La “voce” del Massiet

Sea non è il luogo ideale per udire delle voci umane. L’eco delle grida che gli scalatori si scambiano in parete, alle rispettive estremità della cordata,  s’infila nei meandri rocciosi per poi dissolversi nel vento. Da millenni la vera voce del Massiet è quella dell’acqua, l’unico elemento che con il suo scorrere inesorabile può aver davvero ragione delle dure rocce che fiancheggiano i versanti della montagna.

(Ph. M.Blatto)

(Ph. M.Blatto)

E’ un dialogo millenario quello dell’acqua con la roccia. La prima,  sotto forma di ghiaccio e con lo spessore di centinaia di metri, nel Quaternario  ha plasmato e scavato la dura pietra di origine ignea consegnandoci i tratti salienti del paesaggio che oggi ben conosciamo. Chi arriva al pianoro dell’alpeggio del Massiet non può che rimanere incantato alla vista della bella cascata che, con tre salti successivi, precipita dal fianco sinistro idrografico della valle convogliando le acque provenienti dall’alto bacino di Marmorand. D’inverno la cascata diviene un suggestivo castello di ghiaccio sorretto da colonne vitree che virano dal verde al blu, stimolando da sempre le velleità degli ice-climber più esigenti. Ma si tratta di una scultura effimera, destinata già verso la seconda metà dell’inverno a cedere alla forza vitale dell’acqua che riprende il suo spazio, quando il versante diviene maggiormente irradiato dal sole o quando il “marino” soffia con forza da sud-sudovest. E’ la “voce del Massiet” che si fa largo con forza, quasi a stuzzicare una primavera ancora lontana. Qualche tempo dopo l’acqua ha avuto finalmente la meglio,  e il fragore sordo dei pilastri di ghiaccio che fracassano sul fondo del vallone  è sovrastato solo dal rombo della valanga. Quando la ragion fisica prende il sopravvento, decine di metri cubi di neve scivolano dal vallone sospeso di Marmorand e con salto nel vuoto di oltre quaranta metri precipitano sul pianoro accarezzando quel vuoto che solo poche decine di giorni prima ospitava un altro “mostro” ghiacciato di Sea: la cascata di Gilgamesh.

La poderosa valanga primaverile di Marmorand, s'infrange sul pianoro del Massiet

La poderosa valanga primaverile di Marmorand, s’infrange sul pianoro del Massiet (ph.M.Blatto)

In tarda primavera l’area del Massiet è bellissima. Il sole colpisce ormai con decisione le pareti della sinistra idrografica: l’Eden di Sea, la Sfinge, la Bestia Nera, il Muro delle Gemme, lo Sperone dei Nomadi… Branchi di stambecchi maschi e adulti pasturano tranquillamente sul fondo del vallone, mentre le femmine, più prudenti, vigilano con attenzione sui giovani capretti ancora intimoriti dall’occasionale presenza umana.

Stambecchi maschi adulti, presso il "Mostro di Gilgamesh"

Stambecchi maschi adulti, presso il “Mostro di Gilgamesh” (ph.M Blatto)

La Cascata di Balma Massiet è al massimo della sua portata e le acque s’infrangono sulla parete annerita da millenni di scorrimento creando spruzzi e gorge fragorose. E’ questo il momento più bello per udire la “voce” di questo tratto del vallone, una voce che saluta l’estate imminente e che c’invita a salire nuovamente fin quassù, armati di corde, scarpette e moschettoni o meglio ancora di semplice e rinnovata curiosità. Del resto, l’essenza di questo luogo non risiede affatto nei noiosi discorsi sui gradi di difficoltà o nelle ancor più sterili dispute tra scalatori con più muscoli che cervello. Sta invece nell’eterna rivalità-amicizia tra acqua e roccia, elementi dell’origine del paesaggio, guardiani di un mondo incantato che ogni anno e in ogni stagione rinnova il miracoloso spettacolo della natura.

 

Un paio di proposte primaverili, a piedi e sulla roccia.

“Nel cuore della cascata del Massiet”
Questa breve salita con partenza nei pressi della passerella sul Torrente di Sea, permette di raggiungere la base del secondo salto della Cascata di Balma Massiet su una suggestiva terrazza sospesa sul pianoro. Si richiede una certa cautela data la ripidezza dell’accesso e la ristrettezza della cengia che, passando sotto la “Sfinge”, permette di guadagnare la base del salto.

Da Forno Alpi Graie salire fino al pianoro del Massiet utilizzando prima la strada di servizio dell’acquedotto (traffico vietato ai veicoli!) e poi il sentiero n° 308. Superare il circuito di massi detto “Polvere di stelle” e raggiungere quasi la sponda sinistra idrografica dello Stura di Sea, poco prima della passerella (ore 0,40 diff. E). La cascata del Massiet è ora ben visibile sulla destra. Abbandonare il sentiero e risalire la ripida conoide a destra, inizialmente su pietraia smossa (ometti), guadagnando poi il filo prativo a sinistra, ripido e abbastanza scivoloso. Salire per tracce di stambecchi al meglio verso la dirimpettaia parete della “Bestia Nera” che chiude in alto il conoide e dove si apre la stretta “Gola di Bocor”, difficile accesso al soprastante bacino di Marmorand.

La Gola di "Bocor"

La Gola di “Bocor” (ph. M.Blatto)

La "Sfinge" che pone i suoi enigmi allo scalatore troppo sicuro di sè... (ph. M.Blatto)

La “Sfinge” che pone i suoi enigmi allo scalatore troppo sicuro di sè…

A sinistra domina la tozza mole della “Sfinge” ai cui piedi si reperisce un stretta cengia, passaggio di camosci e stambecchi, che permette di raggiungere il terrazzo sospeso sul pianoro del Massiet (cautela) e quindi la suggestiva base del secondo salto della cascata (15 min. diff EE).

Il secondo salto della Cascata di Balma Massiet (ph. M.Blatto)

Il secondo salto della Cascata di Balma Massiet
(ph. M.Blatto)

 

La “Via dei nomadi”

cliccare per ingrandire

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La “Via dei nomadi” rappresenta la più facile possibilità di arrampicata nel vallone di Sea. Avvicinamento agevole  e non molto lungo, chiodatura pressoché integrale e doppie veloci ne fanno la tappa iniziatica ideale per chi voglia per la prima volta mettere le mani sulla roccia del vallone.

Come per l’accesso alla Cascata di Balma Massiet, abbandonare il sentiero poco prima della passerella su torrente e risalire la ripida conoide a destra, inizialmente su pietraia smossa (ometti) continuando diritti fino al terrazzo-cengia dove attacca la via (ometti alla base e spit visibili)

Prima salita: Isidoro Meneghin l’8 novembre del 1986
Materiale: la via è chiodata con fix da 10 mm e qualche chiodo. Soste attrezzate. Qualche friend piccolo utile ma non indispensabile.

 

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