanciante, vincerlo sfruttando una tacca sul muro sovrastante (6A+) ribaltandosi su un comodo pulpito, proprio alla radice dello strapiombo (S4). Salire a sx costeggiando la parete dello strapiombo su roccia non molto buona (IV) raggiungendo un terrazzino posto sotto una verticale fessurina (S5). Tale fessurina fa parte della via Cotta e al suo termine è visibile un vecchio cuneo con cordino bianco. La via qui ricalca la Cotta. Superare quindi l’atletica fessura (6A/6A+, in origine A1) e quindi costeggiare la radice del tetto verso sx (IV-) ed entrare in una spaccatura camino.

via Ricotta ultimo tiro

Sull’ultimo tiro della via “Ri-Cotta” (ph. archivio Enrico)

Qui la Cotta dopo circa 5m esce verso sx sulla cresta, proseguire invece direttamente, superando per intero il camino (V/V+) e uscire in una zona di blocchi, sotto un muretto strapiombante a gradoni spioventi (S6). Superare il muro sulla dx con un primo passo atletico (V+) e quindi salire più facilmente al termine delle difficoltà (S7).

Attrezzatura: in posto non è rimasto nulla. Portare una serie di nut e friend fino al 3 bd.

Discesa: camminare in direzione dell’Uja di Mombran e del Passo delle Lose tenendosi più o meno in cresta. Scendere nel primo canale che si incontra anche se dall’alto sembra interrotto a metà da una fascia di placche. Abbassandosi sul lato sx idr. si trova facilmente il passaggio quasi camminabile sulle suddette placche che permette l’accesso alla parte bassa del canale. Scendere facilmente per sfasciumi fino nella conca sottostante. Non scendere a dx verso il lago ma proseguire dritti nel vallone di sx scendendo per pietraie e pascoli fino a raggiungere l’alpeggio Lavassè, vero gioiello di architettura alpina e le cui scritte incise nella pietra sono le testimonianze di un lontano passato. Da qui purtroppo il sentiero è pressoché scomparso, passava a sx (faccia a valle) e con un ampio giro per evitare i salti inferiori si portava al Gias Nuovo sul grande pianoro. Scendere al meglio tenendo tendenzialmente la sinistra. Dal pianoro riprendere il sentiero di Sea.

 

ASPITTANDO MOMBRAN” – 250m, ED, max 6B+ e un passo di A1, 6B+ obb.

 22-08-2014 Luca e Matteo ENRICO, Luca BRUNATI.

 (informazioni dei primi salitori)

 

Avvicinamento: conviene pernottare al bivacco Soardi-Fassero (2.5 ore da Forno Alpi Graie). Da questo scendere brevemente, circa 5min, e quindi traversare ascendendo verso il sentiero del Passo delle Lose. Superati alcuni valloncelli si trova il sentiero suddetto, seguirlo per un tratto e poi, una volta al cospetto della triangolare parete S-O, abbandonarlo e traversare decisamente a dx giungendo ad un’amena conca con un laghetto. Aggirarlo e risalire per pietraie alla depressione che si vede sopra. Si arriva a una seconda conca (in questa si giungerà in discesa, al termine del canale, vedi descrizione della discesa). Salire al colletto a dx, al termine della dorsale rocciosa della Mombran. Questo con breve discesa da’  accesso alla stupenda e isolata conca dove si trova la parete (2 ore circa dal bivacco).

 ASPITTANDO MOMBRAN DETTAGLIO PARTE ALTA

Descrizione della via: Portarsi nella parte centrale dello zoccolo presso la spaccatura obliqua inizio delle vie “Cotta Marone”, “Dei Pellegrini” e “Pensiero Verde”.Subito a dx di questa, in una rientranza formata da un muro nerastro, si trova l’attacco della via Ri-Cotta, ancora più a destra vi è un marcato diedro nerastro che termina obliquo a dx, questo è della via “Tramonto viola sulla valle dei re” (nut incastrato e chiodo giallo, difficilmente visibili a occhio nudo). La via attacca sulla verticale del suddetto diedro in un diedrino rossastro (fix visibile).

