Il sentiero per Leitosa

Quando si nomina “Leitosa” ci si riferisce al “cuore nascosto di Sea”. “Leitosa” è un toponimo-oronimo identificativo del notevole gruppo roccioso che consta di tre cime (-Occidentale 2870 m, – Centrale 2833 m e Orientale 2826m), dei tre valloni che sul versante occidentale di questa montagna si affacciano sul vallone di Sea, e dei due Gias posti nei primi due bacini.

Stralcio della carta "Alte Valli di Lanzo" -Escursionista & Monti

Stralcio della carta “Alte Valli di Lanzo” -Escursionista & Monti

Leitousa” deriverebbe secondo gli abitanti di Forno Alpi Graie dalla produzione cospicua di latte che, fino alla fine degli anni ’50, caratterizzava gli alpeggi ivi circostanti. E’ noto però che fossero soprattutto le capre e le pecore a salire nei mesi estivi negli angusti pascoli sospesi dei valloni di Leitosa, e che il numero di mucche fosse tutto sommato limitato. Sempre secondo la tradizione locale tutta l’area sarebbe stata infestata dalle vipere nei mesi estivi, tanto che i frati di Campo della pietra avrebbero eletto Leitosa a territorio di caccia degli sfortunati rettili per carpirne il “prezioso” veleno. Adire il vero, percorrendo oggi questi selvaggi e freddi valloni gli incontri con le vipere sono assai più rari di quanto non lo siano nei dirimpettai valloni di Mombran e di Marmorand. La cima Occidentale di Leitosa, la maggiore delle tre, è raramente visitata dagli alpinisti, mentre un po’ più frequenti (ma sempre rare) risultano le visite escursionistiche sulla facile via normale della Leitosa Orientale, con accesso  dal Vallone di Trione. Dalle cime Centrale e Occidentale scendono in direzione ovest-nordovest due poderosi crestoni turriti a separare il primo ed il secondo vallone di Leitosa. La prima di queste dorsali è nota come “Cresta della Cittadella”, che termina con un elegante sperone di roccia sopra gli alp del Gias Leitosa prima, mentre la seconda cresta (Cresta di Leitosa ultima) termina con un poderoso torrione slanciato detto “Torrione del Gallo”, nei pressi del Gias Leitosa seconda.

La Cresta della Cittadella

La Cresta della Cittadella (ph. M.Blatto)

Il secondo vallone di Leitosa

Il secondo vallone di Leitosa (ph. M.Blatto)

Detta cresta origina anche un bacino sospeso a foggia di nicchia gigantesca che sovrasta le pareti e gli alpeggi del Massiet, mentre una terza cresta (Cresta di Lavenca) si stacca in direzione nordovest, ripida e irta di torri, dalla quota 2760 metri dell’anticima della Leitosa Occidentale. E’ questo il regno degli scalatori e degli alpinisti più esigenti, teatro di belle imprese di Gian Carlo Grassi e soci tra il 1988 e il 1989.

il terzo vallone di Leitosa

Il terzo vallone di Leitosa (ph. M.Blatto)

Il terzo vallone di Leitosa era un tempo raggiungibile da un sistema di cenge sospese con accesso dalla traccia che sale al Pas de l’oumlet (Passo dell’ometto) dall’Alpe di Sea, guadagnando così il piccolo ricovero per pastori oggi quasi del tutto diroccato. La spiccata morfologia glaciale dei tre valloni di Leitosa ci racconta la poderosa azione erosiva del ghiacciaio principale di Sea nel Quaternario. Il flusso che scavava profondamente le pareti del Massiet (questi segni sono ancora visibili soprattutto sulle Specchio di Iside) riceveva l’apporto di minor potenza degli apparati tributari di Leitosa. Dopo il ritiro dei ghiacciai alla fine del Pleistocene, risultò così un profondo gradino di valle a precipizio sul vuoto che rese i valloni di Leitosa delle “valli sospese”. Le morene wurmiane sono ancora riconoscibili nel secondo vallone, anche se colonizzate da ontani e in parte rimaneggiate da incisioni torrentizie. Contro la parete nord della Leitosa Occidentale, vi è ancora un residuo di ghiaccio nero ricoperto di detrito di falda, che secondo la tradizione sarebbe ciò che resta degli antichi apparati tributari. Da alcune stagioni quest’area è in realtà interessata da conoidi valanghive permanenti, parzialmente in fase di trasformazione in glacionevato. Il sentiero di accesso ai Gias della Leitosa inizia sul retro della “Torre dei frati” del Santuario di Nostra Signora di Loreto a Forno Alpi Graie (1319 m), una volta salita la ripida e breve scalinata dal piazzale di fronte alla chiesa ed usciti dal cancelletto della rete di recinzione del perimetro. Si sale ripidamente tra faggi secolari e si rimonta il roccione che sovrasta il santuario con suggestive vedute.

Il primo tratto di salita sopra il Santuario

Il primo tratto di salita sopra il Santuario (ph. M.Blatto)

La traccia diviene subito debole, contrassegnata da pochi bolli di vernice rossa e qualche ometto, risalendo in direzione est tra le betulle fino ad un ripiano caratterizzato da pietraie e rododendri. Si sale allora brevemente la pietraia in direzione ovest, guadagnando una traccia che sembrerebbe continuare in netta ascesa e in direzione est. Occorre invece andare a destra a mezzacosta, guadagnando un tratto malagevole con blocchi di crollo. Qui si scavalca il Torrente del Mulinello (1496 m), che d’inverno origina la cascata omonima contraddistinta a monte da una stretta forra.

