Nosferatu, il principe della notte

“Io ora al sole non attribuisco più nessuna importanza, né alle scintillanti fontane che alla gioventù piacciono tanto. Io adoro solo l’oscurità e le ombre, dove posso essere solo coi miei pensieri”.

 E’ il 1979. Sul grande schermo esce “Nosferatu, il principe della notte” di Werner Herzog, remake del capolavoro diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, “Nosferatu il vampiro” del 1922. Il film è visionario e ricco di citazioni filosofiche, con atmosfere gotico-crepuscolari che rendono il personaggio del “Principe della Notte” (impersonato da uno strepitoso Klaus Kinski) fascinoso e insolito.
E’ una visione, questa, che non sfugge alla sensibilità di un altro “principe” che però, al contrario, ha trovato nelle solari rocce della Valle dell’Orco l’approdo utopicamente ideale del proprio viaggio “odisseico”. Ma la sua “Itaca” in quei giorni del 1979 è già lontana, e il “principe” – al tempo Gian Piero Motti – cerca come il Nosferatu di Herzog un luogo dove il fascino risieda nelle ombre e nella luce crepuscolare e non più nelle pareti al sole. Un luogo dove poter essere solo con i suoi pensieri. E Sea gli offre dimora e rifugio, rammentandogli le lunghe corse iniziatiche giovanili sulle montagne circostanti. Mentre crea con l’immaginazione un mondo roccioso che questa volta toccherà ad altri esplorare , decide di lasciare la sua “firma” solamente su un masso che, ombroso e solitario, emerge da una pietraia al cospetto delle grandi pareti.

Nosferatu, lato sud

Nosferatu, lato sud

Lo chiama “Nosferatu”, non a caso, e sale una fessura che ne incide il lato nordovest per tutta la sua lunghezza. Il grado è “solo” 6a ma da quel giorno quella spaccatura lineare diverrà nota come “Fessura Motti”. Altri scalatori negli anni ottanta si cimenteranno in top-rope sui difficili spigoli e sulle placche di Nosferatu, fino a quando Gian Carlo Grassi deciderà di piantare degli spit e di dare un nome a quelle linee. “Nosferatu vale bene una giornata di arrampicata”, scriverà Gian Carlo, facendo riferimento ai 180 metri totali di arrampicata realizzabili sul masso.

M. Blatto sulla Fessura Motti

M. Blatto sulla Fessura Motti

Ma la storia di Nosferatu non era affatto finita e nel 2005, nel corso di un restyling dei vecchi itinerari, M.Blatto e A.Galizia ne tracciano di nuovi riportando l’attenzione sul solitario ma appetibile “principe della notte di Sea”.
Oggi Nosferatu rappresenta ancora un buon motivo per saggiare lo gneiss che caratterizza il vallone di Sea, giocando con placche delicate e muri verticali e, non ultimo, con la fessura creata dal “Principe”. La scalata, valutando i gradi degli itinerari, è di media difficoltà, ma chi pensasse di avere qui vita facile commetterebbe un grave errore: la scalata non è per tutti e ogni passaggio bisogna conquistarselo davvero. Solo la facile fessura di “Baci e abbracci” offre una fortuita possibilità ai neofiti di provare a piazzare le protezioni. Per il resto, confidate ma diffidate… il “principe della notte” è pericolosamente ammaliatore.

M. Blatto su "Conoscere per comprendere"

M. Blatto su “Conoscere per comprendere”

Paolo Oddone su "A ciascuno le sue Gocce"

Paolo Oddone su “A ciascuno le sue Gocce”

M.Blatto su "Spit immobili"

M.Blatto su “Spit immobili”

Accesso: risalire il vallone lungo la strada di servizio dell’acquedotto, fino al guado sul torrente che si effettua al meglio nei periodi estivi (acqua in innalzamento il pomeriggio). Guadagnata la sponda opposta si nota un masso biancastro con la scritta di vernice rossa “Nosferatu”. Salire direttamente tra i blocchi di una pietraia abbandonando la sterrata che prosegue verso le vasche dell’acquedotto. Seguendo alcuni ometti, raggiungere la base del masso (ore 0, 30 da Forno Alpi Graie). Nosferatu ha un’altezza massima di 15 metri e sulla sommità sono attrezzate due soste di servizio per tutte le vie. Per le fessure occorrono friend fino al 2 bd. Bacheca alla base.

 

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