L1-attaccare il diedrino rossastro che dopo il primo tratto fessurato diventa cieco. Rinviare il fix e con difficile arrampicata giungere ad afferrare il bordo soprastante (6B+ , passaggio obbligatorio e non proteggibile), ribaltarsi sul gradino. Non proseguire quindi per il diedro di “Tramonto…” ma seguire la larga fessura che, con andamento dx-sx, incide all’incirca orizzontalmente il muro rossastro di sx. Superarla con arrampicata atletica (6A+) fino a giungere ad alcuni gradini. Sosta con 2 fix collegati. Lunghezza magnifica.

aspittando mombran

Il posizionamento dell’unico fix della via sul primo tiro (ph.archivio Enrico)

L2-dalla sosta traversare con un difficile passo a dx puntando a delle lame, ben proteggibili, afferrare quindi la cornice e riportarsi a sx sulla verticale della sosta, con bella arrampicata vincere direttamente la parete soprastante giungendo sullo zoccolo (6A/6A+). Sosta da attrezzare. Lunghezza molto bella.

L3-superare facilmente lo zoccolo (passi di III) fino in centro parete. La parete è molto articolata, a partire dal suo centro si notano sulla dx tre evidenti diedri paralleli tra loro. Attrezzare una sosta sotto il primo che è quello di “Tramonto…” (per errore, causa assenza di schizzo del tracciato, siamo inizialmente saliti da qui trovando dopo circa 35m un chiodo argentato. Abbiamo dovuto quindi piantare un fix con maillon e calarci per ritornare alla sosta). Come indicazione generale nella parte alta la nostra via passa attraverso un diedro leggermente a banana, a sx del quale vi è una liscissima placca, prosegue poi verso una grande stele orizzontale che forma una sorta di balcone. Da questa va dritta per poi piegare a sx sul muro più rosso.

L4-salire obliquando a dx per delle lame (IV+/V) puntando al secondo diedro a dx, ampio e profondo e sovrastato da un bordo molto sporgente che lo rende quasi simile a un camino. Raggiungere il suo inizio in una nicchia, non seguirlo ma uscire a dx per una caratteristica strozzatura strapiombante (ottime possibilità di protezione su massi incastrati) ribaltandosi con difficoltà su un pulpito alla base di un diedro parallelo a quello principale. Superarlo con difficile arrampicata (6A+) fino a un ottimo terrazzino. Un fix di sosta da integrare con un friend. Lunghezza classica e bella.

L5-salire a sx del fix per una fessura rovescia e quindi direttamente per la placca-muro successiva con stupenda arrampicata su roccia lavorata (scarse possibilità di protezione) (6A/6A+) fino a raggiungere una zona più facile. Poco sopra a dx si nota un ottimo terrazzino sotto un diedro, alla base del quale c’è un chiodo; questo è di “Tramonto…”. Innalzarsi allora verso sx e traversare difficilmente per una cornice sotto un aggettante e sbilanciante muro fino ad afferrare, oltre lo spigolo, la fessura del diedro a banana. Innalzarsi con difficile arrampicata in fessura, all’inizio stretta e poi più larga, proteggersi allora con un 1 BD e traversare sul muro a sx afferrando dapprima una lama rovescia e successivamente, aiutandosi con una tacca mediocre, delle protuberanze che permettono di ribaltarsi su dei gradini dove è posizionata la sosta (complessivamente 6B+, una caduta nell’uscita in sosta, improteggibile, è potenzialmente pericolosa). Sosta con 2 fix collegati. Lunghezza difficile.