La forra del Mulinello (ph. M.Blatto)

La forra del Mulinello (ph. M.Blatto)

Si prosegue in salita in direzione sud lungo una traccia poco visibile tra gli ontani, i maggiociondoli e le rade betulle, che diviene più evidente fino ai margini di un tratto franoso (Rouina nuà) che si attraversa con cautela per una ventina di metri.

Rouina nuà (ph. M.Blatto)

Rouina nuà (ph. M.Blatto)

Si riprende quindi a salire in direzione sud, paralleli al sentiero che sul fondo del vallone conduce a Balma Massiet, passando sotto alcune rocce sempre umide per lo stillicidio dell’acqua.

Il passaggio della "zona umida" (ph. M.Blatto)

Il passaggio della “zona umida” (ph. M.Blatto)

Si continua in zona più aperta in salita, su traccia poco marcata, raggiungendo una zona aperta sulle belle cenge che dominano le sottostanti “Porte di Sea”. Si guadagna il margine del canalone del valloncello del Ru, solitamente valanghivo in primavera, superando un brevissimo mauvais pas in una stretta cengia.

Il misterioso valloncello del Ru (ph. M.Blatto)

Il misterioso valloncello del Ru (ph. M.Blatto)

Si scende quindi con cautela sul fondo del canalone detritico dove un masso con due frecce di vernice rossa segnala le direzioni opposte: Forno Alpi Graie – Leitosa (1620 m). Il valloncello del Ru scenderebbe ripido lungo il letto di un torrente di fusione (d’estate in secca) direttamente sul fondo del vallone di Sea, raggiungendo il “Masso di Nosferatu” e quindi il guado sul torrente per le prese dell’acquedotto. Questa via è nota come “passaggio dei cacciatori” ed è da percorrere con estrema cautela soprattutto in discesa per via dei massi instabili e le sponde franose del letto del torrente. Un gigantesco masso sbarra a metà l’accesso del canale, ed obbliga a strisciare in uno stretto anfratto sul suo lato sinistro idrografico.Tornando al nostro percorso, dal masso con le frecce di vernice rossa si passa sulla sponda opposta del valloncello transitando sotto la “Parete del Nano”, per risalire poi decisamente su una cengia rampa con debole traccia tra gli ontani, fino ad uscire in una zona di terrazze rocciose dove si notano alcuni chiodi da mina che un tempo forse reggevano delle lastre di pietra per agevolare il passaggio delle vacche. Si sale fino a raggiungere il margine del primo vallone di Leitosa, con spettacolare vista sul fondo del vallone di Sea, sull’alpeggio del Massiet e sul vicino orrido in cui precipita la cascata detta “Sputa spettro Gully”.

L'ingresso nel primo vallone di Leitosa, in vista della "Cittadella" (ph. arch. M.Blatto)

L’ingresso nel primo vallone di Leitosa, in vista della “Cittadella” (ph. arch. M.Blatto)

Di qui la traccia si perde completamente e bisogna salire al meglio in direzione est nel vallone, scavalcando più volte il torrentello che lo incide. Si scorgono però ben presto le baite del Gias Leitosa prima (1875 m), addossate alle rocce.

Il gias Leitosa prima (ph. arch. M.Blatto)

Il gias Leitosa prima (ph. arch. M.Blatto)

Poco oltre in un’immensa pietraia, si ha la sorpresa di reperire una stupenda mulattiera lastricata ricavata con un ciclopico lavoro di posizionamento delle lose. La si percorre di nuovo camminando paralleli al fondo del vallone, passando proprio alla base dello sperone della Cresta della Cittadella dove, nei pressi di un masso tavolare, inizia la via “Cotta-Meneghin”. Si scende quindi lungo una traccia di sentiero oltre lo sperone della “Cittadella”, fino a un profondo canalone valanghivo dove si perde ogni traccia di passaggio. Si reperisce ancora una freccia di vernice che servirà eventualmente per portarsi sulla giusta via al ritorno, per poi risalire al meglio sulla sponda opposta tra un fitto bosco di ontani. Senza via obbligata si tiene in leggera ascesa la direzione sud-sudest, uscendo al centro del secondo vallone di Leitosa ed in vista del poderoso complesso roccioso della Cima occidentale di Leitosa (1920 m). Si scorge quindi il Gias Leitosa secondo, posto sullo zoccolo del bellissimo “Torrione del Gallo”.

In avvicinamento al Torrione del Gallo (ph. arch. M.Blatto)

In avvicinamento al Torrione del Gallo (ph. arch. M.Blatto)

Questo complicato e suggestivo percorso in uno degli angoli più selvaggi che le Valli di Lanzo possano offrire, sarà oggetto sabato 14 giugno di un intervento di ripristino e segnalazione concordato tra il Gruppo Rocciatori Val di Sea ed il Cai di Cuorgnè. Sono bene accetti tutti i volontari che abbiano un minimo di pratica con la sistemazione di sentieri.

Restate in contatto!

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6 thoughts on “Il sentiero per Leitosa

  1. Complimenti! Adesso con tutte le indicazioni del caso proverò ad addentrarmi…a proposito sapete se è ancora praticabile l’ago di cleopatra? Mi sembra di aver letto anni fa di un crollo.. comunque auguri per il gruppo del quale spero prima o poi di avere l’onore di farne parte ma mi mancano ancora un po’ di vie per arrivare a 10. Buone scalate a tutti nel magico mondo di Sea.

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