L6-fare un passo in discesa è traversare quindi orizzontalmente a sx. Posizionare dapprima un microfriend e quindi un lametta molto corto, utilizzando una fessurina formata da uno scudo di placche giallastre dall’aspetto poco rassicurante (estrema cautela, tutto lo scudo suona a vuoto). Aiutandosi con il chiodo (passo di A1) afferrare il bordo dello spigolo e ribaltarsi sull’incastellatura di blocchi sorretti dall’enorme stele orizzontale, simile a un balcone, ben visibile dal basso. Innalzarsi quindi su dei gradoni puntando a una magnifica fessura-diedro. Seguirla con arrampicata difficile ed esposta (6B) (protezioni difficili da piazzare e mai troppo buone, possono tornare utili i chiodi) e al suo termine traversare a sx su un’ottima terrazza. Un fix di sosta (un solo fix causa esaurimento batteria). Lunghezza superlativa.

L7-traversare sulla terrazza coperta di mughi verso sx, tenendo i piedi sul gradino inferiore, e ribaltarsi su un gradone (piazzare un lamettta di protezione) incontrando quindi un nut incastrato. Questo è della via “Pensiero verde” che prosegue sul muro nero più o meno in direzione dritto-dx. Proseguire invece verso sx sulla parete rossa caratterizzata da una serie di gradoni verticali. Superare un difficile passo iniziale in spaccata (6A+). Proseguire quindi seguendo il naturale andamento verso sx della parete e superare le ultime divertenti e atletiche placche (V+) fino a raggiungere la cresta poco sotto il punto culminante. Lunghezza molto bella, in particolare la placca finale.

 Discesa: camminare in direzione della Mombran e del Passo delle Lose tenendosi più o meno in cresta. Scendere nel primo canale che si incontra anche se dall’alto sembra interrotto a metà da una fascia di placche. Abbassandosi sul lato sx idr. si trova facilmente il passaggio quasi camminabile sulle suddette placche che permette l’accesso alla parte bassa del canale. Scendere facilmente per sfasciumi fino nella conca sottostante. Qui due possibilità:

1-Non scendere a dx verso il lago ma proseguire dritti nel vallone di sx scendendo per pietraie e pascoli fino a raggiungere l’alpeggio Lavassè, vero gioiello di architettura alpina e le cui scritte incise nella pietra sono le testimonianze di un lontano passato.

Da qui purtroppo il sentiero è pressoché scomparso, passava a sx (faccia a valle) e con un ampio giro per evitare i salti inferiori si portava al Gias Nuovo sul grande pianoro. Scendere alla meglio tenendo tendenzialmente la sinistra. Dal pianoro riprendere il sentiero di Sea.

2-Tornare al lago e quindi al sentiero delle Lose che riporta sopra il Passo di Napoleone sul sentiero del Bivacco Fassero-Soardi. Soluzione un po’ più lunga come spostamento ma più agevole come camminata.

Attrezzatura: una serie completa di friend BD dallo 0.1 al 3 raddoppiando dallo  0.3 al 2, nut e una scelta di chiodi, in particolare molto utile un lametta corto per il tratto di A1.

In via non è rimasto nulla a parte il fix sul primo tiro e le soste di L1, L4, L5, L6.

 

UJA DI MOMBRAN – Parete Sud/Ovest

 

VIA DEL MONOCOLO” , 250m, TD, max 6B, 6A obb.

24-08-2014 Luca e Matteo ENRICO, Luca BRUNATI.

 ( informazioni dei primi salitori)

 

Avvicinamento: la parete è il bel triangolo ben visibile già dal bivacco Soardi e posto immediatamente a dx del Passo delle Lose. Tale parete mena direttamente in vetta alla Mombran. Se si pernotta al bivacco Soardi-Fassero (2.5 ore da Forno Alpi Graie) scendere brevemente, circa 5min, e quindi traversare ascendendo verso il sentiero del Passo delle Lose. Seguirlo per poi traversare verso l’evidente parete triangolare (1.5 ore circa dal bivacco).

 VIA DEL MONOCOLO

Note: la parete risultava essere ancora inviolata. La roccia è di ottima qualità, eccezionale sulle placche dove è lavoratissima. I tiri sono tutti divertenti, peccato solo che dopo il primo grande salto la parete perda un po’ di slancio e la via diventi abbastanza obbligata.Via comunque consigliabile, soprattutto se abbinata a una delle vie della E-S-E. Ambiente solitario e molto bello, la via arriva direttamente in punta da dove si gode un panorama grandioso.

Descrizione della via: la via attacca esattamente sulla verticale del grande diedro centrale (ometto sulla cengia alla base) che nella parte bassa non risulta ben definito. A dx si nota un altro diedro nerastro che delimita dei pilastri di roccia giallo rossa incisi da belle fessure.

L1-salire una bella e appoggiata placca che dopo pochi metri porta a una cengia alla base della parete (ometto). Salire direttamente superando poi sempre un po’ verso sx una serie di piccoli tetti. Seguire tutto il naturale andamento della roccia tornando quindi verso dx per superare poi un ultimo tratto verticale. Sostare su un ottimo terrazzino erboso alla base del diedro che qui si fa ben marcato. Roccia incredibilmente magnifica (V). Quasi 60m. Sosta da attrezzare (utili 2 lametta).

L2-salire direttamente nel diedro seguendone tutta la fessura di fondo e sfruttando gli appoggi della placca di sx. La difficoltà aumenta man mano che si sale (6A), con magnifica arrampicata giungere sotto a un tetto formato da un grande blocco, piazzare uno 0.75 BD e traversare a sx sulla stupenda placca grigio-nera, innalzarsi con passi delicati (6B) fino a riuscire a piazzare una protezione sulla faccia di sx del tetto (0.5 BD), seguire quindi ancora la placca con arrampicata meno sostenuta fino a un gradino sotto una lama giallastra. Vincere il muretto salendo sulla lama e ribaltarsi su un buon terrazzino. Non sostare ma proseguire ora più facilmente fino al termine del diedro, uscendo alla sommità del primo salto. Sostare su un terrazzino erboso a sx, alla base di una bellissima placca molto lavorata. Sosta da attrezzare (utili microfriend e/o chiodi a U). Tiro di quasi 60m. Lunghezza magnifica.

Vai del monocolo

L3-superare la facile ma stupenda placca (III+) fin contro al soprastante torrione, caratterizzato nel suo centro da un “naso”. La via sta a sx del suddetto “naso”. Superare una lama fessurata (IV+/V) fin dove la fessura diventa cieca, salire allora direttamente sul muro ribaltandosi su un ottimo terrazzino (V). Sosta da attrezzare. Tiro di quasi 60m. Lunghezza classica e bella.

L4-uscire facilmente sul secondo risalto e in breve giungere a una grande terrazza erbosa, esattamente sotto il grande tetto finale. La via supera il pilastro di sx del tetto.

L5-Portarsi sulla verticale del pilastro di sx. Superare dei primi gradoni facili che adducono a un risalto bianco-giallo strapiombante. Superare il risalto sullo spigolo di sx con magnifica arrampicata su ghiandoni (V), traversare quindi verso una placca giallastra compattissima, superarla sulla sx e afferrare una fessura lama ascendente da sx a dx. Seguirla tutta fin sotto a dei piccoli tetti, alla base dell’incastellatura terminale. Superare direttamente i suddetti piccoli tetti su roccia rossa (6A) uscendo alla fine delle difficoltà, in cima al triangolo. Sosta da attrezzare. Tiro di quasi 60m. In breve per gradoni portarsi all’ometto di vetta. Lunghezza spettacolare

Discesa: scendere a sx (faccia a monte) sulla facile cresta che porta al Passo delle Lose e da questo in breve all’attacco.

Attrezzatura: una serie completa di friends BD dallo 0.1 al 3 raddoppiando dallo  0.3 al 0.75, nuts e una scelta di chiodi. In via non è rimasto nulla.

 

 

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